Su Internazionale: la compassione dei veg

L'inchiesta sul numero 1026 di Internazionale (qui in formato PDF), firmata dall'indiano Kapil Komireddi, è una lettura interessante e ricca, che ci presenta una panoramica storico-etica dei presupposti del non mangiare animali.  Il giornalista si sofferma anche su alcuni aspetti fondamentali della 'schizofrenia' dell'uomo contemporaneo e spiega: 'oggi nessuno ha bisogno di mangiare la carne, indossare una pelliccia o usare prodotti di origine animale per sopravvivere. Trattiamo in questo modo gli animali perché possiamo permettercelo'. I progressi tecnologici della nostra epoca “hanno confermato il dominio umano sul mondo naturale come non era mai accaduto finora. Gli esseri umani hanno sempre mostrato un’immensa capacità di distruzione, ma anche di moderazione e automiglioramento”. Pertanto, conclude Komireddi, dovremmo sforzarci di temperare il nostro dominio, nella speranza che, diventando sensibile alle sofferenze degli esseri su cui ha potere di vita e di morte, l’umanità possa sfuggire alla sua primordiale propensione alla violenza. Di grande valore, per capire come ragiona la maggior parte della società, l'articolata riflessione sulle celebrazioni (2004) del centenario della nascita del Nobel per la letteratura  Isaac Bashevis Singer e sulle sue inconfutabili interpretazioni su natura umana, Olocausto e animali. Buona lettura! p.s.      

I cinque punti dello Scusariano

Vegano, Vegetariano o Scusariano? L'orientamento verso un'alimentazione che rispetti a 360° gli animali, il Pianeta - da tutte le parti si moltiplicano allarmi sulla necessità di cambiare modo di nutrirsi per salvare la Terra e lasciarla almeno vivibile alle nuove generzioni -  e anche la nostra salute sembra un un percorso complicato e ostico. Ma siamo noi a renderlo così. Con le nostre Scuse. Siamo proprio degli Scusariani di natura. Ecco un piccolissimo elenco delle paure principali che attanagliano le persone quando pensano ad un pasto totalmente vegetale e le scuse che molti accampano con se stessi e con gli altri, in sostanza, lo Scusariano in pillole. 1. ‘Non mi sazierò, perché senza carne non si può, si rimane affamati e deboli’. 2. ‘Meglio mangiare ciò a cui sono abituato e nel modo a cui sono abituato, come lo fa la mamma.' 3. ‘I piatti veg sono noiosi, insapori. Solo erba…’ 4. ‘Questo/a qui cerca di cambiarmi.. Eh no eh!’ 5. ‘E se poi mi piace? E se divento anche io Veg? Oddio no, troppo complicato. Che strizza, meglio non provare neanche'' Scuse che non tengono. E per questo, fortunatamente, il numero di coloro che si avvicinano ad un’alimentazione senza crudeltà e sostenibile è sempre più elevato. Scusariano medita. Tutte le informazioni per vincere le scuse su www.cambiamenu.it

Cambiare abitudini alimentari per salvarci e salvare

Una moda? O uno stile di vita che esce dalla nicchia in cui era rinchiuso e diventa una delle possibilità da scegliere per condurre un’esistenza serena e sostenibile? Ci sono segnali crescenti che il 2014 potrebbe essere l'anno in cui il vegan lifestyle - spesso visto come appannaggio di hippies, attivisti animalisti e fanatici salutisti – diventerà un’opzione tra tante e per niente strana. E’ questo l’anno in cui la catena di supermercati tedesca ' Veganz - We Love Life'  - che offre oltre 6.000 prodotti vegan e nient’altro, aprirà la sua prima filiale nel Regno Unito, dopo le 7 in Germania, una a Vienna e una a Praga. Sarà questo l’anno in cui le persone comprenderanno meglio come sia sbagliato e nocivo sfruttare gli animali e come un’alimentazione su base vegetale sia davvero la più salutare e non abbia niente da invidiare, come gusto e ricchezza, alla cucina ‘solita’?  E i vip – per ora oltreoceano - seguiteranno ad annunciare la loro svolta, temporanea o totale? Come Bill Clinton e Al Gore, o Ellen DeGeneres - che ha organizzato il suo matrimonio vegan? Continueranno a crescere gli eventi, come i festival veg, in cui il cibo finisce a causa delle previsioni di afflusso al ribasso? Ci auguriamo di sì ovviamente. Ma ci andrebbe bene che le persone mutassero orientamento per timore. Come spiega benissimo Jan Jack in un articolo  apparso su ‘The Guardian’ nei giorni scorsi, la paura è un grande attivatore  della determinazione al cambiamento. Il giornalista porta l'esempio del fumo. Piano piano la gente sta smettendo di fumare e gli ex-fumatori guardano, con un quasi disgusto, a quelli che erano prima, a come era prima la società, in cui fumare era niente meno che una tradizione. L’atto aveva una sua simbologia, rituali e luoghi che sembravano immutabili. Eppure oggi per molti – e per tante situazioni sociali e pubbliche – fumare è diventato solo un atto nocivo e negativo, a cui è consigliabile rinunciare, per la propria salute e per la socialità. Si è trattato di una rivoluzione del comportamento, determinata dalla paura delle malattie. Facendo riferimento ai dati e alle rilevazioni effettuate per uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Nature, Jack si chiede se la preoccupazione per le catastrofi ‘naturali’ - causate dai cambiamenti climatici originati dal numero sempre maggiore di animali allevati per la carne e il latte – possa fungere da miccia per un sovvertimento delle abitudini alimentari diffuse, in vista della conservazione di uno stato di vivibilità del Pianeta, almeno per i nostri figli. Ma anche per noi, per non svegliarci un mattino travolti da un alluvione, o da una siccità mortale. Come sappiamo, se seguirà i tassi di crescita attuali,  la richiesta globale di carne passerà dalle 229 milioni di tonnellate del 2000 ai 465 milioni nel 2050. Non c’è spazio, non ci sono le condizioni per continuare così, con qualsiasi lente – etica, sociale, salutistica, economica - si osservi questo incremento pauroso. E quindi, nel 2014 comincerà a diffondersi sul serio, grazie all’ormai continuo martellamento – e ai ben visibili sovvertimenti climatici – degli scienziati, la consapevolezza dell’urgenza di una trasformazione del consumo a tavola? Noi, quelli che una volta erano considerati bizzarri pazzoidi, speriamo proprio di sì.  Paola Segurini 

Arriva l'uovo non uovo ma come l'uovo

Diventeremo 9,5 miliardi entro il 2050, e ogni anno consumiamo a livello globale più di 1000 miliardi di uova. Il problema è visibilissimo. Come mantenere questo ritmo di crescita e rispondere alla richiesta di uova? Josh Tetrik, CEO e fondatore della Hampton Creek Foods di San Francisco, è vegan, ma non è questo il punto della sua ricerca e della commercializzazione di uova-non-uova-ma-come-le-uova (perdonatemi la licenza di neologismo aggregato esplicativo). L’uovo richiede molta più energia per la sua produzione rispetto ai vegetali, fino a 20 volte. Per sostituirlo nelle sue varie funzioni HCF ha analizzate più di 1500 piante, tra cui sono state selezionate 11 'candidate' che hanno le funzioni specifiche di far coagulare, emulsionare o ossigenare, necessarie per sostituire tutti gli usi comuni delle uova in gastronomia Intervistato per Xconomy,  Tetrik spiega che i prodotti della sua azienda sono pensati come alternativa per tutti, e non devono assolutamente essere rinchiusi nell’etichetta ‘Vegan’. “Nessuno chiama l’hummus ‘vegan’, e neanche la mela viene definita ‘vegan’. E’ una mela e basta” dice  e continua “allo stesso modo le persone non amano la ‘uovità’ delle uova ma ciò che con esse si può fare. Non comprano la maionese perché amano le uova, ma perché a loro piace la maionese’. La filosofia della Hampton Creek Foods si muove perciò verso obiettivi di altissima diffusione con alimenti più economici delle uova o dei loro derivati, più sostenibili dal punto di vista ambientale, senza colesterolo e ugualmente appetibili e gustosi.  I prossimi prodotti ad essere lanciati saranno un preparato per biscotti e un sostitutivo delle uova strapazzare in grado di replicarne gusto e consistenza.  Tutto pensato non per i vegan, ma per chi, come il padre di Tetrik, non sa neanche pronunciare il termine correttamente, ma cerca cibi adatti al suo palato 'tradizionale'. Un buon inizio davvero! paola segurini (LAV settore Veg)

Stasera mangiamo messicano, cinese o Vegan?

La domanda di piatti senza ingredienti di origine animale sta crescendo sensibilmente, e questo lo vediamo tutti. In due modi diversi, spiega un articolo apparso di recente su Food Navigator – prestigiosa rivista americana del settore alimentare. Sempre più cibi di origine vegetale sono reperibili nei loro mercati ‘naturali’, vale a dire negli esercizi di vendita diretti al consumatore che ha scelto di essere consapevole, e di optare per uno stile di vita sostenibile e salutare. Fin qui nulla di strano. L’elemento interessante, è che i mercati tradizionali – vale a dire le grandi catene rivolte al consumatore non sensibile - vedono aumentare la richiesta di alimenti ‘senza carne’, che vanno a infilarsi in una categoria commerciale analoga a quella dei ricettati – i piatti pronti – italiani, o messicani, per esempio. E di conseguenza si aprono orizzonti sempre più ampi per la ristorazione senza crudeltà perché il consumatore la richiede. Vegan diventa quindi sinonimo di specialità gustosa e alternativa e non di sciapita ‘rinuncia’. Il trend USA pare essere ‘Stasera mangiamo italiano, messicano o vegan?’  Meditiamoci gente! :) Paola Segurini (LAV)

Sempre più veg: gli italiani cambiano menu

I dati del Rapporto Italia 2014, uscito nei giorni scorsi, ci conducono a rilevare con gioia il sensibile aumento di chi si orienta verso scelte alimentari di minor impatto verso gli animali e il Pianeta. Che bella cosa il cambiamento, la curiosità e la predisposizione al nuovo che apre alle possibilità di guardare e percorrere altre strade. Che bello veder modificare la mentalità e le abitudini delle persone in direzione delle idee per cui lavoriamo da tanto tempo. Che bello rendersi conto di quante persone raccolgono gli input delle nostre campagne, perché ne vedono il senso. L’apertura al cambiamento è la chiave per andare verso un futuro equo, sano, salvo. Per tramandare pratiche sostenibili e responsabili ai nostri figli. Una mentalità aperta è foriera di variazioni positive e costanti. Nell'insieme, la popolazione che opta per una tavola vegetariana e vegana è cresciuta di circa 1 punto percentuale, passando dal 6% del 2013 al 7,1% del 2014. Quasi un terzo di loro ha scelto questo genere di alimentazione per rispetto nei confronti degli animali (31%). Un quarto, perché fa bene alla salute (24,9%). Il 9% si muove in questa direzione per tutelare l’ambiente. Le nuove generazioni, figlie di sistemi informativi ampi e abituati all’approfondimento immediato delle istanze che li colpiscono – i ragazzi sono googlatori fin da piccoli - dimostrano di essere ben consapevoli di quali scelte siano più etiche e salutari. Il numero maggiore di quanti seguono un’alimentazione vegetariana o vegana si trova tra i più giovani (18-24 anni). Gli adulti dai 45 ai 64 anni si posizionano come secondo gruppo e i cittadini dai 25 ai 34 anni si piazzano terzi, nelle interviste alla base del Rapporto Eurispes. In sostanza, cifre che ci danno tanto ottimismo, e confermano la lungimiranza della nostra Mission! La sfida continua, dobbiamo condurre al cambiamento anche i cosiddetti dinosauri...cioè coloro che non sono per natura aperti a cambiare. Paola Segurini

Vegan e campioni olimpici: Alexey e Megan

Alexey Ivanovich Voevoda dal 17 febbraio è campione olimpico di bob a due ai Giochi di Sochi 2014. Questa è solo la più recente di una serie impressionante di vittorie. L'ucraino, che corre per la Russia,  è anche campione del mondo nella disciplina del braccio di ferro qui un video che rende l'idea! E non solo... Alexey è vegan. Non aggiungo altro. Bastano le immagini. In campo femminile,  l'argento olimpico senza mangiare carne, pesce - ma anche latte uova e qualsiasi derivato animale-  lo ha conquistato Megan Duhamel.  28 anni, canadese, da tre anni e mezzo e'vegan e, in coppia con Eric Radford, si e' piazzata seconda nel  pattinaggio di figura.  Alessandra Rotili, che collabora con le sue ricette al nostro Cambiamenu, è inviata dell'Ansa ai Giochi olimpici di Sochi, e l'ha intervistata. La pattinatrice risponde alla domanda sulla scelta alimentare con un semplice e chiaro  "E' una delle cose di cui vado piu' orgogliosa  e il mio obiettivo e'proseguire sulla strada vegan. La gente mi dice sempre che non potrebbe mai fare una scelta del genere, io spero che si siano resi conto, anche alla luce dei miei risultati, non e' poi cosi' difficile". Con i legumi fonte prediletta di proteine ("adoro i fagioli") e una gamma infinita di verdure, semi e frutta secca, l'atleta non si separa mai dal pane fatto in casa, dal burro di zucca, e dai biscotti fatti in casa. "La gente pensa che siamo degli hippy malnutriti - spiega Megan alla giornalista italiana - ma non e' cosi': io sono diventata piu' forte, in allenamento resisto meglio: e' migliorato il sonno e la mia pelle e' luminosissima. La mia non e' solo una scelta alimentare, ma di vita: una forma di rispetto verso il mondo". Non servono altre spiegazioni, basta la ricetta della Torta Camilla che ci ha mandato Alessandra da Sochi. Paola Segurini  

Colesterolo: fatti non parole

In base ad recente studio  apparso sull'European Journal of Clinical Nutrition,*  e evidenziato dal PCRM, chi segue un'alimentazione vegan dimostra livelli di colesterolo inferiori rispetto a chi consuma carne, pesce, latticini e/o uova.  I ricercatori hanno esaminato dati e campioni di sangue di  1.694 participanti allo studio dell'European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition-Oxford (EPIC). I partecipanti sono stati categorizzati come carnivori, pescivori, vegetariani e vegan. Chi seguiva un'alimentazione vegan, con un consumo maggiore di fibre, ha dimostrato di avere il minor livello di colesterolo di tutti i gruppi analizzati.   Una precedente analisi dell'EPIC aveva rilevato che vegan e vegetariani presentano il 32% di rischio in meno di ospedalizzazione e decesso da malattie cardiache.     * ] Bradbury KE, Crowe FL, Appleby PN, Schmidt JA, Travis RC, Key, TJ. Serum concentrations of cholesterol, apolipoprotein A-I and apolipoprotein B in a total of 1694 meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans. Eur J Clin Nutr. 2014;68:178-183

La paura dell'onnivoro

Dietro ad un atteggiamento critico o supercritico nei confronti dell’alimentazione vegan ci sono a volte motivazioni facilmente individuabili. Ecco un’analisi delle paure principali che attanagliano le persone onnivore – sensibili ai nostri argomenti - quando pensano ad un pasto totalmente vegetale.  ·        La prima in assoluto è la fifa di non saziarsi, di rimanere affamati, perché ‘senza carne non si può’.  ·        Poi c’è il timore delle ‘cose differenti’, in termini di cibo…. ‘meglio mangiare ciò che si conosce’. Che ci è familiare. ·        Un altro aspetto fondamentale è la convinzione che la gastronomia senza ingredienti animali sia noiosa, insapore, priva di attrattive per il palato. ·        Da non dimenticare, a livello psicologico ma inconscio, anche la reazione negativa che abbiamo di fronte a qualcuno (in questo caso chi propone un pranzo, o simili, vegan) che sembra stia cercando ‘di cambiarci’. ·        La preoccupazione che il cibo sia in effetti gustoso, che la carne o gli altri piatti non vegetali non ci facciano sentire la loro mancanza, che poi non sia così difficile cambiare menu. Insomma, che le scuse non tengano troppo a lungo! Infatti non tengono.  E per questo, fortunatamente, il numero di coloro che si avvicinano ed apprezzano i menu e i piatti vegan, e che – in base ad un loro percorso individuale – adottano un comportamento più rispettoso possibile di animale e Pianeta è sempre più elevato. Paola Segurini

Salute dei Veg: 1 scarso contro 250 che fa?

La pubblicazione, ripresa da molte testate, dei risultati di uno studio austriaco, secondo il quale i 'Vegetariani' godrebbero di minore salute degli onnivori, ci raggiunge in un momento in cui gli aspetti positivi dell’alimentazione a base vegetale continuano ad essere dimostrati e annunciati. Le limitazioni dell’analisi – e di conseguenza dei risultati - sono visibili e denunciate dagli stessi autori. Si tratta in primo luogo dell’esame di dati raccolti tra il marzo 2006 e il febbraio 2007 su 343 persone per gruppo di abitudine alimentare. In un ambiente, l’Austria, che certo non brilla per varietà e bilanciamento, rispetto alla nostra dieta mediterranea, di gastronomia veg.     ll gruppo dei ‘Vegetariani’ esaminato include solo lo 0,2% (rispetto al totale dei soggetti dello studio) di Vegani, lo 0,8% di Latto-Ovo-Vegetariani e l’1,2% di ‘Vegetariani’ che mangiano pesce, e che quindi non sono Vegetariani (né tantomeno Vegan). Si tratta inoltre di uno studio (limitazione evidenziata dagli autori stessi) trasversale,  quindi di una ricerca condotta in un determinato tempo, prendendo una porzione di popolazione (una sezione incrociata), senza valutare l’evoluzione o i precedenti.  Le abitudini alimentari sono state inoltre  misurate come variabile riportata e descritta dagli stessi  intervistati, senza che sia stata loro fornita una chiara definizione dei gruppi alimentari soggetto dell’indagine, che per altro denuncia la totale  mancanza di informazioni riguardanti i componenti nutrizionali della dieta dei soggetti esaminati (carboidrati, colesterolo, acidi grassi, ecc.).  In sostanza uno studio unico davvero per i suoi grossissimi limiti e ampiamente fuorviante, a cui è stata data una visibilità tale da farci sospettare che possa essere una reazione di chi vuole - per motivi legati anche ad interessi di settore - contrastare la sempre crescente consapevolezza della forza positiva – in termini salutistici, ambientali, etici e sociali – della scelta veg.   Uno ‘studio’ contro 250, che fa?  L’American Dietetic Association e i Dietitians of Canada  nel loro Position Paper stabiliscono che  “le diete totalmente vegetariane o vegane sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie”.(1)    Il documento diffonde un'ampia panoramica stilata sulla base di più di 250 lavori scientifici, pubblicati su riviste mediche internazionali.    Un esempio tra tutti: in base ad recente studio  apparso sull'European Journal of Clinical Nutrition (2), chi segue un'alimentazione vegan dimostra livelli di colesterolo inferiori rispetto a chi consuma carne, pesce, latticini e/o uova. Una precedente analisi  dell'EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) aveva rilevato che i vegan e vegetariani presentano il 32% di rischio in meno di ospedalizzazione e decesso da malattie cardiache.(3) Lo scoop facile attira, ma l'autorevolezza e la serietà vincono sempre. 250 a 1.   paola segurini        (1) J Am Diet Assoc. 2009; 109: 1266-1282 (traduzione italiana http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ada_2009.pdf (2)Bradbury KE, Crowe FL, Appleby PN, Schmidt JA, Travis RC, Key, TJ. Serum concentrations of cholesterol, apolipoprotein A-I and apolipoprotein B in a total of 1694 meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans. Eur J Clin Nutr. 2014;68:178-183. (3) Crowe F, Appleby PN, Travis RC, Key TJ. Risk of hospitalization or death from ischemic heart disease among British vegetarians and nonvegetarians: results from the EPIC-Oxford cohort study. Am J of Clin Nutr. Published ahead of print January 30, 2013    

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