Doni dell'Indonesia

Di rientro da una splendida terra, non posso che portare tra i miei ricordi il profumo delle spezie e del riso che fluttua per le strade dell’Indonesia. Un Paese che ha fatto della soia una delle principali fonti di sostentamento nutrizionale, inserendo tofu, latte e tempeh nell’alimentazione quotidiana; ingredienti che vengono miscelati con piante dalle importanti proprietà come aglio, zenzero, cocco, cipolla, curcuma, alloro e peperoncino, creando un mix ottimo per la salute e un portento nel gusto. Non posso, però, non accennare all’enorme problema etico legato alla deforestazione di olio da palma in Indonesia, una piaga che arricchisce le tasche di pochi mettendo in ginocchio un intero Paese dove ogni giorno spariscono chilometri di giungla e tutto ciò che vive in essa. Simbolo di questo sterminio, gli oranghi, vittime che rimangono immobili in campi aridi e destinate ad estinguersi. Doveroso non finanziare, con i nostri acquisti, industrie che lavorano questo olio.   Qui la mia ricetta di sapore indonesiano!   Dott. Michela Kuan

Avanti tutta Cambiamenu

I primi di ottobre del 2009 abbiamo lanciato il nostro sito Cambiamenu.it, e iniziato la campagna di sensibilizzazione che ne porta il nome. In un panorama del tutto diverso da quello di oggi, eravamo speranzosi propagatori della scelta vegan. Oggi si vedono i risultati della semina antica, il paesaggio è cambiato e la vita rispettosa e consapevole di cui ci siamo fatti portavoce è diventata facile, diffusa & felice. Ce lo spiega questo articolo apparso su La Repubblica qualche giorno fa. Ce lo dice anche il fatto che la Costa Crociere proponga un menu vegan, o che la rivista Io e il mio bambino contempli, in un pezzo sullo svezzamento, anche quello vegano, intervistando Noemi, mamma, e il Dottor Luciano Proietti, pediatra. E il numero di pubblicazioni che troviamo in edicola, con una cascata di ricette, suggerimenti e interessanti interviste, come Vegan Italy, la neonata testata delle Edizioni Sonda. E ce lo dicono tanti altri avvenimenti. Avanti tutta, Cambiamenu, con la tua ricetta per non consumare il mondo. paola segurini

Alieni o dal futuro?

E' arrivato il grande giorno!! Il giorno della ‪#‎biblioveg‬! Venite a prendere in prestito i nostri meravigliosi libri umani. Sono uno più interessante dell'altro. Diversi, intriganti, simpatici e con storie bellissime..... Vi aspettiamo oggi alle 15.30 al Mercato Metropolitano di Milano. E' domani è il ‪#‎WorldVeganDay‬! Stay tuned! p.s.    

La zucca è uno scrigno

La zucca oltre ad essere bella, invitante e colorata, non è semplicemente buona da mangiare, ma ha molte proprietà nutritive, benefiche e terapeutiche.   Infatti, è ricca di carotenoidi e mucillagini - molto efficaci per il buon funzionamento dell’intestino, del sistema circolatorio e gli stati infiammatori - oltre a vitamina A, B e C, numerosi amminoacidi e diversi minerali (tra cui fosforo, il potassio, il ferro e il magnesio) e fibre che regolarizzano la digestione. I suoi semi contengono fitosteroli, melene e fitolecitina, mentre l’olio che vi si ricava è ricco di Omega 3 e vitamina E.   Inoltre numerosi studi clinici hanno dimostrato l’utilità di questo ortaggio per combattere il diabete, il sovrappeso (grazie all’elevatissimo contenuto in acqua, stimato intorno al 94,5%) e i disturbi del sistema urinario.   Ma c’è di più, è perfetta da utilizzare anche come cosmetico naturale anti-age, quindi largo alla zucca!! Eccovi una ricette piena di gusto..     Gnocchi di zucca con mandorle e salvia   350g di polpa di zucca 200g di patate  200g di farina integrale 20g di mandorle ridotte in farina Un pizzico di sale, noce moscata e pepe Olio  Un mazzetto di salvia   Cuocere la polpa della zucca in forno a 180° per 25’ circa. A parte lessare le patate e, una volta raffreddate, pelarle e schiacciarle insieme alla polpa della zucca, aggiungere nella ciotola la crema, la farina di mandorle, la noce moscata. Aggiungere, quindi, gradualmente la farina fino ad ottenere un impasto non appiccicoso ma morbido. Creare dei cilindri e tagliarli in piccoli pezzi uguali, farli scorrere sui rebbi della forchetta in modo da dare la tipica rigatura che cattura il sugo. Cuocerli in abbondante acqua salata, scolarli quando vengono a galla e tirarli in padella con olio, granella di mandorle, salvia e pepe.      Dott. Michela KUan

Cucinare rilassa

Queste giornate grigie fanno voglia di tornare alla sera al proprio nido per allontanare lo stress dei ritmi caotici che ci fanno rimbalzare tra mille impegni e liste infinite di cose da fare.     Plachiamo questa follia grazie a semplici e antichi gesti come impastare e cucinare lavorando ingredienti naturali come acqua e farina: il profumo del pane fatto in casa riempie le narici di “qualcosa di buono”, chiudendo nel cassetto, almeno fino al mattino seguente, i vorticosi pensieri.   Invece di prendere inutili e dannose pillole che sedano (ma solo apparentemente) o buttarsi davanti alla televisione, che in realtà eccita il cervello ulteriormente dandogli nuovi input, impariamo a ritagliarci i nostri spazi in compagnia delle persone più care o di un ottimo libro.   Oggi, vi propongo un fragrante strudel di verdure autunnali che può diventare un piatto unico accompagnato da verdure crude e croccanti o fungere da golosa merenda salata.   Dott. Michela Kuan

La Marcia deve continuare a tavola

Da vegano, c’è chi l’ha calcolato, potrei sgassare con un puzzolente Suv tutto il giorno, tutti i giorni, per tutta la vita. E causare, in questa maniera, meno aiuto all’innalzamento della temperatura terrestre, rispetto all’italiano medio. Che mangia 83 chili di carne, 25 di pesce e crostacei, oltre 220 uova, 55 litri di latte animale, ogni anno. Magari a chilometro zero. Ma che pesano di più sulle spalle della Terra rispetto ai miei vegetali. Non ho un Suv, anzi mi sposto da quindici anni in bicicletta a pedalata assistita fra i sette Colli di Roma, e quando proprio non posso farne a meno, circolo con il treno e ogni tanto con un auto a metano. Sono stato vegetariano per ventitre anni, ho fatto la scelta vegana negli ultimi dodici. Prima? Un “italiano medio”, con un impatto ambientale e sugli animali, nella media. Quella media che sta portando allo sfacelo il Pianeta... La nostra salute, quella degli ecosistemi, quella dei popoli del Sud del mondo depredati delle loro proteine vegetali per far ingrassare le bistecche made in Italy o in Germany, quella che continua a condannare a morte gli animali in numeri che vanno oltre ogni più fervida immaginazione. Fra vecchie crudeltà e nuove tecniche lava-coscienza come il bio. Perché il punto rimane chi o cosa continuiamo a consumare. Così, dovrebbe essere naturale per un ambientalista, più che naturale, essere vegano. Anzi dovrebbe ormai essere una condizione per poter continuare a definirsi così. Anche perché, e non è poco, dovremmo sempre tenere a mente una frase di Gandhi. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Non contenti, noi, di fare solo testimonianza. E volendo incidere non solo sui nostri personali consumi quotidiani ma con le grandi scelte economiche. Così domenica 29 novembre, in contemporanea a tante altre città del mondo, si marcerà anche a Roma per dire ai potenti della Terra, che si riuniranno dall’indomani a Parigi per il Vertice sul Clima, accordatevi per non far più salire la temperatura! E la marcia, alla quale parteciperanno sicuramente tante persone che si sentono ambientaliste, non può terminare con il concerto previsto ai Fori Imperiali. Deve continuare anche a tavola. Perché il clima lo cambia anche ognuno di noi. Con le sue scelte quotidiane che non sono solo quelle dell’automobile, del rubinetto dell’acqua sempre aperto o delle fonti energetiche rinnovabili.  Qualche dato? Il Rapporto FAO “Livestock’s long shadow” già nel 2006 ha indicato negli allevamenti la produzione del 18% di anidride carbonica, metano e ossido di azoto, valore revisionato successivamente dagli stessi autori fino al 50%. La deforestazione è intimamente collegata alla creazione di nuovi pascoli per l’industria degli hamburger “mordi e fuggi” in tutti i sensi. Il 26% delle terre libere dai ghiacci sulla Terra è occupato dalla produzione animale, il 33% dei terreni agricoli è occupato dalla coltivazione del foraggio per gli animali zootecnici, un terzo dei cereali raccolti sono impiegati negli allevamenti mentre già il 20% dei pascoli sono degradati e sterili per via dell’eccessivo sfruttamento, a riprova che estensivo o intensivo non cambia la sostanza, negli anni, dei risultati negativi. Di animali-macchine che consumano e fanno consumare, molto di più di quanto producano, vista anche la resa della trasformazione vegetale-animale (Il 90% della soia prodotta nel mondo viene destinata all’alimentazione animale, non ai vegani….) che porterebbe sul lastrico qualsiasi impresa davvero economica e non sovrassistita come avviene in Italia e nel resto d’Europa per l’industria dei prodotti animali. C’è poi chi ha calcolato che, se volessimo garantire carne e latte a tutti gli esseri umani sulla Terra, ai livelli dei nostri consumi nel Nord del Mondo, avremmo bisogni di altri quattro o cinque Pianeti Terra. Che al momento, non risultano disponibili…. Ma, si dirà, allora consumiamo prodotti a chilometri zero. Sì, giusto, ma se questi sono carne o latte, tutto il risparmiato in trasporti sarà ampiamente ripagato, in negativo, dall’allevamento stesso. Sostituire un chilo di carne a settimana, nulla, fa risparmiare trecento volte di più, in termini ambientali, della sostituzione di una lampadina da 60 watt. Un piatto di proteine vegetali impatta sui gas serra fino a 30 volte in meno rispetto ad uno di proteina animali.  Non basta? Lo studio australiano del 2010  “The future of animal farming” ha analizzato la carbon footprint e l’uso di energia dell’intero ciclo di produzione della carne rossa in due anni, concludendo che le attività di allevamento in quel Paese sono responsabili per circa il 70% delle emissioni di CO2 equivalenti del settore agricolo e dell’11% di tutte le emissioni di CO2 a livello nazionale. Negli Stati Uniti d’America il 70% degli antibiotici prodotti (13.100 tonnellate l’anno) viene usato per gli animali d’allevamento per prevenire e curare, come un tossicodipendente, il sistema di produzione che causa e facilita la propagazione di continue crisi sanitarie. La produzione di un chilo di carne bovina richiede un’occupazione di suolo 15 volte superiore alla produzione di un chilo di cereali e 70 volte superiore alla produzione di un chilo di ortaggi. Nel nostro piccolo invece, sostituendo un chilo di carne di manzo con proteine vegetali in una settimana (una!) risparmiamo 15.500 litri d’acqua, non mangiando un hamburger salviamo cinque metri quadrati di foresta. Il nostro vero e concreto “Protocollo di Kyoto”, e ora - speriamo – di Parigi con il Vertice #Cop21 - può e deve iniziare dalla nostra tavola. Amici ambientalisti, compagni vicini alla sofferenze degli umani del Sud del mondo, la ricetta c’è: cambiate menu anche voi! C’è più gusto, e coerenza, ad essere vegani.  Gianluca Felicetti Presidente LAV   Leggi anche qui

LAV in Marcia per il Clima

I cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza globale e locale: in pericolo c’è il futuro del Pianeta, di intere popolazioni umane e non umane. La XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) si terrà a Parigi, dal  30 novembre al 12 dicembre, con l'obiettivo di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le Nazioni. La COP21  sarà un momento fondamentale, in cui si definirà  un nuovo piano di riduzione delle emissioni globali di gas serra. Le resistenze sono molte, i poteri forti e le lobby condizionano i Governi, perciò non è scontato l’esito positivo, equo ed efficace che permetta davvero di raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. La società civile ha il dovere di far sentire la sua voce perché la Conferenza di Parigi apra un percorso concreto e condiviso da tutti i Paesi, nel quadro di una responsabilità comune e differenziata in rapporto al contributo storicamente dato alle emissioni di CO2. La LAV, con le tante e diversificate realtà aderenti alla Coalizione per il Clima parteciperà domenica  29 novembre alla Marcia Globale per il Clima, che si terrà a  Roma come in  tante altre capitali del pianeta. Il grande corteo partirà da Campo de Fiori  alle ore 14,00 per concludersi ai Fori Imperiali dove seguirà un concerto. La LAV prende parte e sostiene  a questa importante iniziativa per portare la voce degli animali nel dibattito sui cambiamenti climatici: troppo spesso ci si dimentica di quanto importante sia il contributo degli allevamenti all’inquinamento in genere e alle emissioni di gas serra in particolare.   Il sistema degli allevamenti è infatti responsabile:   ·        di una percentuale tra il 18% e il 51% (a seconda degli studi) delle emissioni di Gas Serra  imputabili alle attività umane   ·        del 65 % degli ossidi di azoto (dal letame) che hanno un potenziale climalterante 265 volte maggiore della CO2.   ·        del 37% del metano, in gran parte prodotto dal sistema digestivo dei ruminanti   ·        del 64 % dell’ammoniaca, che contribuisce significativamente alle piogge acide e all’eutrofizzazione.   Saremo presenti per rimarcare come sia necessario cambiare il modello di consumo alimentare abbandonando i prodotti di origine animale. Una simile scelta è fondamentale anche per contribuire a ridurre le emissioni di gas serra e per creare una nuova coscienza dando la possibilità a tutte le popolazioni di accedere al cibo salvaguardando il pianeta. Lo possono e devono fare i Governi alla Conferenza di Parigi, lo possiamo e dobbiamo fare tutti noi con le scelte quotidiane a casa nostra. Vieni anche tu alla Marcia per #cambiaremenu!   p. s.   Con noi Probios e Microbike Per saperne di più leggi qui

L’industria della carne teme l'accordo di Parigi

L’accordo globale sul clima, frutto delle lunghe giornate di discussione e confronto della COP 21, è stato redatto il 12 dicembre scorso, qui il testo definitivo.  Primo passo di una finalmente diffusa consapevolezza della gravità e dell’ineluttabilità – a scanso di provvedimenti urgenti – dei cambiamenti climatici, vede e l’impegno a contenere l’aumento delle temperature ben al di sotto dei + 2°C e più vicini a +1,5°C rispetto ai livelli per-industriali. Il documento  rappresenta  il punto di partenza dal quale gli Stati dovranno fabbricare strategie volte a evitare conseguenze inconvertibili. E fin qui ci siamo. La mancanza di sanzioni per gli Stati non virtuosi, il fatto che l’accordo sia un insieme di raccomandazioni agli Stati (alla cui discrezione ci si affida)  e la non evidenziazione – ma già si sapeva,  considerate la forza  e diffusione delle lobby legate alla produzione e al consumo di alimenti di origine animale – nel conto totale  delle emissioni di Gas Serra dell’elevatissimo contributo degli allevamenti e del loro indotto ci lasciano  piuttosto inquieti e delusi. Ma non siamo gli unici. Pur nella sua mitezza, il patto ha creato preoccupazione nel comparto globale della zootecnia. Ne dà notizia il sito Global Meat News, pubblicando un impensierito articolo che analizza le possibili conseguenza sul settore dell’intesa parigina. In particolare, il più alto rappresentante dell’International Meat Secretariat  afferma che i rappresentanti nazionali dell’industria zootecnica devono stringere legami stretti, tramite lobbying,  con i loro governi, per assicurarsi che il comparto non si trovi ad affrontare obiettivi non realistici. L’agricoltura, nella sua accezione di sistema produttivo alimentare, è stato l’unico settore ad essere menzionato in modo specifico nell’accordo finale di Parigi.  Nell’Articolo 2 del testo concordato, gli Stati hanno sottolineato l’importanza, come strategia di combattimento contro i cambiamenti climatici, dell’impegno  “sull’aumento della capacità di adattarsi agli impatti avversi del cambiamento climatico e sulla promozione di una resilienza climatica (°) e sullo sviluppo di basse emissioni di Gas Serra, in un modo che non minacci la produzione di cibo”.  [Art.2,(b)] Quest’ultima parte è il concetto che, riporta il Global Meat News, secondo  il Dr. Jonathan Scurlock -  principale consulente su energia e rinnovabili del National Farmers Union britannico  -  i produttori di carne  debbono sottolineare ai loro governi, se questi cercano di introdurre misure che rendano la loro industria non redditizia. Alexandre Meybeck, consulente principale della FAO in tema di agricoltura, ambiente e cambiamenti climatici,  sottolinea invece che il settore zootecnico potrà trovarsi a cercare approcci innovativi:  “parte dell’Accordo di Parigi comprende un riconoscimento della necessità di adottare stili di vita più sostenibili e di una produzione più sostenibile. Ci saranno probabilmente dei cambiamenti progressivi nei modelli di consumo e ciò può condurre all’apprezzamento dei prodotti dal valore aggiunto”. Quali saranno i ‘prodotti’ a valore aggiunto? Nell’articolo si parla anche di bovini geneticamente modificati per emettere minori quantità di metano… Non vogliamo, per ora, saperlo. Ci basta sapere che l’industria zootecnica è preoccupata a livello internazionale, anche da questo accordo pur non così stringente sul suo campo d’azione. Paola Segurini ______ (°) La resilienza climatica è la ricerca di riduzione del rischio e dei danni derivanti dagli impatti negativi (presenti e futuri) dei cambiamenti climatici in una maniera che sia efficace dal punto di vista socio-economico,  e richiede l’elaborazione di strategie nazionali e regionali di adattamento ai cambiamenti climatici, che portino allo sviluppo di piani d’azione efficaci.    

Auguri e tante lenticchie!

Protagoniste della tavola di capodanno, le lenticchie da sempre sono un alimento ben augurante, ma invece di fare la solita pentolata di legumi che rimane immancabilmente intonsa in un angolo, un’idea originale è creare un polpettone aromatizzandolo con erbe e noci servito in una crosta croccante.   Questi legumi hanno moltissime proprietà nutrizionali, tra cui la buona percentuale di ferro e l’elevato contenuto di fibre; inoltre, esse contribuiscono al corretto e regolare funzionamento dell'intestino e al controllo dei livelli di zuccheri e di colesterolo nel sangue.   Nel piatto che vi consiglio, la presenza delle lenticchie, unita alle noci e alle farine integrali, equilibra il piatto apportando il corretto introito di proteine e carboidrati a lento rilascio. Un piatto unico che può essere accompagnato da un’insalatina fresca e una gradevole salsa di frutta lasciando stupiti (e non in coma glicemico o per la pesantezza dei piatti) i nostri amici e parenti durante il cenone di Capodanno.   Ecco la ricetta e auguri a tutti!      

2016: un altro anno dei Vegani

2015: usciti dal nostro angolo, finalmente tra la ‘pazza folla’. Ecco, questa frase riassume un anno che ha visto il moltiplicarsi della conoscenza del significato del termine vegan, la diffusione sempre crescente dei cibi pronti e senza ingredienti animali (nella grande distribuzione e nella piccola), il proliferare di ricettari, tutti ricchi e bellissimi, l’aumento delle opzioni vegan nella ristorazione, il diffondersi della possibilità di fare colazione al bar o in pasticceria, grazie all’ormai spesso presente latte vegetale e ai cornetti cruelty free. E poi i festival, le kermesse estive e tutte le manifestazioni in cui si è parlato, mangiato, informato. E’ stato l’inizio della rottura dei pregiudizi? E’ il momento dell’apertura mentale e della consapevolezza? Speriamo vivamente di sì. Noi abbiamo operato con convinzione e intensità perché lo sia. In particolare, ci siamo impegnati con i nostri eventi a Milano, poco prima della conclusione di EXPO2015, in prossimità del World Vegan Day, per sensibilizzare su alcuni aspetti delle motivazioni della scelta vegan. Il potente monologo ‘La Carne è Debole’ (29 e 30 ottobre) del bravissimo Giuseppe Lanino, è stato la testa di ponte che portato in scena la durezza e l’impatto poliedrico degli allevamenti sugli animali, sull’ambiente e sulla nostra salute. La prima Biblioteca Vivente sul tema Vegan* (31 ottobre) ha rappresentato un passo innovativo e coinvolgente verso la rottura dei pregiudizi su chi ha deciso di essere empatico con tutti gli esseri senzienti. Attraverso l’interazione con i Libri Umani (che ringraziamo ancora per la disponibilità a mettersi in gioco), le persone hanno potuto conoscere le storie, le ragioni, i principi, ma soprattutto l’entusiasmo e la carica positiva di diversi tipi di Vegani. Ognuno con il suo individualissimo percorso, che l’ha condotto a trovarsi lì, quel giorno di ottobre al mercato di Porta Genova, a spiegare, testimoniare e interagire. E a tentare di scalfire – tramite la conoscenza diretta -  i pregiudizi cognitivi, vale a dire le deviazioni del processo del pensiero che portano a distorsioni, a un giudizio inesatto o a un comportamento illogico. Come quello degli animalisti o degli ambientalisti che mangiano carne e derivati animali, pur professando un generico ‘amore’ per gli animali e/o per l’ambiente. Il nostro lavoro è tutto volto a favorire - in chi ha una tendenza all’empatia con gli altri esseri - quello che Melanie Joy, psicologa e ideatrice del termine ‘carnismo’, nel suo ultimo video, definisce come fondamentale e importante cambio di paradigma: vedere la carne non come un alimento ma come un brandello di animale morto, ucciso per noi. Per poter acquisire questo nuovo sguardo, spiega Joy, dobbiamo uscire dalla nebbia condizionante in cui la società ci ha immerso. Quella nebbia che – in modo schizofrenico - giustifica il cibarsi di vitello,  ma non di cane o maiale o cavallo o coniglio, a seconda della cultura, quella che giustifica il mangiar animali come normale, naturale, necessario. E, addensata dalla forza dell’istituzionalizzazione di questa pratica e dalla tradizione, la nebbia offusca la strada alla consapevolezza e mantiene forti le dissonanze cognitive. Noi sappiamo che la carne è un animale morto, che carne significa vita in prigione e sofferenza, che la carne non può essere procurata senza ricorrere alla violenza, che ogni minuto nel mondo vengono uccisi 124.000 animali, dice la studiosa americana. Ma la maggior parte della gente non vuole saperlo, perché appunto, è condizionata dall’ideologia dominante, da comportamenti che le sono familiari, comodi. La consapevolezza, insiste Joy, è la luce che splende nella foschia e libera il naturale splendore della nostra empatia. La consapevolezza è la maggiore minaccia al carnismo, perché ci permette di effettuare scelte che riflettono i nostri veri sentimenti, invece che ciò che ci hanno propinato, condizionandoci: la storia insegna che la consapevolezza (frutto di informazione e libere scelte) apre la porta alle trasformazioni sociali. E, per tornare al titolo di questo pezzo, il movimento vegan è uno dei movimenti di giustizia sociale che sta crescendo più in fretta, oggi. Che bella cosa. Che grande emozione! Continuiamo così! Noi in LAV ce la mettiamo tutta. Il 2016 sarà un altro anno bellissimo, è anche l'Anno dei Legumi (FAO). Auguri e Ad Maiora!                                                   paola segurini *nella foto, il logo della Biblioteca Vivente Vegan, elaborato da ABCittà  

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