Cambiamenti climatici: mangiando vegan li contrastiamo

Le mutazioni estreme del clima, come ormai sappiamo, sono una minaccia incombente per tutti, in tutti i campi della vita, e i danni conseguenti non tarderanno a manifestarsi, anzi si stanno già palesando. Possiamo scegliere uno stile di vita vegan per contrastare le conseguenze economiche, politiche ed individuali della mancata azione in termini di mitigazione del cambiamento climatico?   Uno studio rileva che virando verso l'alimentazione a base vegetale si potrebbero dimezzare le emissioni di gas a effetto serra causate dalla zootecnia.  Un nuovo rapporto pubblicato sulla rivista Climatic Change ha messo infatti a confronto le emissioni di gas serra attribuibili a più di 55.000 individui autodefinitesi come: mangiatori di carne (onnivori), mangiatori di pesce (pescetariani),  vegetariani e vegan nel Regno Unito. I risultati hanno evidenziato che l’alimentazione del gruppo onnivoro produce il doppio di gas a effetto serra rispetto alla scelta vegan. La ricerca sottolinea come la produzione, il trasporto e lo stoccaggio del cibo contribuiscano notevolmente alle emissioni, che variano dall’anidride carbonica legata ai combustibili fossili usata per fornire energia agli allevamenti al metano esalato dagli animali 'da carne e latte'  come conseguenza della loro digestione. L'indagine britannica ha rilevato che le emissioni di gas serra causate dall’alimentazione degli onnivori (la prima cifra si riferisce alle donne e la seconda agli uomini) erano rispettivamente il 51% e il 46% più elevate che per i pescetariani,  il 50% e il 54 % più alte che per i vegetariani e il 99 % e il 102 % più ingenti rispetto a quelle dei  vegan. "La riduzione del consumo di carne e di altri alimenti di origine animale può dare un efficace e prezioso contributo alla mitigazione del cambiamento climatico” concludono i ricercatori, ancora una volta. Cambiare menu, per salvare la Terra  (e i suoi abitanti)? Pare che sia la strada giusta! paola segurini

La coppia dimenticata: consumo di carne e cambiamento climatico

Secondo una ricerca della Chatham House, un think tank (letteralmente serbatoio di pensiero in inglese) che ha sede nel Regno Unito, è assolutamente necessario ridurre il consumo globale di carne per modificare gli effetti del riscaldamento globale. Lo studio, reso pubblico all’inizio di dicembre, rileva come gli allevamenti del pianeta producano, secondo questi ricercatori, il 14,5% delle emissioni climalteranti mondiali e siano increscita a causa dell’incremento del consumo di carne e latticini da parte dei Paesi in via di sviluppo. Non è una novità per noi, che ci occupiamo da anni di queste tematiche e della relativa sensibilizzazione ma lo è, evidentemente, per la maggior parte delle 12.000 persone intervistate, in 12 diversi Paesi, nell’ambito del sondaggio commissionato da Chatahm House alla Ipsos Mori per questa indagine. I dati raccolti indicano come l’influenza del cibo sul cambiamento climatico non sia attualmente un criterio primario nelle scelte a tavola. “I risultati hanno dimostrato una chiara mancanza di consapevolezza - ha dichiarato Rob Bailey, autore principale dello studio – il riconoscimento del ruolo del settore zootecnico nel contribuire al cambiamento climatico è stato nettamente inferiore a quello di tutti gli altri settori esaminati”. Per esempio più del 40 per cento dei russi e il 25 per cento dei sudafricani pensano che la produzione di carne e latticini causi  "poco o nessun" cambiamento climatico. L’impatto sull’ambiente si dimostra quindi  ‘fanalino di coda’ rispetto ai principi di preferenza per uno l’altro cibo, che vedono in testa il gusto, seguito dal prezzo, dall’effetto sulla salute e dalla sicurezza alimentare. Quest’analisi britannica vede il consumo di carne in aumento del 60-70% entro il 2050 e indica, paradossalmente, il maggior potenziale di mutamento delle abitudini e del comportamento alimentare come individuabile proprio nei Paesi con economia emergente, gli stessi che oggi richiedono maggiori quantità di prodotti animali. Gli intervistati nei sondaggi online effettuati in Brasile, Cina e India hanno infatti dimostrato elevati livelli di consapevolezza del ruolo dell’uomo nel cambiamento climatico, maggiore considerazione del cambiamento climatico nel scegliere carne o latticini e più intensa volontà di modificare i propri consumi rispetto alla media dei Paesi esaminati. Per arginare la deforestazione e ridurre l’impatto dei trasporti i governi hanno preso importanti provvedimenti, mentre c’è un divario enorme nella considerazione dei danni procurati dal settore zootecnico. "E’ improbabile che un pericoloso cambiamento climatico si possa evitare a meno di non abbattere il consumo di carne" ha precisato Rob Bailey. Mai i governi e gli ambientalisti non stanno facendo nulla in questo senso per affrontare questo aspetto del problema a causa del timore di una reazione dei consumatori. Sarà ora che si rendano conto che avanti così non si può andare? Iniziando magari con il proporre ad ampio raggio il MercoledìVeg... paola segurini

Emergenza clima: un disastro annunciato

La diagnosi dell’emergenza climatica è conclamata, ora è il momento della “cura” e nessuno può sentirsi escluso da questa responsabilità: ci aspettiamo che le politiche per il clima siano rigorose, tempestive e con una corsia preferenziale nell’agenda di Governo perché non c’è più tempo.   I dati scientifici sono inequivocabili e, sia a livello politico e collettivo che individuale, occorre modificare subito abitudini e scelte alimentari che per decenni hanno incentivato il consumo di carne, spacciandolo come benessere, che è tra i principali responsabili dell’impatto sul clima, con conseguenze drammatiche sugli animali allevati e mandati al macello.   I milioni di persone che hanno manifestato in tutto il Mondo hanno puntato l’obbiettivo sull’importanza dei prossimi giorni per il futuro del Pianeta: politiche ambientali, scienza, economia devono lavorare per un “bene comune”, e possono farlo lasciandosi guidare da scelte etiche, non dettate dai centri di potere che ancora oggi negano o minimizzano l’emergenza clima. I numeri che parlano da sole e le nostre richieste alle istituzioni: leggi il Comunicato Stampa LAV.

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