Hamburger verdi: 90 per cento in meno di Gas Serra

Il granulare di soia è circa il 90 per cento più ‘verde’ della carne macinata, secondo un nuovo rapporto commissionato dalla German Vegetarian Society. Lo studio, effettuato dal Sustainable European Research Institute (SERI), con sede a Vienna, ha rilevato il danno significativamente inferiore in termini di gas serra emessi dalla coltivazione e produzione di proteine vegetali rispetto a quelle animali. Per produrre un chilogrammo di carne macinata (la base delle hamburger) si emettono 7.200 g di anidride carbonica nell'atmosfera. La stessa quantità di soia emette solo 350g di CO2. Il SERI ha analizzato otto alimenti a base di soia e ha preso in considerazione fattori come il consumo di acqua, il trasporto e l'uso di risorse rinnovabili/non rinnovabili. Secondo il responsabile della German Vegetarian Society, se ogni onnivoro tedesco sostituisse i 12kg di carne macinata che mangia un anno con un' alternativa vegetale il risparmio di CO2 sarebbe equivalente alle emissioni di 4-7 milioni di auto. Meditate gente meditate!

Una bistecca seppellirà il Pianeta?

  Siamo a un paio di giorni dal termine del 2011, momento in cui tradizionalmente di tirano le somme dell’anno passato e si ‘danno i numeri’ per il prossimo. Ecco, proprio i numeri sono quelli su cui si basano le previsioni di un rapporto FAO (World Livestock 2011: Livestock in Food Security ) reso noto a metà dicembre. Per il 2050, una popolazione mondiale in costante aumento arriverà a consumare due terzi di proteine animali in più di quanto non faccia oggi,. Si stima che il consumo di carne crescerà di circa il 73% entro il 2050, mentre l'utilizzo diprodotti caseari salirà del 58% rispetto ai livelli attuali. E non solo.  Dal 1967, la produzione globale di avicoli è aumentata di circa il 700%. Le uova hanno registrato un aumento del 350%, la carne di maiale del 290%, di pecora e di capra del 200%,di bovini e bufali del 180% e di latte  del 180%.   La domanda prevista per il futuro si potrà soddisfare solo allevando il doppio di polli & Co, l'80% in più di piccoli ruminanti, il 50% in più di bovini e il 40% in più di suini. Come si prevede di rispondere? Beh, 'con l’uso di sistemi d'allevamento intensivo su larga scala', afferma la FAO. Ma tali sistemi sono fonte di preoccupazione sia per il loro impatto ambientale, comel'inquinamento e lo sfruttamento  delle falde acquifere e l'emissione di gas serra, sia in quanto potenziali incubatori di malattie, segnala il rapporto, avvertendo che "una sfida inderogabile è quella di rendere la produzione zootecnica intensiva più sostenibile a livello ambientale". Siamo sicuri che sia proprio così? Che l’unica – difficilissima – soluzione sia quella di rispondere alla richiesta (proveniente per lo più dai Paesi in via di sviluppo o dai  ‘nuovi consumatori’ che stanno adottando il modello alimentare occidentale) rendendo meno impattante l'allevamento intensivo? Noi non ne siamo sicuri e qui su Vegabyte continueremo anche nel 2012 a sensibilizzare sullanecessità di diminuire al massimo il consumo di cibi di origine animale, altro che rendere la produzione zootecnica più sostenibile! Aspettatevi di tutto!!! paola

Auguri da Rudolph La Renna dal Naso Rosso

Cucina per tutti!

  La cucina priva di ingredienti animali ha la particolarità di essere la più universalmente accettabile dal punto di vista culturale e religioso. Preparando una cena o un buffet vegan siamo sicuri di non offendere nessun, e di permettere a tutti di apprezzare le nostre preparazioni. In un periodo in cui integrazione vuole e deve soppiantare la diversità, e dove  ‘cittadinanza’ di tutti  è un concetto da perseguire, verso un obiettivo di pari dignità umana, obiettivo che allarga la strada anche a un sempre più ampio riconoscimento dei diritti degli animali -  la cucina unisce, non divide. Ospiti multiculturali? Amici nuovi di cui non conoscete i gusti e le convinzioni? Via alla gastronomia del mondo, su base tutta vegetale. Successo garantito!  

Vegabyte, un titolo che racchiude un programma

  La rete è ormai, senza se e senza ma, il luogo principe della diffusione di notizie. E’ il posto in cui si stabiliscono relazioni sociali, in cui ci si informa, in cui si scava alla ricerca di ciò che fa per noi. Negli ultimi 10 anni la sensibilizzazione sui diritti degli animali, sull’impatto ambientale dell’alimentazione, sulla nostra salute e sull’essere vegetariani e vegan è corsa lungo i fili delle linee ADSL, delle chiavette, del WIFI, con sempre maggiore densità ed efficacia. Possiamo dirlo: ‘il web è indispensabile’ per raggiungere i nostri obiettivi, elevati e ambiziosi, in cui noi della LAV crediamo con forza sempre più grande. E così abbiamo creato uno strumento che utilizza tanti dei dispositivi che Internet ci offre, e l’abbiamo chiamato Vegabyte, per sintetizzare lo scopo (parlare di stile di vita vegan) e il mezzo (la trasmissione di byte sulla rete). Lo spazio è grande, i temi tanti….& anche il dialogo con i visitatori avrà la sua parte. Si parte! Intanto…buone feste veg da Vegabyte! paola  

Cenone, il menu verde della LAV... per non restare 'al verde'

  Un cenone di Natale “sostenibile” per le nostre tasche, per gli animali e l’ambiente, ma anche a tutto vantaggio della nostra salute. Un menu gustoso e salutare, realizzato senza sacrificare animali, può essere portato in tavola al costo di circa 50 euro (costo complessivo per 4 persone) mentre anche il più semplice dei menu (per 4 persone) a base di carne o pesce raggiunge facilmente i 100 euro. Un menu ‘verde’ per non restare al verde a causa del cenone di Natale. Un invito pensare ai nostri pranzi e alle nostre cene in modo davvero responsabile, senza lasciarci condizionare da quegli eccessi culinari a base di carne e pesce che proprio durante le festività spesso subiscono rincari vertiginosi. Una scelta a tutto beneficio della nostra salute e degli animali che avremo contribuito a non uccidere. Ogni anno, infatti, oltre alle altre carni, nei piatti degli italiani finiscono milioni di agnelli e capretti: più di 6 milioni quelli macellati nel solo 2009, con un triste primato nel periodo natalizio, per un consumo pro capite annuo di 1,4 kg (fonte: elaborazione LAV su dati Istat). Il bilancio delle macellazioni ovicaprine nel primo semestre 2011, secondo i dati pubblicati dall’Istat, ha interessato 2.446.620 n.capi (di cui oltre 125 mila caprini), equivalenti ad un totale di 22.444 tonnellate di carne. Il segmento degli agnelli ha rappresentato oltre il 64,7% di carne prodotta, mentre l’incidenza di pecore e agnelloni è risultata pari rispettivamente al 24,3% e al 10,8%. Rispetto all’anno precedente si rileva una flessione dell’attività sia in termini di capi macellati sia di carne prodotta (rispettivamente - 2% e -4%), segno che la sensibilità degli italiani verso questi animali sta maturando. Secondo l'Istituto di ricerche economiche per la pesca e l'acquacoltura, nel 2010 in Italia sono state commercializzate 900 mila tonnellate di pesce. Di queste 231 mila sono state pescate nel nostro mare. Tutto il resto viene importato dall'estero, con scarsa qualità e senza tracciabilità del prodotto.  Questi dati che non lasciano dubbi sull’alta probabilità che hanno i consumatori di portare in tavola pesce pescato all’estero.  Il reale rispetto della tradizione deve essere un richiamo alla semplicità dei prodotti della terra e al rispetto verso tutti i viventi, senza lasciarci condizionare da discutibili scelte consumistiche che possono creare problemi alla nostra salute e ai bilanci familiari. Portare a tavola legumi, cereali, frutta e verdura fresca di stagione è la ricetta giusta per ogni festa, per ogni stagione e per tutte le tasche, ma anche una cura preventiva per la nostra salute. Ecco il menu dello Chef Giuseppe Capano  

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