L'uomo dell'acqua

Per chi da anni si occupa di cibo e impatto ambientale, la notizia è triste davvero. Il 18 novembre è scomparso, molto prematuramente, il nostro uomo dell'acqua. Il professor Arjen Hoekstra, che nel 2002 ha introdotto il concetto di "impronta idrica" - insieme a Ashok Chapagain dell’Università di Twente, in Belgio - e poi ha fondato l'organizzazione internazionale "Water Footprint Network" che ha compilato un database globale dell'acqua relativo ai cibi. L'impronta idrica non si riferisce solo al totale di litri di acqua usati, ma anche al tempo ed al luogo del suo utilizzo e della eventuale restituzione all'ambiente. E' da quel calcolo che possiamo dire quanti litri d'acqua costa un chilo di carne. E' da quel calcolo che abbiamo potuto cominciare a parlare con forza dello spreco di questa preziosa e non inesauribile risorsa. Non possiamo che ringraziare lo studioso così visionario, e far tesoro del suo lavoro, diffondendolo.   ps    

30 novembre: la connessione inevitabile

Quale relazione c’è tra il riscaldamento climatico e ciò che mangiamo? E come possiamo agire in modo efficace, consapevole e responsabile, guardando al futuro del Pianeta e di chi – umani e animali – lo abita? Ne parleremo a Firenze sabato 30 novembre, alle 17, alla Sala dei Marmi del Parterre con Roberto Bennati – Vicepresidente LAV e Denise Filippin – Nutrizionista La diagnosi dell’emergenza climatica è conclamata, i dati scientifici sono inequivocabili e i sintomi sono sotto i nostri occhi, ora è il momento della “cura” per evitare conseguenze catastrofiche: nessuno può sentirsi escluso da questa responsabilità.  E’ trascorso meno di un mese dall’ultimo appello a gran voce, quello dei più di più di 11mila scienziati, provenienti da 153 paesi, che  hanno firmato una lettera aperta, pubblicata sulla rivista BioScience. Con il chiaro obiettivo di dichiarare che la comunità scientifica è pressoché unanime nell’affermare che i cambiamenti climatici sono una realtà e sono provocati principalmente dalle attività umane e impongono forti variazioni urgenti dei nostri stili di vita. L’inizio della comunicazione diffusa dagli undicimila è potente e deciso:  afferma che gli scienziati hanno l'obbligo morale di avvertire l'umanità di qualsiasi minaccia catastrofica e di "dire le cose come stanno”. E loro le dicono.  Delle 6 raccomandazioni degli studiosi - decisissimi a uscire dai laboratori per dare più forza al loro allarme, divulgandolo al massimo - la numero 4 parla delle fonti alimentari e spiega come sia necessario aumentare sensibilmente la quantità di cibi 100% vegetali consumati, diminuendo sostanzialmente gli alimenti di origine animale per far calare le emissioni di metano e altri gas serra e liberare così terreni in cui coltivare vegetali proteici destinati, invece che al mangime, direttamente alle persone. Nel corso dell’incontro, IL CIBO NEL PIATTO E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO organizzato da LAV Firenze, sarà facile comprendere meglio sia le motivazioni alla base di tanti appelli delle istituzioni internazionali al cambiamento alimentare che i modi per metterlo in atto in modo naturale ed equilibrato. Concluderà l'evento un AperiVeg a cura di Massimo Montanero. L'incontro è a ingresso libero, i posti sono limitati a 80: per prenotare invia una mail a lav.firenze@lav.it con intestazione '30 novembre'. ---- Roberto Bennati è Vicepresidente LAV, Responsabile dell’Area Animali negli allevamenti dell’associazione e membro del Board di Eurogroup For Animals Denise Filippin, Laureata in Scienze Biologiche, Master Universitario in Alimentazione e Dietetica Vegetariana, esercita la libera professione a Genova.

Latte: altro che mucche felici

Vacche da latte in agonia e lasciate morire, fosse comuni, condizioni igienico-sanitarie raccapriccianti con bovini malati, tra escrementi, infestati da vermi, e cisterne di raccolta del latte invase da blatte: accade nella civilissima Italia, non nel medioevo ma in questi giorni, nel cremonese. (Continua)

La verità, signori, sulle mucche da latte

In un mondo di pubblicità con le mucche felici, quelle che muggiscono di gioia passeggiando sui prati verdi, che regalano il latte come se fosse un gadget prodotto solo per nutrire grandi e piccini della specie umana, non può non causare un sobbalzo di stupore il video che promuove una nuova barretta al cioccolato 100% vegetale - a base di latte d'avena e cacao - immessa sul mercato dall'azienda Katjes. La novità, trasposta in grafica da Gerald Scarfe, disegnatore delle memorabili copertine degli album dei Pink Floyd, è l'evocazione - neanche troppo celata - dell'utilizzo delle mucche, tutt'altro che felici, come vere e proprie macchine da latte. Schierate come un esercito di fanti buttati alla guerra, eccole nel video - non esente al suo lancio da reazioni delle categorie commerciali coinvolte  - che vale davvero la pena vedere. La realtà degli allevamenti di bovine da latte - ingravidate artificialmente a ritmo continuo per 4 o 5 anni (poi eliminate per calo di produttività, contro un'estensione naturale della loro di vita di 20-25 anni), private subito del vitellino che succhierebbe il prezioso fluido corporale a lui destinato dalla natura, costrette a produrre fino a 60 litri di latte al giorno - è pressoché quella. E anche peggio, perché molto automatizzata e legata a macchine installate sulle 'macchine' a quattro zampe. Che però sono esseri senzienti, come noi, E allora ben venga, in un ambiente grafico surreale e di grande effetto, quello giusto per farsi ricordare e notare, il cioccolato “fresco e senza mucche” come si afferma nello spot, prezioso veicolo del messaggio che “ogni vita è preziosa, e le mucche non sono macchine per il latte, nemmeno per il cioccolato”. Grazie. Erano anni che vi aspettavamo, con la vostra verità sulle mucche da latte. paola segurini    

World Vegan Day: una ricorrenza sempre più importante

Il 1° novembre si è celebrato il World Vegan Day, una ricorrenza che assume sempre maggiore importanza in tutto il mondo. Chi ce lo dice? Ce lo dice The Fork, tra le principali app di prenotazione online di ristoranti, diffusissima, che ha deciso di approfondire il fenomeno Vegan con un sondaggio. In Europa, il nostro Paese ha registrato l'aumento più forte di prenotazioni presso i ristoranti che offrono anche piatti vegani e il maggior numero di ristoranti con opzioni vegane: il 22% dei ristoranti partner e prenotabili. Ce lo dice il rapporto di Rethinx,che spiega come le nuove tecnologie alimentari provocheranno il crollo dell’industria della carne e dei latticini entro il 2030. Ce lo conferma la sempre più ampia diffusione di Beyond Meat e prodotti simili.Come anche la scelta di Ikea (e non solo) di non inserire carne nel menu di Natale, ma una torta salata vegana. Ce lo dice Netflix, ormai irrinunciabile sistema di visione on-demand, che ha incluso The Game Changers, il fim che dimostra con con grande ricchezza di testimonianze e interviste come l’alimentazione 100% vegetale sia adatta anche a chi fa sport agonistico e ottima per tutti, tra le pellicole proposte agli abbonati. Ce lo dice l’attenzione su Greta e sulle istanze dei Fridays For Future, anche se il tema consumo carne è in sottofondo, ancora non ‘conclamato’ del tutto, comincia a emergere, in virtù (ahimè) della distruzione dell’Amazzonia. Un segno di pochi giorni fa si è avuto al Sinodo Amazzonico, quando durante una conferenza stampa, Karel Martinus Choennie, vescovo di Paramaribo, in Suriname ha dichiarato “Le foreste scompaiono perché il mondo ricco vuole mangiare carne”. Sono solo esempi fra i tanti che ci dicono che l’alimentazione Vegan sta uscendo sempre più dalla nebbia confusa e isolante della scelta individuale e sta entrando tra la folla. paola segurini    

Fois Gras vietato: New York sia d'esempio

Una data storica quella di ieri, 30 ottobre 2019, per i diritti degli animali. Il Consiglio Comunale di New York ha infatti votato e approvato il divieto di vendita e produzione di fois gras da alimentazione forzata (praticamente l’intera produzione).  La risoluzione è stata fortemente sostenuta, dalla sua presentazione a gennaio a ieri, dal gruppo ‘Voters for Animal Rights” in testa a una coalizione composta da oltre 50 altre organizzazioni no profit, tra cui Mercy for Animals, Peta, Humane Society US e Humane League. Dietro di loro la forza di centinaia di migliaia di attivisti. La crudeltà del Fois Gras è immensa e nota: l’oca viene alimentata con violenza fino a tre volte al giorno con un tubo di metallo inserito nell’esofago. Raggiunti i tre mesi, l’animale viene macellato per poterne prendere il fegato grassissimo e malato e ricavarne il ‘delizioso’ paté.  L’effetto del voto di ieri si vedrà concretamente nel 2022: le attività commerciali avranno infatti un periodo di tre anni per rimuovere il foie gras da listino e menu. Le sanzioni per chi trasgredirà andranno dai 500 ai 2.000 dollari e fino ad un anno di carcere. New York sia d’esempio. p.s.

Un dirompente cambiamento

In un rapporto intitolato "Rethinking Food and Agriculture 2020-2030", il Think Tank indipendente americano RethinkX spiega come le nuove tecnologie alimentari provocheranno il crollo dell’industria della carne e dei latticini entro il 2030. Entro il 2035, la domanda di questo genere di alimenti si sarà ridotta dall'80% al 90% e i volumi delle coltivazioni, come soia, mais ed erba medica, diminuiranno di più del 50% per il 2030. Per lo stesso anno, circa il 60% dei terreni utilizzati per allevamento, foraggi e mangimi sarà libero per altri usi. Lo studio spiega l’innovativo metodo della fermentazione di precisione (che consente di programmare i microrganismi per ottenere la produzione di molecole organiche complesse ed è già utilizzato per produrre le vitamine e tanti altri principi) e il modello di produzione definito Food-as-Software che stanno per rivoluzionare l'industria alimentare. Il principio portante è che invece di allevare un animale per scomporlo in pezzi e ricavarne prodotti alimentari, il cibo sarà costruito a livello molecolare secondo specifiche precise e un processo che va da piccolo a grande, non viceversa. Gli alimenti creati con il nuovo sistema avranno più benefici nutrizionali e presenteranno minori rischi per la salute in caso di patologie collegate al cibo, come quelle cardiache, l’obesità, il cancro e il diabete. Ciò rappresenterà anche un enorme risparmio in termini di costi sanitari. L'impatto sull'ambiente sarà del tutto diverso, RethinkX prevede che le emissioni di gas a effetto serra prodotte negli USA dagli animali allevati diminuiranno del 60 per cento entro il 2030. Entro il 2035, potrebbero scendere di quasi l'80%. I nuovi alimenti – o meglio, gli alimenti ricavati con questo metodo - si dimostreranno fino a 100 volte più efficienti in termini di utilizzo del suolo rispetto ai cibi di origine animale e richiederanno 10 volte in meno risorse idriche per la loro produzione. paola segurini    

Obiettivo FAO #FAMEZERO: con la scelta vegan si può

Quest’anno la FAO, nell’indire il tema della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, ha voluto condurre l’attenzione su come raggiungere l’obiettivo #FameZero non significhi soltanto combattere la fame, ma anche nutrire le persone in modo corretto e preservare il nostro pianeta. Oggi, oltre 672 milioni di adulti e 124 milioni di giovani tra i 5 e i 19 anni sono obesi, e oltre 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni sono in sovrappeso, mentre oltre 820 milioni di persone soffrono la fame. Gli alimenti nutrienti che costituiscono una dieta corretta non sono disponibili o accessibili per molte persone in tutto il mondo. Tra le indicazioni per iniziare a porre rimedio a questa situazione, diffuse per la ricorrenza, la FAO include l’aumento del consumo di frutta, verdura, legumi, noci e cereali integrali. Suggerisce anche di limitare il consumo di alimenti la cui produzione richiede un uso eccessivo di risorse naturali, come l’acqua, e di riflettere sull’impatto che il cibo che mangiamo ha sull’ambiente. Infatti, spiega l’opuscolo FAO per la giornata di quest'anno: i danni ambientali causati dal sistema alimentare potrebbero aumentare dal 50 al 90% nei Paesi a basso e medio reddito a causa del crescente consumo di alimenti trasformati e di carne. In termini di capacità di sostentamento, il 50% dei cereali e il 90% della soia prodotti a livello globale servono a nutrire gli animali degli allevamenti per ottenerne carne e latte; che con l’acqua che si consuma per avere un kg di carne di manzo (15.500 litri) potrebbero essere prodotti 4,5 kg di riso, quasi 12 kg di grano, 86 kg di pomodori, 52 litri di latte di soia e che la capacità di sfamare di un ettaro utilizzato per la produzione di uova, latte o carne è di 5-10 persone contro le 20-30 che mangerebbero con la stessa estensione di terreno coltivata con verdura, frutta, cereali o semi oleosi. Un importante e ampio studio dell’Università di Oxford  rileva che, solo per mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C, il cittadino mondiale medio dovrebbe mangiare il 75% in meno di manzo, il 90% in meno di maiale e metà del numero di uova, triplicare il consumo di legumi e quadruplicare i semi oleosi. Nei Paesi occidentali il consumo di carne bovina dovrebbe diminuire del 90% ed essere sostituito da cinque volte il quantitativo di legumi attualmente consumati. In termini di salute  dalle Linee guida pubblicate sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics (organo della Academy of Nutrition and Dietetics, la società scientifica più influente a livello mondiale nel campo della nutrizione umana) si evince ancora una volta come l'alimentazione a base vegetale, ben pianificata e bilanciata,  sia non solo possibile in tutte le età della vita, ma anche auspicabile, per i numerosi vantaggi che apporta, anche in termini di prevenzione di malattie. Ora più che mai, in risposta anche all’obiettivo #Famezero, appare necessario facilitare il percorso verso un’alimentazione veg sana e variata, un’alimentazione che non prevede alcuna coltivazione o produzione destinata a nutrire gli animali ma, al contrario, libera terreni per seminare vegetali proteici destinati direttamente alle persone  Gli alimenti contenenti proteine vegetali, infatti, sono migliori per l'ambiente e promuovono la sicurezza alimentare, liberando aree oggi utilizzate per coltivare mangimi destinati agli animali, costretti per tutta la loro esistenza in allevamenti intensivi nei quali “vivono” il tempo necessario per arrivare al giusto peso, o fino a quando sono efficienti come “macchine per il latte”, per poi essere macellati. È il caso delle mucche “da latte” che in natura vivrebbero fino a 40 anni, mentre in allevamento vengono avviate al macello dopo soli 7/8 anni, ormai usurate e meno produttive.  In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, LAV ha rinnovato a Governo e Parlamento le sue richieste, fortemente in linea con gli obbiettivi dichiarati dalla FAO per questa ricorrenza, di garantire un facile accesso a menu vegan bilanciati e vari anche fuori casa (ristorazione scolastica e pubblica) e di applicare misure di forte vantaggio fiscale per le proteine vegetali rispetto a quelle animali.

Zitti, per favore

Una ragazza di sedici anni che è più sotto pressione di quanto chiunque di noi possa probabilmente immaginare, insieme a un maiale che è ormai un mito. Greta ed Esther. Un’immagine di serenità ma colma di azione, di empatia, di futuro. Dietro a Greta c’è il vulcano di attenzione che la giovane svedese ha provocato sugli effetti del nostro camminare senza considerazione e in modo distruttivo sul Pianeta. Dietro ad Esther c’è la storia di tutti gli animali abusati e uccisi per la tavola, ma anche di quelli salvati, dell’intelligenza dei maiali e della loro gioia di vivere, non diversa da quella di tutti gli altri animali, come i due che si intravedono nella foto, il cane Phil e il tacchino Corno. Dietro a questa foto di gruppo c’è una sola missione, il lavoro di sensibilizzazione sulla necessità e sull’urgenza di cambiare rotta, per salvarli e per salvarci. La direzione? La scelta vegan. Ovvio. Tutto il resto: zitti per favore. paola segurini Foto: EsthertheWonderPig/Facebook

Emergenza clima: un disastro annunciato

La diagnosi dell’emergenza climatica è conclamata, ora è il momento della “cura” e nessuno può sentirsi escluso da questa responsabilità: ci aspettiamo che le politiche per il clima siano rigorose, tempestive e con una corsia preferenziale nell’agenda di Governo perché non c’è più tempo.   I dati scientifici sono inequivocabili e, sia a livello politico e collettivo che individuale, occorre modificare subito abitudini e scelte alimentari che per decenni hanno incentivato il consumo di carne, spacciandolo come benessere, che è tra i principali responsabili dell’impatto sul clima, con conseguenze drammatiche sugli animali allevati e mandati al macello.   I milioni di persone che hanno manifestato in tutto il Mondo hanno puntato l’obbiettivo sull’importanza dei prossimi giorni per il futuro del Pianeta: politiche ambientali, scienza, economia devono lavorare per un “bene comune”, e possono farlo lasciandosi guidare da scelte etiche, non dettate dai centri di potere che ancora oggi negano o minimizzano l’emergenza clima. I numeri che parlano da sole e le nostre richieste alle istituzioni: leggi il Comunicato Stampa LAV.

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