W le pesche

L’albero di pesco (Prunus Persica) ha una storia antica e affascinante. Originario della Cina, ha influenzato la cultura e l’arte di tutti i luoghi dove è stato progressivamente importato; dallo stesso paese d’origine, in cui rappresentava l’immortalità, all’Egitto, alla Persia, a tutti i paesi del Mediterraneo.   La medicina tradizionale, sia quella cinese sia quella antica occidentale, ha sempre riconosciuto molte proprietà alle pesche, che fossero depurative, digestive, vermifughe o addirittura utili per la circolazione o contro il mal di testa. Quel che è certo è che sono ricche di acqua e fibre, poco caloriche, prive di grassi: le pesche sono frutti indicati nelle diete ipocaloriche, sia per i valori nutrizionali sia per la capacità di saziare.   Posseggono inoltre proprietà antiossidanti, blandamente lassative grazie alla pectina, ma soprattutto diuretiche. Ma fate attenzione al nocciolo, che è tossico.    Fatevi stregare da un crumble friabile e tenero allo stesso tempo, un concentrato di dolcezza in armonia con il sapore fresco e cremoso delle pesche!   Dott. Michela Kuan

Celebriamo i 'latti' veg!

Oggi è la giornata mondiale delle alternative vegetali al latte #WorldPlantMilkDay, e noi siamo felici del successo che stanno ottenendo.  Cambiare menu, partendo anche dalle bevande, è un gesto fondamentale, così facendo pensiamo agli Animali (le vacche da latte sono sfruttatissime come macchine produttrici, usa e getta), al Pianeta (gli allevamenti intensivi sono tra i maggiori responsabili del consumo delle risorse, dell'inquinamento e dell'emissione di gas serra) e alla nostra salute (la scelta di un'alimentazione vegetale promuove la prevenzione da molte malattie). W i "latti" vegetali, così vari e buoni! 

Uova al fipronil? Vegan è la soluzione

Gia i primi giorni d'agosto, secondo le informazioni date dagli Stati membri ai servizi della Commissione, i Paesi che avevano ricevuto lotti provenienti dalle aziende coinvolte dalla contaminazione da fipronil, insetticida dannoso per l'uomo, utilizzato per i parassiti delle galline ovaiole,  si trattava di Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Austria, Irlanda, Polonia, Romania, Danimarca, Slovenia, Slovacchia, Lussemburgo, Hong Kong e Svizzera.  Erano state fermate per indagini 195 aziende in Olanda, 86 in Belgio, 5 in Francia e 4 in Germania, con un continuo balletto di cifre in merito al numero delle uova.   In Italia, dai riscontri incrociati, effettuati e comunicati dal Ministero della Salute, tra le liste di aziende coinvolte e di quelle che avevano spedito prodotti  nella penisola nei tre mesi precedentii, risultava da una segnalazione delle autorità francesi, pervenuta in data 8 agosto che una ditta di quel Paese avesse acquistato uova da uno degli allevamenti olandesi interessati e le avesse trasformate in ovoprodotti poi venduti  anche ad una nostra azienda, i cui articoli erano però stati ritirati prima della messa in commercio.    Il Ministero aveva annunciato un monitoraggio.   Oggi,  21 agosto vengono diffusi di dati del monitoraggio: due i campioni positivi al fipronil in Italia. Si tratta dell'esito delle prime analisi effettuate dagli Istituti zooprofilattici nazionali su 114 dei campioni raccolti nell'ambito dell'attività di monitoraggio per la ricerca di eventuali contaminazioni su uova, prodotti derivati e alimenti che li contengono.  Sono in corso ulteriori accertamenti in corso sui due positivi, per individuare le cause della contaminazione.   Ci preoccupiamo? Un modo per non preoccuparsì c'è: se si è fatta o si farà la scelta vegan, il problema (a livello individuale) della salubrità delle uova rispetto al fipronil sarà risolto.   Niente uova, niente insetticida nel piatto.   Rimangono però  l'enfasi e l'impegno quotidiano per la denuncia dello sfruttamento estremo delle galline ovaiole, utilizzate come macchine sfornatrici di un alimento che può essere oggi sostituito egregiamente in modo cruelty-free.   La strada è lunga, ma l'empatia è un sentimento forte che, nel tempo, trionferà, per le galline libere (e i loro pulcini).   paola segurini  

Earth Overshoot Day: il consumabile è già consumato

Quest'anno l'Earth Overshoot Day, il giorno in cui l'utilizzo di risorse naturali supera la quantità delle stesse che la Terra può rigenerare in 365 giorni, cade il 2 agosto. La ricorrenza si sposta ogni anno e, purtroppo, cade sempre più presto, perché l’utilizzo umano è sempre più elevato. Quest’anno, il 2 agosto, la popolazione mondiale ha già consumato tutto il consumabile. Nel 2015 il giorno era  il 13 agosto, mentre nel 2000 era stato a fine settembre. Secondo il Global Footprint Network, l’organizzazione di ricerca internazionale che ha dato avvio al metodo di misura dell’Impronta Ecologica per il calcolo del consumo di risorse, l’umanità sta usando la natura a un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla sua capacità di rigenerazione. È come se ci servissero 1,7 Pianeti  per soddisfare il nostro fabbisogno di risorse naturali. I costi di questo crescente squilibrio ecologico stanno diventando sempre più palesi nel mondo e si manifestano in termini di deforestazione, siccità, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera. E se non bastasse il nefasto indietreggiare di questa data, continuano ad arrivare notizie negative in tema di riscaldamento climatico.  Su Nature Climate Change è stato pubblicato uno studio che riporta le previsioni di un gruppo di esperti il 2100. Le conclusioni dell’analisi sono assai destabilizzanti. L’obiettivo della conferenza di Parigi del 2015 (non superare 1,5 gradi di aumento delle temperature)  ha l’infima probabilità dell’1% di essere raggiunto. L'ipotesi più realistica, in base alla ricerca in questione, è che l'aumento si attesti attorno ai 3,2 gradi.E lo scenario si pone come serissimo, come vediamo con il caldo torrido di questi giorni. Insomma, spendiamo più risorse di quelle che abbiamo e non riusciamo a fermare il riscaldamento globale, dove andremo a finire? E’ urgentissimo intraprendere azioni volte a spostare indietro la data (#movethedate) dell'Earth Overshoot Day, cominciando con il calcolare la nostra Impronta Ecologica per individuare le condotte dannose e orientarci verso azioni costanti che siano virtuose. E’ noto ormai come tra i comportamenti divoratori di risorse, l'alimentazione occupi un posto di tutto riguardo. Valutare il passaggio a uno stile di vita vegan è il passo da fare. Anche perché facendolo si possono ridurre le emissioni di un quantitativo che va dal 25% al 55%, rispetto al massimo del 35% a cui possono condurre altri cambi di alimentazione, tra cui l’opzione vegetariana, o la riduzione del consumo di carne rossa. Il nostro Pianeta è uno solo, sono le nostre possibilità di cambiare a essere molteplici, e la capacità di sfruttarle in tempi brevi, dirigendole verso scelte sostenibili a tavola, rappresenta la chiave per un futuro prosperoso e non catastrofico. paola segurini

Carnage: il mondo da carnista a vegano

Un interessante quanto ben documentato articolo del Corriere della Sera, trascina l'onda dell'entusiasmo per la diffusione del vegan lifestyle. Bene! Tra gli elementi citati, suscita grande interesse, nella sua diversità, una fiction con fotogrammi tratti da servizi giornalistici. Carnage (La carneficina) è un  'mockumentary ', diffuso dalla BBC in primavera, ambientato in un utopico 2067 popolato di giovani illuminati e vegani, disgustati dall'idea che i nonni abbiano mai mangiato carne e bevuto latte. Guardando al passato bagno di sangue nei confronti degli animali, il documentario cerca  di rompere il tabù costituito dal parlare del tempo in cui mangiare gli animali era normale, mostrando anche compassione per chi lo faceva - povero nonno, mangiava manzo perché la società gli aveva  detto di farlo - visto che non conosceva le alternative. “We are not vegans; they are carnists…”, (Non siamo noi ad essere vegan, sono loro ad essere carnisti), questo concetto, espresso da un attivista durante un’intervista televisiva nel film, riassume il senso dell’opera. La narrazione di Simon Amstell smantella, utilizzando spezzoni di repertorio inseriti nella commedia, le motivazioni utilizzate più comunemente per giustificare l'alimentarsi di prodotti animali e spiega, in 65 minuti, la transizione della società dal carnismo al veganismo. Scorci delle condizioni abominevoli negli allevamenti, immagini delle inondazioni in Gran Bretagna e altro ricordano allo spettatore le motivazioni reali del film. Un panorama delle tematiche è riassunto qui. In breve, un film divertente - a tratti esilarante -  che però fa pensare e che può riuscire ad attivare, anche in virtù del suo elevato livello tecnico, l'accelerazione, necessaria oggi più che mai, verso un mondo vegano.  Mai dire mai! Anzi, per noi è sì. paola segurini

Brasile: 3 milioni di pasti vegan a scuola

In Brasile i tempi stanno cambiando, nel grande Paese della carne di manzo, della soia ad uso animale, della deforestazione, ci sono forti segnali positivi rispetto ad un trend avviato verso una maggiore sostenibilità. Tre città brasiliane collaborano infatti con Mercy For Animals, noprofit animalista americana, per servire fino a 5 milioni di pranzi scolastici vegan, con il il programma alimentare Alimentação Consciente Brasil  che verrà adottato dalle amministrazioni  di Várzea Grande, Cuiabá e Sao Gonçalo. Secondo MFA, questa iniziativa creerà 5 milioni di pasti vegani all'anno, in sostituzione di pasti  che conterrebbero cibi animali. E ciò significherà la somministrazione di circa 140.000 pasti 100% vegetali ogni settimana. A Cuiaba, capitale città principale del Mato Grosso, per esempio, l’amministrazione si impegna a servire solo cibi veg un giorno alla settimana in entrambe le scuole pubbliche e nei programmi di assistenza sociale ai cittadini. Questa scelta, in base alle stime di MFA, salverà la vita a 11.000 animali ogni anno. Ma non è tutto, in base alle inforamazioni di Foodnavigator-USA, il settore della produzione di alimenti vegan  in Brasile sta crescendo ad un ritmo del 40% l’anno. Grazie forse anche agli scandali che hanno coinvolto la JBS, la più grande azienda mondiale nel settore della carne, per un sistema di corruzione dei funzionari preposti al controllo e di adulterazione della carne venduta al pubblico. paola segurini

Torino: a scuola una volta al mese menu Vegan per tutti

Una volta al mese è meglio che niente? Consideriamolo un passo di  buona volontà, nel cammino verso lo sviluppo  - fin da piccoli -  di un comportamento alimentare consapevole  e sostenibile ed empatico anche con gli altri animali. Come da programma elettorale della sindaca Appendino. Una volta al mese, il secondo venerdì, ai venticinquemila bambini delle primarie di Torino, sarà servito un  pasto 100% vegetale (fatta salva la possibilità del parmigiano grattugiato …). Il menu - studiato con l’Associazione Cuochi di Torino, in base a due indagini di gradimento e agli incontri con le commissioni  mensa – è di tutto rispetto, dal punto di vista della tradizione mediterranea, senza intrusioni fusion o cibi ‘strani’ che possano scontentare genitori o bimbi. Penne al pomodoro, lenticchie in umido, insalata di carote, pane e ananas, in inverno. In primavera invece ci saranno riso e piselli, fagioli in insalata, insalata mista con carote e peperoni e mix di frutta di stagione, sono in programma a partire dal rientro post-vacanze estive. In sostanza, ringraziamo l'amministrazione comunale per l'inizio, auspicando che - in virtù anche del lavoro di diffida LAV (con conseguente vittoria) effettuato nella primavera 2016, quando abbiamo scoperto che per ottenere la mensa vegan nel capoluogo piemontese era ancora necessario presentare un certificato medico non previsto dalle Linee Guida Nazionali per la ristorazione scolastica – la scelta del menu (quasi) 100% vegetale una volta al mese sia solo la prima di una serie di buone e inderogabili pratiche alimentari nella scuola, e che il prossimo step sia averlo una volta la settimana. paola segurini

La bandiera Vegan: tutti sotto a lei?

E' stata lanciata recentemente, da un designer e attivista israeliano e da un team di grafici, la bandiera vegan. Si tratta di un vessillo in cui campeggia una grande V bianca (il colore simboleggia l'aria), che nasce da uno sfondo blu (l'acqua) ed è riempita a sua volta da un triangolo verde (la terra). Nel complesso il tutto risulta molto gradevole, piuttosto vivace e chiaro. L'iniziale si individua facilmente e il respiro è ampio. L'utilizzo è libero da parte di tutti. L'intento è stato  quello di fornire un'identificazione a chi ha scelto di essere non violento con gli animali e attento di conseguenza anche all'ambiente in cui tutti viviamo. Serviva una bandiera vegan? La risposta non è facile. Di certo fa piacere sapere di avere a disposizione un elemento caratterizzante che - ci auguriamo - avrà diffusione internazionale, come nell'intento dei creatori. E' vero tuttavia che le motivazioni che conducono le persone alla scelta vegan sono molteplici. Possono essere salutistiche o religiose, inclusive e non violente in modo generico o concentrate di più sulla liberazione degli animali e/o sull'antispecismo. Tutte queste identità sotto una bandiera?  Forse. O forse no. Stiamo a vedere. In ogni caso la bandiera è qui. paola segurini

Fiori e cannella per l'estate

L’estate profuma di spezie e fiori, quindi perché non unire le due cose e creare piatti ogni giorno nuovi e gustosi.  Frutta secca e spezie sono un ottimo trucco per diminuire l’apporto di sale e aumentare l’introito di proteine in modo da bilanciare i pasti ed evitare tremendi picchi di glicemia che ci rendono nervosi, affamati e fanno aumentare l’ago della bilancia. Come cereale, il riso diventa protagonista della nostra terra e di molti piatti, in particolare in questa ricetta diventa un morbido ripieno aromatizzato con erbe, privo di glutine e dove l’acqua contenuta e le vitamine svolgono un importante  ruolo di equilibrio nel nostro corpo.   Dott. Michela Kuan

Cagliari: nuovo passo avanti nella tutela dei bimbi vegan

L'alimentazione 100%vegetale, seguita a partire dalla nascita, non pregiudica la crescita e non è biasimevole. Un pronunciamento del Tribunale di Cagliari ha decretato che, se correttamente applicata secondo le indicazioni nutrizionali degli specialisti, la scelta vegan è adatta ai bimbi.  Noi lo sapevamo. Lo dice la letteratura scientifica. L'Academy of Nutrition and Dietetics conferma da oltre 15 anni che "[...] le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute [...] e sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale inclusa prima e seconda infanzia".  Tuttavia la vicenda che Vegolosi ci racconta qui viene ad essere un'ulteriore dimostrazione di come i professionisti della medicina pediatrica siano a volte frettolosi nell'attribuire sintomi generici alla scelta vegan che i genitori fanno per i loro figli. E sbagliano. E il Tribunale corregge la rotta, considerata l'evidenza. In sostanza siamo di fronte ad  un nuovo passo avanti nella tutela dei diritti dei vegani, ad una famiglia rasserenata, ad un bimbo che cresce ben. Un buon modo per iniziare luglio. Paola Segurini  

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