Avanti tutta Cambiamenu

I primi di ottobre del 2009 abbiamo lanciato il nostro sito Cambiamenu.it, e iniziato la campagna di sensibilizzazione che ne porta il nome. In un panorama del tutto diverso da quello di oggi, eravamo speranzosi propagatori della scelta vegan. Oggi si vedono i risultati della semina antica, il paesaggio è cambiato e la vita rispettosa e consapevole di cui ci siamo fatti portavoce è diventata facile, diffusa & felice. Ce lo spiega questo articolo apparso su La Repubblica qualche giorno fa. Ce lo dice anche il fatto che la Costa Crociere proponga un menu vegan, o che la rivista Io e il mio bambino contempli, in un pezzo sullo svezzamento, anche quello vegano, intervistando Noemi, mamma, e il Dottor Luciano Proietti, pediatra. E il numero di pubblicazioni che troviamo in edicola, con una cascata di ricette, suggerimenti e interessanti interviste, come Vegan Italy, la neonata testata delle Edizioni Sonda. E ce lo dicono tanti altri avvenimenti. Avanti tutta, Cambiamenu, con la tua ricetta per non consumare il mondo. paola segurini

Alieni o dal futuro?

E' arrivato il grande giorno!! Il giorno della ‪#‎biblioveg‬! Venite a prendere in prestito i nostri meravigliosi libri umani. Sono uno più interessante dell'altro. Diversi, intriganti, simpatici e con storie bellissime..... Vi aspettiamo oggi alle 15.30 al Mercato Metropolitano di Milano. E' domani è il ‪#‎WorldVeganDay‬! Stay tuned! p.s.    

La Marcia deve continuare a tavola

Da vegano, c’è chi l’ha calcolato, potrei sgassare con un puzzolente Suv tutto il giorno, tutti i giorni, per tutta la vita. E causare, in questa maniera, meno aiuto all’innalzamento della temperatura terrestre, rispetto all’italiano medio. Che mangia 83 chili di carne, 25 di pesce e crostacei, oltre 220 uova, 55 litri di latte animale, ogni anno. Magari a chilometro zero. Ma che pesano di più sulle spalle della Terra rispetto ai miei vegetali. Non ho un Suv, anzi mi sposto da quindici anni in bicicletta a pedalata assistita fra i sette Colli di Roma, e quando proprio non posso farne a meno, circolo con il treno e ogni tanto con un auto a metano. Sono stato vegetariano per ventitre anni, ho fatto la scelta vegana negli ultimi dodici. Prima? Un “italiano medio”, con un impatto ambientale e sugli animali, nella media. Quella media che sta portando allo sfacelo il Pianeta... La nostra salute, quella degli ecosistemi, quella dei popoli del Sud del mondo depredati delle loro proteine vegetali per far ingrassare le bistecche made in Italy o in Germany, quella che continua a condannare a morte gli animali in numeri che vanno oltre ogni più fervida immaginazione. Fra vecchie crudeltà e nuove tecniche lava-coscienza come il bio. Perché il punto rimane chi o cosa continuiamo a consumare. Così, dovrebbe essere naturale per un ambientalista, più che naturale, essere vegano. Anzi dovrebbe ormai essere una condizione per poter continuare a definirsi così. Anche perché, e non è poco, dovremmo sempre tenere a mente una frase di Gandhi. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Non contenti, noi, di fare solo testimonianza. E volendo incidere non solo sui nostri personali consumi quotidiani ma con le grandi scelte economiche. Così domenica 29 novembre, in contemporanea a tante altre città del mondo, si marcerà anche a Roma per dire ai potenti della Terra, che si riuniranno dall’indomani a Parigi per il Vertice sul Clima, accordatevi per non far più salire la temperatura! E la marcia, alla quale parteciperanno sicuramente tante persone che si sentono ambientaliste, non può terminare con il concerto previsto ai Fori Imperiali. Deve continuare anche a tavola. Perché il clima lo cambia anche ognuno di noi. Con le sue scelte quotidiane che non sono solo quelle dell’automobile, del rubinetto dell’acqua sempre aperto o delle fonti energetiche rinnovabili.  Qualche dato? Il Rapporto FAO “Livestock’s long shadow” già nel 2006 ha indicato negli allevamenti la produzione del 18% di anidride carbonica, metano e ossido di azoto, valore revisionato successivamente dagli stessi autori fino al 50%. La deforestazione è intimamente collegata alla creazione di nuovi pascoli per l’industria degli hamburger “mordi e fuggi” in tutti i sensi. Il 26% delle terre libere dai ghiacci sulla Terra è occupato dalla produzione animale, il 33% dei terreni agricoli è occupato dalla coltivazione del foraggio per gli animali zootecnici, un terzo dei cereali raccolti sono impiegati negli allevamenti mentre già il 20% dei pascoli sono degradati e sterili per via dell’eccessivo sfruttamento, a riprova che estensivo o intensivo non cambia la sostanza, negli anni, dei risultati negativi. Di animali-macchine che consumano e fanno consumare, molto di più di quanto producano, vista anche la resa della trasformazione vegetale-animale (Il 90% della soia prodotta nel mondo viene destinata all’alimentazione animale, non ai vegani….) che porterebbe sul lastrico qualsiasi impresa davvero economica e non sovrassistita come avviene in Italia e nel resto d’Europa per l’industria dei prodotti animali. C’è poi chi ha calcolato che, se volessimo garantire carne e latte a tutti gli esseri umani sulla Terra, ai livelli dei nostri consumi nel Nord del Mondo, avremmo bisogni di altri quattro o cinque Pianeti Terra. Che al momento, non risultano disponibili…. Ma, si dirà, allora consumiamo prodotti a chilometri zero. Sì, giusto, ma se questi sono carne o latte, tutto il risparmiato in trasporti sarà ampiamente ripagato, in negativo, dall’allevamento stesso. Sostituire un chilo di carne a settimana, nulla, fa risparmiare trecento volte di più, in termini ambientali, della sostituzione di una lampadina da 60 watt. Un piatto di proteine vegetali impatta sui gas serra fino a 30 volte in meno rispetto ad uno di proteina animali.  Non basta? Lo studio australiano del 2010  “The future of animal farming” ha analizzato la carbon footprint e l’uso di energia dell’intero ciclo di produzione della carne rossa in due anni, concludendo che le attività di allevamento in quel Paese sono responsabili per circa il 70% delle emissioni di CO2 equivalenti del settore agricolo e dell’11% di tutte le emissioni di CO2 a livello nazionale. Negli Stati Uniti d’America il 70% degli antibiotici prodotti (13.100 tonnellate l’anno) viene usato per gli animali d’allevamento per prevenire e curare, come un tossicodipendente, il sistema di produzione che causa e facilita la propagazione di continue crisi sanitarie. La produzione di un chilo di carne bovina richiede un’occupazione di suolo 15 volte superiore alla produzione di un chilo di cereali e 70 volte superiore alla produzione di un chilo di ortaggi. Nel nostro piccolo invece, sostituendo un chilo di carne di manzo con proteine vegetali in una settimana (una!) risparmiamo 15.500 litri d’acqua, non mangiando un hamburger salviamo cinque metri quadrati di foresta. Il nostro vero e concreto “Protocollo di Kyoto”, e ora - speriamo – di Parigi con il Vertice #Cop21 - può e deve iniziare dalla nostra tavola. Amici ambientalisti, compagni vicini alla sofferenze degli umani del Sud del mondo, la ricetta c’è: cambiate menu anche voi! C’è più gusto, e coerenza, ad essere vegani.  Gianluca Felicetti Presidente LAV   Leggi anche qui

LAV in Marcia per il Clima

I cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza globale e locale: in pericolo c’è il futuro del Pianeta, di intere popolazioni umane e non umane. La XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) si terrà a Parigi, dal  30 novembre al 12 dicembre, con l'obiettivo di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le Nazioni. La COP21  sarà un momento fondamentale, in cui si definirà  un nuovo piano di riduzione delle emissioni globali di gas serra. Le resistenze sono molte, i poteri forti e le lobby condizionano i Governi, perciò non è scontato l’esito positivo, equo ed efficace che permetta davvero di raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. La società civile ha il dovere di far sentire la sua voce perché la Conferenza di Parigi apra un percorso concreto e condiviso da tutti i Paesi, nel quadro di una responsabilità comune e differenziata in rapporto al contributo storicamente dato alle emissioni di CO2. La LAV, con le tante e diversificate realtà aderenti alla Coalizione per il Clima parteciperà domenica  29 novembre alla Marcia Globale per il Clima, che si terrà a  Roma come in  tante altre capitali del pianeta. Il grande corteo partirà da Campo de Fiori  alle ore 14,00 per concludersi ai Fori Imperiali dove seguirà un concerto. La LAV prende parte e sostiene  a questa importante iniziativa per portare la voce degli animali nel dibattito sui cambiamenti climatici: troppo spesso ci si dimentica di quanto importante sia il contributo degli allevamenti all’inquinamento in genere e alle emissioni di gas serra in particolare.   Il sistema degli allevamenti è infatti responsabile:   ·        di una percentuale tra il 18% e il 51% (a seconda degli studi) delle emissioni di Gas Serra  imputabili alle attività umane   ·        del 65 % degli ossidi di azoto (dal letame) che hanno un potenziale climalterante 265 volte maggiore della CO2.   ·        del 37% del metano, in gran parte prodotto dal sistema digestivo dei ruminanti   ·        del 64 % dell’ammoniaca, che contribuisce significativamente alle piogge acide e all’eutrofizzazione.   Saremo presenti per rimarcare come sia necessario cambiare il modello di consumo alimentare abbandonando i prodotti di origine animale. Una simile scelta è fondamentale anche per contribuire a ridurre le emissioni di gas serra e per creare una nuova coscienza dando la possibilità a tutte le popolazioni di accedere al cibo salvaguardando il pianeta. Lo possono e devono fare i Governi alla Conferenza di Parigi, lo possiamo e dobbiamo fare tutti noi con le scelte quotidiane a casa nostra. Vieni anche tu alla Marcia per #cambiaremenu!   p. s.   Con noi Probios e Microbike Per saperne di più leggi qui

2016: un altro anno dei Vegani

2015: usciti dal nostro angolo, finalmente tra la ‘pazza folla’. Ecco, questa frase riassume un anno che ha visto il moltiplicarsi della conoscenza del significato del termine vegan, la diffusione sempre crescente dei cibi pronti e senza ingredienti animali (nella grande distribuzione e nella piccola), il proliferare di ricettari, tutti ricchi e bellissimi, l’aumento delle opzioni vegan nella ristorazione, il diffondersi della possibilità di fare colazione al bar o in pasticceria, grazie all’ormai spesso presente latte vegetale e ai cornetti cruelty free. E poi i festival, le kermesse estive e tutte le manifestazioni in cui si è parlato, mangiato, informato. E’ stato l’inizio della rottura dei pregiudizi? E’ il momento dell’apertura mentale e della consapevolezza? Speriamo vivamente di sì. Noi abbiamo operato con convinzione e intensità perché lo sia. In particolare, ci siamo impegnati con i nostri eventi a Milano, poco prima della conclusione di EXPO2015, in prossimità del World Vegan Day, per sensibilizzare su alcuni aspetti delle motivazioni della scelta vegan. Il potente monologo ‘La Carne è Debole’ (29 e 30 ottobre) del bravissimo Giuseppe Lanino, è stato la testa di ponte che portato in scena la durezza e l’impatto poliedrico degli allevamenti sugli animali, sull’ambiente e sulla nostra salute. La prima Biblioteca Vivente sul tema Vegan* (31 ottobre) ha rappresentato un passo innovativo e coinvolgente verso la rottura dei pregiudizi su chi ha deciso di essere empatico con tutti gli esseri senzienti. Attraverso l’interazione con i Libri Umani (che ringraziamo ancora per la disponibilità a mettersi in gioco), le persone hanno potuto conoscere le storie, le ragioni, i principi, ma soprattutto l’entusiasmo e la carica positiva di diversi tipi di Vegani. Ognuno con il suo individualissimo percorso, che l’ha condotto a trovarsi lì, quel giorno di ottobre al mercato di Porta Genova, a spiegare, testimoniare e interagire. E a tentare di scalfire – tramite la conoscenza diretta -  i pregiudizi cognitivi, vale a dire le deviazioni del processo del pensiero che portano a distorsioni, a un giudizio inesatto o a un comportamento illogico. Come quello degli animalisti o degli ambientalisti che mangiano carne e derivati animali, pur professando un generico ‘amore’ per gli animali e/o per l’ambiente. Il nostro lavoro è tutto volto a favorire - in chi ha una tendenza all’empatia con gli altri esseri - quello che Melanie Joy, psicologa e ideatrice del termine ‘carnismo’, nel suo ultimo video, definisce come fondamentale e importante cambio di paradigma: vedere la carne non come un alimento ma come un brandello di animale morto, ucciso per noi. Per poter acquisire questo nuovo sguardo, spiega Joy, dobbiamo uscire dalla nebbia condizionante in cui la società ci ha immerso. Quella nebbia che – in modo schizofrenico - giustifica il cibarsi di vitello,  ma non di cane o maiale o cavallo o coniglio, a seconda della cultura, quella che giustifica il mangiar animali come normale, naturale, necessario. E, addensata dalla forza dell’istituzionalizzazione di questa pratica e dalla tradizione, la nebbia offusca la strada alla consapevolezza e mantiene forti le dissonanze cognitive. Noi sappiamo che la carne è un animale morto, che carne significa vita in prigione e sofferenza, che la carne non può essere procurata senza ricorrere alla violenza, che ogni minuto nel mondo vengono uccisi 124.000 animali, dice la studiosa americana. Ma la maggior parte della gente non vuole saperlo, perché appunto, è condizionata dall’ideologia dominante, da comportamenti che le sono familiari, comodi. La consapevolezza, insiste Joy, è la luce che splende nella foschia e libera il naturale splendore della nostra empatia. La consapevolezza è la maggiore minaccia al carnismo, perché ci permette di effettuare scelte che riflettono i nostri veri sentimenti, invece che ciò che ci hanno propinato, condizionandoci: la storia insegna che la consapevolezza (frutto di informazione e libere scelte) apre la porta alle trasformazioni sociali. E, per tornare al titolo di questo pezzo, il movimento vegan è uno dei movimenti di giustizia sociale che sta crescendo più in fretta, oggi. Che bella cosa. Che grande emozione! Continuiamo così! Noi in LAV ce la mettiamo tutta. Il 2016 sarà un altro anno bellissimo, è anche l'Anno dei Legumi (FAO). Auguri e Ad Maiora!                                                   paola segurini *nella foto, il logo della Biblioteca Vivente Vegan, elaborato da ABCittà  

I numeri parlano vegano

Raggiungiamo l’unità decimale. E’ un dato importante, oseremo dire storico. Secondo il Rapporto Italia 2016, presentato il 28 gennaio da Eurispes, l’1% della popolazione – in base al campione intervistato – è vegan. E conquista ‘di diritto un nuovo spazio nella rappresentazione delle abitudini alimentari degli italiani’. Un momento per rallegrarci, ma continuiamo ad esaminare l’analisi. Oggi i vegani in Italia sono  circa 600.000, con un aumento dell'800% rispetto all'anno precedente. Mica poco!  Con buona pace dei dati diffusi lo scorso anno dallo stesso Istituto di ricerca (0,6% nel 2014 e 0,2 nel 2015), il ritratto numerico ci appare piuttosto rispondente a ciò che noi - come ‘addetti ai lavori’ in una Onlus che sostiene e diffonde questa scelta alimentare e di vita - vediamo accadere. L’unità decimale rilevata da Eurispes corrisponde infatti alla tendenza ad alimentarsi con maggiore consapevolezza che riscontriamo nella diffusione sempre più capillare di ristoranti orientati all’offerta, anche esclusiva, di cibi totalmente di origine vegetale. I ristoranti, le paninoteche, le pizzerie, ma anche le pasticcerie scoprono, inventano e offrono  un nuovo universo di sapori per chi vuole mangiare cruelty free, ma anche – udite, udite - per i buongustai. L’identificazione di un nuovo modo di mangiare bene è il primo passo verso un futuro migliore. Il trend individuato dall’indagine Eurispes rispecchia anche l’espansione della reperibilità di prodotti e ricettati vegan nella grande distribuzione e il propagarsi a macchia d’olio dell’interesse per la cucina tutta veg. Sono chiari segni di risposta alla richiesta del consumatore, che dimostrano lo sviluppo di un diverso atteggiamento, più selettivo e attento verso il cibo, che non è più solo elemento di  sussistenza o di conforto, ma anche dimostrazione di una nuova visione più responsabile dell’alimentazione. Tutto qui. Tutto sotto i nostri e i vostri occhi. E nei piatti. Ma chi saranno poi ‘sti vegani? Eccoli inquadrati nelle tabelle numeriche dello studio. Sono lo 0,7% degli uomini e l’1,3 % delle donne. In testa, dal punto di vista geografico, il Nord-Ovest (2,1%) seguito dal Nord-Est (1,9) e Centro (0,5), fanalini di coda Sud e Isole (0,0). E poi, sono tutte single e gattare? No davvero. Le coppie vegane con figli sono l’1,3%, le famiglie monogenitoriali si attestano all’1,1, le coppie senza figli sono in terza posizione (1,0) e ultimi proprio i single (0,4). In sostanza, qualsia sia il motivo della scelta, abbiamo ragione di gioire, perché i numeri parlano e dicono qualcosa di simile a ciò che noi vediamo.. Paola Segurini

L’acqua che non ci sarà

Nella Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dall’ONU nella data del 22 marzo, l’alimentazione Veg si conferma tra le soluzioni più efficaci, semplicemente praticabili e alla portata di tutti, per la conservazione delle risorse idriche, per l’equo accesso a beni primari come acqua e cibo, e per contrastare i cambiamenti climatici. Le Nazioni Unite  riportano che entro il 2050 l'agricoltura dovrà produrre il 60% di cibo in più a livello globale e il 100% in più nei paesi del Sud del mondo. Un aspetto, quello delle risorse alimentari, indissolubilmente legato al problema dei cambiamenti climatici. Nel 2015 è stato superato il limite di 1°C di riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale e il 2016 si avvia ad essere l’anno più caldo di sempre ed anche il più secco. Quest'inverno in Italia è stato registrato un aumento di 1.76°C nelle temperature medie, relative ai tre mesi appena trascorsi. Le precipitazioni sono state inferiori alla media, con un deficit totale pari al -22%. Le evidenze, sotto gli occhi di tutti, ci dicono che stiamo già assistendo agli effetti devastanti del cambiamento climatico causato dalle attività umane, tra le quali l’allevamento, specie quello intensivo, gioca un ruolo determinante. Per limitare il danno e per conservare risorse che permettano la sopravvivenza delle nuove generazioni dobbiamo agire ora e invertire la rotta. La produzione di carne comporta un consumo di acqua 7 volte maggiore* rispetto alla produzione di un pari quantitativo di proteine vegetali (esempio: soia contro carne bovina). Su questa base, la LAV calcola che basta il consumo medio di carne di 85 persone, per prosciugare in un solo giorno i 300mila litri di acqua contenuti nella Fontana di Trevi. Con la stessa quantità di acqua si stima che si possano produrre proteine vegetali per sfamare ben 637 persone in un giorno. Solo un netto cambio di direzione delle scelte alimentari può fare la differenza a favore delle risorse idriche globali, nonché sotto il profilo etico e salutare  gesti come chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti o si fa la doccia, benché importanti, non saranno mai risolutivi, dal momento che gli allevamenti stanno prosciugando il Pianeta, per far fronte alla produzione di carne e latticini. *Stima LAV paola segurini

La Terra la salvi tu: cambia menu!

Ogni anno il 22 aprile si celebra l’Earth Day, la Giornata mondiale della Terra. Quest’anno, su iniziativa del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, proprio il 22 aprile sarà il primo giorno utile per la ratifica, a New York, degli accordi sul clima raggiunti alla COP 21 di Parigi. Si tratta di una data estremamente simbolica, che segna una nuova e importantissima fase di impegno collettivo per salvare il Pianeta, tramite il nuovo piano di riduzione delle emissioni di gas serra, che dovrà superare le resistenze dei poteri forti e delle lobby che condizionano i Governi, per raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C entro il 2020, puntando all'obiettivo di 1,5 gradi. L’impegno ratificato è senza dubbio un passo avanti verso la consapevolezza della nostra responsabilità, sia nella distruzione, che nel salvataggio della Terra troppo spesso, tuttavia, ci si dimentica di quanto fondamentale sia il contributo del singolo, e delle sue scelte alimentari nella conservazione del Pianeta. Il modo più efficace e immediato di pensare alla Terra e al suo futuro è un cambio di modello di consumo alimentare, che veda l’abbandono degli alimenti di origine animale e il passaggio ad un’alimentazione su base vegetale (vegan), che incide sull’ambiente complessivamente 7 volte meno di una onnivora, ed è salutare, gustosa e varia. Il cambiamento è nell'aria. Le soluzioni esistono. È tempo di agire. Il clima lo cambi tu. La Terra la salvi tu. E’ tempo di cambiare menu.

La carne è debole

La carne è debole, oggi, con  le dichiarazioni dell'OMS, più che mai.  Noi lo rimarchiamo in un modo originale e potentissimo, con un monologo, scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Lanino.  Dove? A Milano, al teatro PimOFF Quando? Giovedì 29 e Venerdì 30 OTTOBRE ore 20.30 Per gli antichi greci il Teatro era il luogo del popolo. Allora perché non portarvi un problema che riguarda tutti? La carne è debole è un critica ragionata, un appassionato percorso per scoprire da dove e perché si sia arrivati al terribile sfruttamento degli animali negli allevamenti. La carne è debole sarà duro viaggio per coloro che ancora non si sono posti le giuste domande e una sorprendente presa di coscienza verso abitudini alimentari responsabili e sostenibili. Tutti abbiamo mangiato e molti mangiano carne ma, se non si cambia direzione.. tutti patiremo le conseguenze di un’intollerabile ignoranza. Vi aspettiamo! Durante entrambe le serate la LAV offrirà un aperitivo vegano.  

A Roma la carne è debole..

La carne è debole, con  le dichiarazioni dell'OMS, più che mai.  Noi lo rimarchiamo in un modo originale e potentissimo, con un monologo, scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Lanino.  Dove? A Roma, all'Ex Mattatoio, un luogo simbolico! Quando? Giovedì 19, venerdì 20 e sabato 21 maggio ore 20.30. Per gli antichi greci il Teatro era il luogo del popolo. Allora perché non portarvi un problema che riguarda tutti? La carne è debole è un critica ragionata, un appassionato percorso per scoprire da dove e perché si sia arrivati al terribile sfruttamento degli animali negli allevamenti. La carne è debole sarà duro viaggio per coloro che ancora non si sono posti le giuste domande e una sorprendente presa di coscienza verso abitudini alimentari responsabili e sostenibili. Tutti abbiamo mangiato e molti mangiano carne ma, se non si cambia direzione.. tutti patiremo le conseguenze di un’intollerabile ignoranza. Vi aspettiamo!  

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Accetta