I cinque punti dello Scusariano

Vegano, Vegetariano o Scusariano? L'orientamento verso un'alimentazione che rispetti a 360° gli animali, il Pianeta - da tutte le parti si moltiplicano allarmi sulla necessità di cambiare modo di nutrirsi per salvare la Terra e lasciarla almeno vivibile alle nuove generzioni -  e anche la nostra salute sembra un un percorso complicato e ostico. Ma siamo noi a renderlo così. Con le nostre Scuse. Siamo proprio degli Scusariani di natura. Ecco un piccolissimo elenco delle paure principali che attanagliano le persone quando pensano ad un pasto totalmente vegetale e le scuse che molti accampano con se stessi e con gli altri, in sostanza, lo Scusariano in pillole. 1. ‘Non mi sazierò, perché senza carne non si può, si rimane affamati e deboli’. 2. ‘Meglio mangiare ciò a cui sono abituato e nel modo a cui sono abituato, come lo fa la mamma.' 3. ‘I piatti veg sono noiosi, insapori. Solo erba…’ 4. ‘Questo/a qui cerca di cambiarmi.. Eh no eh!’ 5. ‘E se poi mi piace? E se divento anche io Veg? Oddio no, troppo complicato. Che strizza, meglio non provare neanche'' Scuse che non tengono. E per questo, fortunatamente, il numero di coloro che si avvicinano ad un’alimentazione senza crudeltà e sostenibile è sempre più elevato. Scusariano medita. Tutte le informazioni per vincere le scuse su www.cambiamenu.it

Cambiare abitudini alimentari per salvarci e salvare

Una moda? O uno stile di vita che esce dalla nicchia in cui era rinchiuso e diventa una delle possibilità da scegliere per condurre un’esistenza serena e sostenibile? Ci sono segnali crescenti che il 2014 potrebbe essere l'anno in cui il vegan lifestyle - spesso visto come appannaggio di hippies, attivisti animalisti e fanatici salutisti – diventerà un’opzione tra tante e per niente strana. E’ questo l’anno in cui la catena di supermercati tedesca ' Veganz - We Love Life'  - che offre oltre 6.000 prodotti vegan e nient’altro, aprirà la sua prima filiale nel Regno Unito, dopo le 7 in Germania, una a Vienna e una a Praga. Sarà questo l’anno in cui le persone comprenderanno meglio come sia sbagliato e nocivo sfruttare gli animali e come un’alimentazione su base vegetale sia davvero la più salutare e non abbia niente da invidiare, come gusto e ricchezza, alla cucina ‘solita’?  E i vip – per ora oltreoceano - seguiteranno ad annunciare la loro svolta, temporanea o totale? Come Bill Clinton e Al Gore, o Ellen DeGeneres - che ha organizzato il suo matrimonio vegan? Continueranno a crescere gli eventi, come i festival veg, in cui il cibo finisce a causa delle previsioni di afflusso al ribasso? Ci auguriamo di sì ovviamente. Ma ci andrebbe bene che le persone mutassero orientamento per timore. Come spiega benissimo Jan Jack in un articolo  apparso su ‘The Guardian’ nei giorni scorsi, la paura è un grande attivatore  della determinazione al cambiamento. Il giornalista porta l'esempio del fumo. Piano piano la gente sta smettendo di fumare e gli ex-fumatori guardano, con un quasi disgusto, a quelli che erano prima, a come era prima la società, in cui fumare era niente meno che una tradizione. L’atto aveva una sua simbologia, rituali e luoghi che sembravano immutabili. Eppure oggi per molti – e per tante situazioni sociali e pubbliche – fumare è diventato solo un atto nocivo e negativo, a cui è consigliabile rinunciare, per la propria salute e per la socialità. Si è trattato di una rivoluzione del comportamento, determinata dalla paura delle malattie. Facendo riferimento ai dati e alle rilevazioni effettuate per uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Nature, Jack si chiede se la preoccupazione per le catastrofi ‘naturali’ - causate dai cambiamenti climatici originati dal numero sempre maggiore di animali allevati per la carne e il latte – possa fungere da miccia per un sovvertimento delle abitudini alimentari diffuse, in vista della conservazione di uno stato di vivibilità del Pianeta, almeno per i nostri figli. Ma anche per noi, per non svegliarci un mattino travolti da un alluvione, o da una siccità mortale. Come sappiamo, se seguirà i tassi di crescita attuali,  la richiesta globale di carne passerà dalle 229 milioni di tonnellate del 2000 ai 465 milioni nel 2050. Non c’è spazio, non ci sono le condizioni per continuare così, con qualsiasi lente – etica, sociale, salutistica, economica - si osservi questo incremento pauroso. E quindi, nel 2014 comincerà a diffondersi sul serio, grazie all’ormai continuo martellamento – e ai ben visibili sovvertimenti climatici – degli scienziati, la consapevolezza dell’urgenza di una trasformazione del consumo a tavola? Noi, quelli che una volta erano considerati bizzarri pazzoidi, speriamo proprio di sì.  Paola Segurini 

Arriva l'uovo non uovo ma come l'uovo

Diventeremo 9,5 miliardi entro il 2050, e ogni anno consumiamo a livello globale più di 1000 miliardi di uova. Il problema è visibilissimo. Come mantenere questo ritmo di crescita e rispondere alla richiesta di uova? Josh Tetrik, CEO e fondatore della Hampton Creek Foods di San Francisco, è vegan, ma non è questo il punto della sua ricerca e della commercializzazione di uova-non-uova-ma-come-le-uova (perdonatemi la licenza di neologismo aggregato esplicativo). L’uovo richiede molta più energia per la sua produzione rispetto ai vegetali, fino a 20 volte. Per sostituirlo nelle sue varie funzioni HCF ha analizzate più di 1500 piante, tra cui sono state selezionate 11 'candidate' che hanno le funzioni specifiche di far coagulare, emulsionare o ossigenare, necessarie per sostituire tutti gli usi comuni delle uova in gastronomia Intervistato per Xconomy,  Tetrik spiega che i prodotti della sua azienda sono pensati come alternativa per tutti, e non devono assolutamente essere rinchiusi nell’etichetta ‘Vegan’. “Nessuno chiama l’hummus ‘vegan’, e neanche la mela viene definita ‘vegan’. E’ una mela e basta” dice  e continua “allo stesso modo le persone non amano la ‘uovità’ delle uova ma ciò che con esse si può fare. Non comprano la maionese perché amano le uova, ma perché a loro piace la maionese’. La filosofia della Hampton Creek Foods si muove perciò verso obiettivi di altissima diffusione con alimenti più economici delle uova o dei loro derivati, più sostenibili dal punto di vista ambientale, senza colesterolo e ugualmente appetibili e gustosi.  I prossimi prodotti ad essere lanciati saranno un preparato per biscotti e un sostitutivo delle uova strapazzare in grado di replicarne gusto e consistenza.  Tutto pensato non per i vegan, ma per chi, come il padre di Tetrik, non sa neanche pronunciare il termine correttamente, ma cerca cibi adatti al suo palato 'tradizionale'. Un buon inizio davvero! paola segurini (LAV settore Veg)

Stasera mangiamo messicano, cinese o Vegan?

La domanda di piatti senza ingredienti di origine animale sta crescendo sensibilmente, e questo lo vediamo tutti. In due modi diversi, spiega un articolo apparso di recente su Food Navigator – prestigiosa rivista americana del settore alimentare. Sempre più cibi di origine vegetale sono reperibili nei loro mercati ‘naturali’, vale a dire negli esercizi di vendita diretti al consumatore che ha scelto di essere consapevole, e di optare per uno stile di vita sostenibile e salutare. Fin qui nulla di strano. L’elemento interessante, è che i mercati tradizionali – vale a dire le grandi catene rivolte al consumatore non sensibile - vedono aumentare la richiesta di alimenti ‘senza carne’, che vanno a infilarsi in una categoria commerciale analoga a quella dei ricettati – i piatti pronti – italiani, o messicani, per esempio. E di conseguenza si aprono orizzonti sempre più ampi per la ristorazione senza crudeltà perché il consumatore la richiede. Vegan diventa quindi sinonimo di specialità gustosa e alternativa e non di sciapita ‘rinuncia’. Il trend USA pare essere ‘Stasera mangiamo italiano, messicano o vegan?’  Meditiamoci gente! :) Paola Segurini (LAV)

Vegan e campioni olimpici: Alexey e Megan

Alexey Ivanovich Voevoda dal 17 febbraio è campione olimpico di bob a due ai Giochi di Sochi 2014. Questa è solo la più recente di una serie impressionante di vittorie. L'ucraino, che corre per la Russia,  è anche campione del mondo nella disciplina del braccio di ferro qui un video che rende l'idea! E non solo... Alexey è vegan. Non aggiungo altro. Bastano le immagini. In campo femminile,  l'argento olimpico senza mangiare carne, pesce - ma anche latte uova e qualsiasi derivato animale-  lo ha conquistato Megan Duhamel.  28 anni, canadese, da tre anni e mezzo e'vegan e, in coppia con Eric Radford, si e' piazzata seconda nel  pattinaggio di figura.  Alessandra Rotili, che collabora con le sue ricette al nostro Cambiamenu, è inviata dell'Ansa ai Giochi olimpici di Sochi, e l'ha intervistata. La pattinatrice risponde alla domanda sulla scelta alimentare con un semplice e chiaro  "E' una delle cose di cui vado piu' orgogliosa  e il mio obiettivo e'proseguire sulla strada vegan. La gente mi dice sempre che non potrebbe mai fare una scelta del genere, io spero che si siano resi conto, anche alla luce dei miei risultati, non e' poi cosi' difficile". Con i legumi fonte prediletta di proteine ("adoro i fagioli") e una gamma infinita di verdure, semi e frutta secca, l'atleta non si separa mai dal pane fatto in casa, dal burro di zucca, e dai biscotti fatti in casa. "La gente pensa che siamo degli hippy malnutriti - spiega Megan alla giornalista italiana - ma non e' cosi': io sono diventata piu' forte, in allenamento resisto meglio: e' migliorato il sonno e la mia pelle e' luminosissima. La mia non e' solo una scelta alimentare, ma di vita: una forma di rispetto verso il mondo". Non servono altre spiegazioni, basta la ricetta della Torta Camilla che ci ha mandato Alessandra da Sochi. Paola Segurini  

Notizie e Appuntamenti

Farmaci eticamente corretti?   Da giorni sta avendo eco mediatico la notizia del progetto Pharmavegana, grazie al quale le farmacie aderenti esporranno prodotti definiti “eticamente corretti” perché non contenenti derivati animali. Anche se la scelta vegan è sicuramente da sostenere e condividere sia dal punto di vista etico che nutrizionale, è importante sottolineare come quando si parla di industria farmaceutica non ci si possa limitare alla certificazione vegan per parlare di etica, visto l’enorme business legato alla sperimentazione su animali, che sfrutta e uccide centinaia di milioni di esseri senzienti ogni anno. Per conoscere la nostra posizione clicca qui.   EXPO2015: la cultura del diritto e del cibo   Venerdì 16 maggio alle 9:30, Paola Segurini, responsabile del settore Veg della LAV, parteciperà alla manifestazione "La cultura del diritto e del cibo", organizzata dall'Ordine degli avvocati di Milano. Tutte le informazioni e il programma completo dell'evento, qui.     Cambiamenu di corsa... alla Green Planner EcoRun   Prima tappa domenica 18 maggio a Casalmoro. Nella splendida cornice di Casalmoro (Mantova), si correrà la prima tappa di Green Planner EcoRun, marcia non competitiva ideata da Edizioni Green Planner nell’ambito delle iniziative di Europarc-Federazione Europea dei Parchi per sensibilizzare i partecipanti a muoversi al meglio, rispettando la natura e utilizzando materiali a impatto zero. La LAV patrocina la manifestazione, portando il tema del cambiamento di alimentazione con la campagna Cambiamenu. Per saperne di più clicca qui.        

Colesterolo: fatti non parole

In base ad recente studio  apparso sull'European Journal of Clinical Nutrition,*  e evidenziato dal PCRM, chi segue un'alimentazione vegan dimostra livelli di colesterolo inferiori rispetto a chi consuma carne, pesce, latticini e/o uova.  I ricercatori hanno esaminato dati e campioni di sangue di  1.694 participanti allo studio dell'European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition-Oxford (EPIC). I partecipanti sono stati categorizzati come carnivori, pescivori, vegetariani e vegan. Chi seguiva un'alimentazione vegan, con un consumo maggiore di fibre, ha dimostrato di avere il minor livello di colesterolo di tutti i gruppi analizzati.   Una precedente analisi dell'EPIC aveva rilevato che vegan e vegetariani presentano il 32% di rischio in meno di ospedalizzazione e decesso da malattie cardiache.     * ] Bradbury KE, Crowe FL, Appleby PN, Schmidt JA, Travis RC, Key, TJ. Serum concentrations of cholesterol, apolipoprotein A-I and apolipoprotein B in a total of 1694 meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans. Eur J Clin Nutr. 2014;68:178-183

Salute dei Veg: 1 scarso contro 250 che fa?

La pubblicazione, ripresa da molte testate, dei risultati di uno studio austriaco, secondo il quale i 'Vegetariani' godrebbero di minore salute degli onnivori, ci raggiunge in un momento in cui gli aspetti positivi dell’alimentazione a base vegetale continuano ad essere dimostrati e annunciati. Le limitazioni dell’analisi – e di conseguenza dei risultati - sono visibili e denunciate dagli stessi autori. Si tratta in primo luogo dell’esame di dati raccolti tra il marzo 2006 e il febbraio 2007 su 343 persone per gruppo di abitudine alimentare. In un ambiente, l’Austria, che certo non brilla per varietà e bilanciamento, rispetto alla nostra dieta mediterranea, di gastronomia veg.     ll gruppo dei ‘Vegetariani’ esaminato include solo lo 0,2% (rispetto al totale dei soggetti dello studio) di Vegani, lo 0,8% di Latto-Ovo-Vegetariani e l’1,2% di ‘Vegetariani’ che mangiano pesce, e che quindi non sono Vegetariani (né tantomeno Vegan). Si tratta inoltre di uno studio (limitazione evidenziata dagli autori stessi) trasversale,  quindi di una ricerca condotta in un determinato tempo, prendendo una porzione di popolazione (una sezione incrociata), senza valutare l’evoluzione o i precedenti.  Le abitudini alimentari sono state inoltre  misurate come variabile riportata e descritta dagli stessi  intervistati, senza che sia stata loro fornita una chiara definizione dei gruppi alimentari soggetto dell’indagine, che per altro denuncia la totale  mancanza di informazioni riguardanti i componenti nutrizionali della dieta dei soggetti esaminati (carboidrati, colesterolo, acidi grassi, ecc.).  In sostanza uno studio unico davvero per i suoi grossissimi limiti e ampiamente fuorviante, a cui è stata data una visibilità tale da farci sospettare che possa essere una reazione di chi vuole - per motivi legati anche ad interessi di settore - contrastare la sempre crescente consapevolezza della forza positiva – in termini salutistici, ambientali, etici e sociali – della scelta veg.   Uno ‘studio’ contro 250, che fa?  L’American Dietetic Association e i Dietitians of Canada  nel loro Position Paper stabiliscono che  “le diete totalmente vegetariane o vegane sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie”.(1)    Il documento diffonde un'ampia panoramica stilata sulla base di più di 250 lavori scientifici, pubblicati su riviste mediche internazionali.    Un esempio tra tutti: in base ad recente studio  apparso sull'European Journal of Clinical Nutrition (2), chi segue un'alimentazione vegan dimostra livelli di colesterolo inferiori rispetto a chi consuma carne, pesce, latticini e/o uova. Una precedente analisi  dell'EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) aveva rilevato che i vegan e vegetariani presentano il 32% di rischio in meno di ospedalizzazione e decesso da malattie cardiache.(3) Lo scoop facile attira, ma l'autorevolezza e la serietà vincono sempre. 250 a 1.   paola segurini        (1) J Am Diet Assoc. 2009; 109: 1266-1282 (traduzione italiana http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ada_2009.pdf (2)Bradbury KE, Crowe FL, Appleby PN, Schmidt JA, Travis RC, Key, TJ. Serum concentrations of cholesterol, apolipoprotein A-I and apolipoprotein B in a total of 1694 meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans. Eur J Clin Nutr. 2014;68:178-183. (3) Crowe F, Appleby PN, Travis RC, Key TJ. Risk of hospitalization or death from ischemic heart disease among British vegetarians and nonvegetarians: results from the EPIC-Oxford cohort study. Am J of Clin Nutr. Published ahead of print January 30, 2013    

Cambiare Menu per salvare la Terra

Il 22 aprile è la  Giornata della Terra. Le  Nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno, un mese e due giorni dopo l'equinozio di primavera. In una ricorrenza come questa, l’opinione pubblica non può e non deve più ignorare l'impatto devastante del consumo di carne sul pianeta e la grave minaccia che esso rappresenta per  il mantenimento di un clima vivibile per tutti (animali non umani compresi). Il  recentissimo  Rapporto dell’IPCC (The Intergovernmental Panel on Climate Change) illustra come, per limitare il riscaldamento globale entro i 2 gradi, il mondo dovrà tagliare entro il 2050 le emissioni di gas serra del 40-70% rispetto ai valori del 2010, per poi arrivare a un valore prossimo allo zero entro la fine del secolo. Ma per ottenere questi risultati non bisogerà rimandare oltre il 2030 l’introduzione delle misure necessarie.   I rischi globali del cambiamento climatico sono elevatissimi, tra essi, l’aumento della temperatura media globale di 4 gradi significherebbe: ·         impatti gravi e diffusi  su ecosistemi unici e minacciati ·         sostanziale estinzione di specie ·         grandi rischi per la sicurezza alimentare globale e regionale La combinazione di elevata temperatura e umidità comprometterebbe  le normali attività umane, tra cui la coltivazione di cibo o il lavoro all'aperto in alcune aree. Secondo un nuovo studio della Chalmers University of Technology, diffuso in occasione della presentazione del rapporto  IPCC, le emissioni di anidride carbonica prodotte dai settori dell’energia e dei trasporti rappresentano la quota maggiore di inquinamento del clima, ma l’eliminazione di queste emissioni non garantirebbe la discesa dell’inquinamento al di sotto del limite posto dalle Nazioni Unite. Le emissioni da agricoltura e allevamento minacciano infatti di aumentare significativamente in risposta all’incremento del consumo di carne e di prodotti lattiero-caseari.   L’aumento demografico e di capacità d’acquisto nei paesi  di nuova ricchezza significherà infatti più carne e latticini e  di conseguenza  maggior quantità di emissioni climalteranti. Se queste emissioni non saranno considerate, il protossido di azoto e il metano dal comparto zootecnico, con il loro potere climalterante, potrebbero raddoppiare entro il 2070. Le emissioni maggiori – chiariscono gli studiosi - i sono prodotte dall’allevamento di manzi e agnelli. Le stime indicano infatti che entro il 2050 le carni bovine e ovine rappresenteranno la fonte della metà di tutte le emissioni di gas serra da allevamento, ma contribuiranno solo al 3 per cento dell’assunzione necessaria di calorie per l’uomo. Formaggio ed altri latticini contribuiranno, invece, a circa a 1/4 dell’inquinamento totale del settore. “Abbiamo dimostrato che la riduzione del consumo di carne e latticini è la chiave per portare l’inquinamento climatico da allevamento e agricoltura ai livelli di sicurezza. Ma Il cambiamento della dieta può richiedere molto tempo. Dobbiamo iniziare a pensarci subito» ha affermato Fredrik Hedenus, responsabile del team che ha compilato la ricerca svedese. Se vogliamo davvero attenuare il tasso di cambiamento climatico – ed evitare catastrofiche conseguenze dobbiamo effettuare forti cambiamenti nella nostra cultura. Tra questi: convincere le persone a cambiare alimentazione, in  un mutamento globale – progressivo e importante -  di mentalità e di comportamento.   In tutto questo, oltre alle strategie politiche, sono le scelte individuali che contano. Iniziamo col Cambiare Menu, da oggi. Buona Giornata della Terra (salvata?). Paola Segurini 

Cambiamenti climatici: mangiando vegan li contrastiamo

Le mutazioni estreme del clima, come ormai sappiamo, sono una minaccia incombente per tutti, in tutti i campi della vita, e i danni conseguenti non tarderanno a manifestarsi, anzi si stanno già palesando. Possiamo scegliere uno stile di vita vegan per contrastare le conseguenze economiche, politiche ed individuali della mancata azione in termini di mitigazione del cambiamento climatico?   Uno studio rileva che virando verso l'alimentazione a base vegetale si potrebbero dimezzare le emissioni di gas a effetto serra causate dalla zootecnia.  Un nuovo rapporto pubblicato sulla rivista Climatic Change ha messo infatti a confronto le emissioni di gas serra attribuibili a più di 55.000 individui autodefinitesi come: mangiatori di carne (onnivori), mangiatori di pesce (pescetariani),  vegetariani e vegan nel Regno Unito. I risultati hanno evidenziato che l’alimentazione del gruppo onnivoro produce il doppio di gas a effetto serra rispetto alla scelta vegan. La ricerca sottolinea come la produzione, il trasporto e lo stoccaggio del cibo contribuiscano notevolmente alle emissioni, che variano dall’anidride carbonica legata ai combustibili fossili usata per fornire energia agli allevamenti al metano esalato dagli animali 'da carne e latte'  come conseguenza della loro digestione. L'indagine britannica ha rilevato che le emissioni di gas serra causate dall’alimentazione degli onnivori (la prima cifra si riferisce alle donne e la seconda agli uomini) erano rispettivamente il 51% e il 46% più elevate che per i pescetariani,  il 50% e il 54 % più alte che per i vegetariani e il 99 % e il 102 % più ingenti rispetto a quelle dei  vegan. "La riduzione del consumo di carne e di altri alimenti di origine animale può dare un efficace e prezioso contributo alla mitigazione del cambiamento climatico” concludono i ricercatori, ancora una volta. Cambiare menu, per salvare la Terra  (e i suoi abitanti)? Pare che sia la strada giusta! paola segurini

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