Bambini vegan: vietato improvvisare

Il caso del bambino ricoverato all’ospedale Mayer di Firenze, non può essere utilizzato per denigrare una scelta alimentare come quella vegana che, se correttamente praticata, ha solo benefici, come confermato ormai dai maggiori istituti scientifici internazionali. L’eventuale irresponsabilità dei genitori del piccolo vegano, è in percentuale un fatto limitato in rapporto all’incredibile percentuale di bambini onnivori obesi (9,8%) e in sovrappeso (20,9%) di cui di cui l’Italia è leader negativa a livello europeo, con le relative patologie connesse ed elevati costi per il Servizio Sanitario  nazionale. Purtroppo, nonostante le evidenze scientifiche, la stragrande maggioranza dei pediatri sconsiglia ancora un’alimentazione priva di ingredienti animali, costringendo molti genitori alla rinuncia, oppure ad un rischioso “fai da te”. Al di là del caso specifico di questo bimbo ricoverato nell’ospedale di Firenze per denutrizione, al quale auguriamo una pronta guarigione e ai suoi genitori una felice soluzione di questa vicenda, in tema di scelta veg esiste molta disinformazione e preconcetti diffusi. L’American Dietetic Association (ADA), una delle più autorevoli fonti in materia di nutrizione, sostiene che: ·       “le diete  latto-ovo-vegetariane e vegane (senza alcun ingrediente di origine animale) soddisfano i fabbisogni di nutrienti e di energia delle donne gravide; ·       le diete vegane e latto-ovo-vegetariane, pianificate in modo appropriato, soddisfano i bisogni nutrizionali di neonati, bambini e adolescenti e inducono una crescita normale. Un altro studio  indica che: ·       l’alimentazione vegana nei bambini può ridurre il rischio di contrarre alcune patologie croniche dell'età adulta (es. diabete, obesità, malattie cardiovascolari), che hanno la loro origine in età infantile; ·       i bambini vegani introducono più basse quantità di grassi totali, grassi saturi e colesterolo rispetto ai bambini onnivori, che tipicamente hanno introiti di grassi saturi e grassi totali superiori ai livelli suggeriti dalle linee guida dietetiche; ·       i bambini vegani hanno più elevati introiti di frutta e verdura, come viene documentato dalla loro più elevata assunzione di vitamina C. ·       L’alimentazione vegana mette a contatto i bambini con una grande varietà di cibi vegetali integrali, che possono aiutarli a stabilire abitudini dietetiche salutari per tutta la vita.   A coloro che desiderano farsi un’idea veritiera di come debba essere un’equilibrata alimentazione tutta vegetale – salvo per il latte materno – del bambino, segnaliamo alcune letture utili: una guida preziosissima che illustra i benefici di una dieta veg fin dall’età pediatrica è rappresentata da “VegPyramid Junior” (L. Pinelli, I. Fasan e L. Baroni, Edizioni Sonda). Le tabelle nutrizionali, i menu giornalieri e le linee guida conducono il genitore, il pediatra e la dietista scolastica in un percorso adatto ad affrontare i fabbisogni alimentari di questa fase della vita, differenti non solo da quelle dell’adulto, ma anche a seconda delle varie fasce d’età. Gli autori sono esperti e appassionati, il contenuto di grande completezza e praticità: i menu completi ed equilibrati spaziano, ritagliati su misura, da 1 a 18 anni di età. Le informazioni nutrizionali sugli alimenti e i gruppi di nutrienti fondamentali, le indicazioni sulle principali patologie causate da un’alimentazione squilibrata, l’analisi dei bisogni e fabbisogni energetici delle diverse fasce d’età, le indicazioni per i menu delle mense scolastiche e suddivisi a seconda dell’apporto calorico, rendono “VegPyramid Junior” un volume davvero amico della mamma. Ma non è il solo. Gravidanza, allattamento e svezzamento vegan e oltre 350 ricette - che spaziano dalle prime pappe per lo svezzamento, dai piatti più elaborati e gustosi, fino ai dolci e alle pizze - sono il cuore di “La cucina etica per mamma e bambino” (E. Barbero e A. Segone, Edizioni Sonda). Tutto creato pensando proprio al fatto che i bambini non sono dei piccoli adulti, hanno esigenze diverse e uniche, e tenendo conto del desiderio dei genitori di accompagnare i figli alla scoperta del cibo, in modo sano, etico, fisiologico, piacevole e connesso alla vita. L’allattamento e lo svezzamento sono momenti cruciali della crescita dei bambini è, quindi, fondamentale approcciare queste fasi delicate con le giuste conoscenze evitando di cadere in radicati stereotipi come l’importanza della carne e del latte nei primi anni di vita: queste le considerazioni descritte nella settima edizione, aggiornata e ampliata, di un libro ormai classico come “Figli Vegetariani” di Luciano Proietti (Edizioni Sonda), medico chirurgo che per oltre 20 anni ha lavorato nel reparto di pediatria.

Vacanze vegan? Si!

Checkin, il magazine di Trivago - notissimo motore di ricerca che compara i prezzi degli hotel prenotabili attraverso i siti quali  Booking, Expedia e simili - mi ha chiesto quali sono le catteristiche che dovrebbe avere un albergatore intenzionato ad accogliere al meglio i clienti vegani. E io ho risposto. Qui c'è l'articolo in cui è riportato il mio parere, in calce al pezzo una gruppo di hotel e agriturismi che Trivago suggerisce per vacanze indimenticabili e bellissime all'insegna dell'accoglienza cruelty free.  Viva le vacanze vegan!   paola segurini

I veri ambientalisti....

Oggi, 5 giugno, Giornata mondiale dell'ambiente (World Environment Day) , siamo di nuovo a insistere, convintissimi, che la ricetta per non consumare il mondo sia solo una: orientarsi verso un’alimentazione vegan. Immaginare  un mondo senza automobili, aerei, navi è difficilissimo. Se ciò dovesse accadere oggi, le conseguenze non sarebbero assolutamente piacevoli, al contrario, sarebbe un disastro. Immaginare invece un mondo senza allevamenti intensivo e senza flotte di navi attrezzate per la pesca industriale, dove le foreste non siano abbattuta per piantare le monocolture destinate a far ‘lievitare’ in modo rapido gli animali ‘da carne’, dove non si convertano pesci e plancton in farina per nutrire – di nuovo – gli animali negli allevamenti, dove non ci siano improvvise e lunghissime mancanze d’acqua, dove quest’ultima non sia anche avvelenata dai liquami deigli infiniti capannoni-stalla, dove la biodiversità non sia messa a rischio ogni giorno e dove le terre non vengano desertificate e rese sterili dal sovrappascolo e da altre mille conseguenza del consumo di carne, latte e uova è molto più facile e bello. Tutto sta nella scelta individuale, nella decisione di essere veri ambientalisti, e i veri ambientalisti non mangiano carne e sono vegan. Pensateci! Paola Segurini

Una conferenza imperdibile

    In questi ultimi anni, molti tra gli attivisti per gli animali hanno incontrato sul loro cammino una donna di grande fascino: vista di persona, nel corso di conferenze o di seminari, o rintracciata nei suoi libri Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche e  Finalmente la liberazione animale! Melanie Joy non si dimentica. Non si dimenticano  le sue analisi lucide e puntuali, il suo modo diretto ma piacevole di motivare le persone, argomentando con rara efficacia sulle tesi che ci stanno a cuore. Formatasi ad Harvard  - e della 'bostoniana' ha tutte le caratteristiche -  Joy è psicologa e docente di psicologia e sociologia presso l’Università del Massachusetts ed è è la principale ricercatrice sul carnismo, l’ideologia che giustifica il mangiare la carne degli animali.   La sua TED Conference - vale a dire una delle prestigiose lezioni divulgate perchè racchiuse e riconosciute nella formula  "ideas worth spreading" (idee che val la pena diffondere) - Beyond Carnism and toward Rational, Authentic Food Choice ha ora i sottotitoli in italiano (basta cliccare sulla seconda icona in basso a destra sotto lo schermo del filmato, e scegliere 'sottotitoli'). Vale assolutamente la pena guardare il video: è uno strumento prezioso per rendere invincibile la comunicazione delle nostre idee, e per spiegarle a chi non ne ne sa niente. Buona visione! Paola Segurini  

EXPO2015: altro che nutrire il pianeta

"Nutrire il pianeta, energia per la vita”: queste le parole scelte per illustrare il tema cui è dedicata EXPO 2015, l'Esposizione Universale di Milano che apre il 1° maggio prossimo. Una vetrina internazionale di sei mesi che anziché porre l’accento sulla necessità di garantire cibo sufficiente alla crescente popolazione mondiale, assicurando condizioni di produzione più efficienti e più giuste, si sta rivelando, invece, un’ampia rassegna del greenwashing, l’esposizione di interessi, anche contrari alla salute, all’ambiente e agli animali, un lungo e martellante spot pubblicitario per la grande industria alimentare, un’esibizione di forza della produzione zootecnica.    Lo scopo di EXPO2015 è distogliere l’attenzione dalle responsabilità di Governi e produttori alimentari rispetto all’assenza di atti concreti che affrontino concretamente il rapporto tra nutrizione e risorse planetarie, mentre poteva essere un'opportunità unica rilanciare l’impegno globale nella ricerca di condizioni per la  produzione di cibo ed energia che siano, nel contempo, più efficienti e più giuste, ma ha fallito totalmente, ignorando l’impatto causato dalle produzioni alimentari basate sui derivati animali.    A questo aggiungiamo che la popolazione mondiale passerà presto da 7 a oltre 9.3 miliardi, provocando un aumento esponenziale della richiesta di cibo, e quindi di carne, e il passaggio al modello occidentale imperante di alimentazione, spesso ipercalorico e di bassa qualità nutrizionale.   Né potrà cambiare le sorti del Pianeta la “Carta di Milano” per la cui redazione non si è ascoltata alcuna voce critica nei confronti delle produzioni animali: l’ennesima dichiarazione di buoni e generici propositi belle parole ma vuote nessun accenno alla riduzione necessaria dei consumi nel Nord del mondo, né a una formulazione di accordi internazionali come il Ttip, rovesciando sul consumatore la responsabilità di una gestione delle risorse alimentari.   L’unica alternativa valida per salvaguardare il futuro del Pianeta, è indirizzare da subito le produzioni alimentari verso la scelta vegana, ampliare e facilitare questa offerta, informare e formare i cittadini verso scelte solidali nel tempo e nello spazio, per tutelare le generazioni attuali e quelle che seguiranno e per salvare animali, ambiente e risorse.   La LAV ha riassunto la sua posizione rispetto a EXPO2015 qui e qui. 

Perché un ambientalista dovrebbe essere vegan?

  Da vegano, c’è chi l’ha calcolato, potrei sgassare con un puzzolente Suv tutto il giorno, tutti i giorni, per tutta la vita. E causare, in questa maniera, meno aiuto all’innalzamento della temperatura terrestre, rispetto all’italiano medio. Che mangia 83 chili di carne, 25 di pesce e crostacei, oltre 220 uova, 55 litri di latte animale, ogni anno.   Non ho un Suv, anzi mi sposto in bicicletta elettrica fra i sette Colli, e quando proprio non posso farne a meno, circolo con un auto a metano. Sono stato vegetariano per ventitre anni, ho fatto la scelta vegana negli ultimi dodici. Prima? Un “italiano medio”, con un impatto ambientale e sugli animali, nella media. Quella media che sta portando allo sfacelo il Pianeta. La nostra salute, quella degli ecosistemi, che continua a condannare a morte gli animali in numeri che vanno oltre ogni più fervida immaginazione. Fra vecchie crudeltà e nuove tecniche lava-coscienza come il bio.   Perché il punto rimane chi o cosa continuiamo a consumare. Così, dovrebbe essere naturale per un ambientalista, più che naturale, essere vegano. Anzi dovrebbe ormai essere una condizione per poter continuare a definirsi così. Anche perché, e non è poco, dovremmo sempre tenere a mente una frase di Gandhi. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Non contenti, noi, di fare solo testimonianza. E volendo incidere non solo sui nostri personali consumi quotidiani ma con le grandi scelte economiche.   Qualche dato? Il Rapporto FAO “Livestock’s long shadow” già nel 2006 ha indicato negli allevamenti la produzione del 18% di anidride carbonica, metano e ossido di azoto, valore revisionato successivamente dagli stessi autori fino al 50%. La deforestazione è intimamente collegata alla creazione di nuovi pascoli per l’industria degli hamburger “mordi e fuggi” in tutti i sensi. Il 26% delle terre libere dai ghiacci sulla Terra è occupato dalla produzione animale, il 33% dei terreni agricoli è occupato dalla coltivazione del foraggio per gli animali zootecnici, un terzo dei cereali raccolti sono impiegati negli allevamenti mentre già il 20% dei pascoli sono degradati e sterili per via dell’eccessivo sfruttamento, a riprova che estensivo o intensivo non cambia la sostanza, negli anni, dei risultati negativi. Di animali-macchine che consumano e fanno consumare, molto di più di quanto producano, vista anche la resa della trasformazione vegetale-animale (Il 90% della soia prodotta nel mondo viene destinata all’alimentazione animale, non ai vegani….) che porterebbe sul lastrico qualsiasi impresa davvero economica e non sovrassistita come avviene in Italia e nel resto d’Europa per l’industria dei prodotti animali. C’è poi chi ha calcolato che, se volessimo garantire carne e latte a tutti gli esseri umani sulla Terra, ai livelli dei nostri consumi nel Nord del Mondo, avremmo bisogni di altri quattro o cinque Pianeti Terra. Che al momento, non risultano disponibili….   Ma, si dirà, allora consumiamo prodotti a chilometri zero. Sì, giusto, ma se questi sono carne o latte, tutto il risparmiato in trasporti sarà ampiamente ripagato, in negativo, dall’allevamento stesso. Sostituire un chilo di carne a settimana, nulla, fa risparmiare trecento volte di più, in termini ambientali, della sostituzione di una lampadina da 60 watt. Un piatto di proteine vegetali impatta sui gas serra fino a 30 volte in meno rispetto ad uno di proteina animali.  Non basta? Lo studio australiano del 2010  “The future of animal farming” ha analizzato la carbon footprint e l’uso di energia dell’intero ciclo di produzione della carne rossa in due anni, concludendo che le attività di allevamento in quel Paese sono responsabili per circa il 70% delle emissioni di CO2 equivalenti del settore agricolo e dell’11% di tutte le emissioni di CO2 a livello nazionale.   Negli Stati Uniti d’America il 70% degli antibiotici prodotti (13.100 tonnellate l’anno) viene usato per gli animali d’allevamento per prevenire e curare, come un tossicodipendente, il sistema di produzione che causa e facilita la propagazione di continue crisi sanitarie. La produzione di un chilo di carne bovina richiede un’occupazione di suolo 15 volte superiore alla produzione di un chilo di cereali e 70 volte superiore alla produzione di un chilo di ortaggi.   Nel nostro piccolo invece, sostituendo un chilo di carne di manzo con proteine vegetali in una settimana (una!) risparmiamo 15.500 litri d’acqua, non mangiando un hamburger salviamo cinque metri quadrati di foresta. Il nostro vero e concreto “Protocollo di Kyoto” può e deve iniziare dalla nostra tavola. Amici ambientalisti, la ricetta c’è, cambiate menu anche voi! Ormai è anche facile oltre che più gustoso. Anche per le forchette più esigenti.   Gianluca Felicetti Presidente LAV     Intervento pubblicato nel dossier "Vegan is better" a cura di Lorenzo Lombardi su "La Nuova Ecologia" di marzo 2015

Lasciamoli vivere

Manca circa un mese a Pasqua, ma vogliamo cominciare la nostra sensibilizzazione in favore di una Festa coerente e piena di vita. I sacrifici animali sono cose di millenni fa e oggi dobbiamo dare un esempio costruttivo, consapevole e buono. Per tutti.  Solo per Pasqua, in Italia, si macellano circa 700.000 tra agnelli e capretti. E ogni anno 6 milioni tra ovini e caprini.  Per noi tutti gli animali sono uguali. Gli agnelli e i capretti non sono meno uguali degli altri, ma sono diventati un po' il simbolo della crudeltà legata alle tradizioni religiose o/e familiari. Perciò vogliamo suggerire l'alternativa, che c'è eccome!  Ecco alcuni dei  menu pasquali suggeriti dalla LAV negli scorsi anni. Cominciate a studiare!  Menu 1 Menu 2 Menu 3  

Genitori vegan: intervista doppia

Sulle differenze tra uomo e donna sono stati gettati fiumi d’inchiostro. Differenze biologiche e psicologiche, stando per esempio a Freud, che tracciava la sua linea di demarcazione fra mascolinità e femminilità, e differenze socio-culturali, secondo i più recenti gender studies. L’uomo è più irascibile della donna? La donna è più emotiva e intuitiva dell’uomo? A lei piace chiacchierare, mentre lui preferisce un eloquio asciutto e diretto? In che modo la “visuale periferica” femminile e la “visuale a tunnel” maschile influenzano le scelte e le relazioni con il mondo esterno? Fra molti luoghi comuni e verità scientifiche (o presunte tali), noi di “Mamme Veg” (https://www.facebook.com/LAVmammeveg) abbiamo deciso di fare un esperimento, chiedendo a una coppia di genitori vegani, Giacomo Bottinelli - Resposabile Nazionale Settore Educazione e Consigliere Direttivo della nostra Associazione - e la sua compagna Noemi,  papà e mamma di una splendida bambina di tre anni, vegana anche lei dalla nascita, di rispondere ad alcune nostre domande.    Offrire lo spunto per una riflessione più ampia, creando il campo per un confronto fra genitori, è quanto ci auguriamo di fare. E tu che genitore veg sei? Arianna Fioravanti (Settore Educazione LAV ROMA) ___________________________________ Perché sei diventata/o vegana/o? NOEMI: Non c’è un vero perché o un giorno o un’esperienza in particolare. È come se lo fossi sempre stata. Dentro di me ho sempre percepito questa scelta come la cosa più naturale di questo mondo. GIACOMO: Per motivi etici. Ritengo che si debba rispettare la vita ed evitare la sofferenza degli altri.   Prima di conoscere il/la tuo/a compagno/a eri vegana/o? NOEMI: Prima di conoscere Giacomo ero già vegetariana tendente al vegano. GIACOMO: Sì, ero già vegano da anni.   Se il tuo partner tornasse a una dieta onnivora, cosa faresti? NOEMI: La scelta vegana è talmente radicata in Giacomo, come lo è per me, che se dovesse tornare ad essere onnivoro ne sarei veramente preoccupata. L’unica cosa che farei, sarebbe quella di stargli vicino e cercare di capire cosa lo ha spinto ad un tale cambiamento. GIACOMO: Ne sarei molto turbato. La scelta vegana è qualcosa di profondo, non una moda. Tornare indietro significherebbe che non è più la persona che oggi conosco.   Chi ha deciso che la bambina sarebbe stata alimentata senza cibi animali? NOEMI: Entrambi. GIACOMO: Entrambi.   Sei stata/o osteggiata/o dal mondo esterno? Da chi in particolare? NOEMI: Da piccola ho sempre rifiutato cibi animali e l’unica persona che ha avuto da ridire è stata mia madre. Da un po’ di anni non c’è più, ma so per certo che avrebbe accettato e capito la mia scelta. GIACOMO: Fortunatamente non abbiamo trovato ostacoli. Tutti dalla famiglia al pediatra (onnivori) sono stati sereni nei confronti della nostra scelta.   Come reagisci se qualcuno critica la tua scelta? NOEMI: Mi capita raramente. Chi critica mi ha sempre fatto sorridere, quindi reagisco sorridendo e annuendo. GIACOMO: Mi fa rabbia pensare che ci sia ancora tanta ignoranza ed egoismo.   Dubbi, paure, ansie per la salute della bambina? NOEMI: Mai avute! GIACOMO: Mai niente di tutto questo. Fin dall’inizio sapevamo come bilanciare la dieta e anche i medici che abbiamo consultato ci hanno tranquillizzati.   (se ci sono) Cosa fai nei momenti di incertezza? NOEMI: Se c’è una cosa della quale sono pienamente convinta nella mia vita è la scelta vegana. GIACOMO: Nessuna incertezza.   Chi dei due si occupa della spesa? NOEMI: Fare la spesa è anche un momento di condivisione familiare, quindi spesso si va tutti insieme. GIACOMO: Entrambi.   Chi dei due si occupa della cucina? NOEMI: Sia io che lui. La cucina di Giacomo però è irresistibile. GIACOMO: In particolare io. Mi piace molto.   Chi dei due si occupa di far mangiare la bambina? NOEMI: Entrambi come su molte altre cose, ci alterniamo spesso in maniera naturale. GIACOMO: Entrambi, ma più lei.   La bambina mostra di gradire i piatti che le vengono preparati? NOEMI: Come tutti anche lei ha le sue preferenze, ma la maggior parte delle volte gradisce. GIACOMO: Decisamente.   Se la bambina rifiuta un piatto, come reagisci? NOEMI: Tranquillamente, provando a capire cosa non va. GIACOMO: È una bambina. Capita che rifiuti un piatto…   Se la bambina mostrasse interesse per la carne, come reagiresti? NOEMI: Vorrei che mia figlia fosse libera di fare le sue scelte, del resto lei è una persona completamente diversa da me. GIACOMO: Ha tre anni e le stiamo pian piano spiegando il perché della nostra scelta. Se vorrà consapevolmente mangiare carne potrà farlo. Importante è che sappia che si tratta di animali. Molti bambini purtroppo non arrivano a questa consapevolezza e si abituano a cibi dei quali in realtà non conoscono l’origine e il retroterra di sofferenza.   Un aggettivo per descrivere tuo/a marito/moglie. NOEMI: Prezioso. GIACOMO: Meravigliosa!   Dà un consiglio al tuo partner. NOEMI: È veramente difficile. GIACOMO: Rimani come sei!   Cosa prevedi per l’alimentazione del futuro? NOEMI: Sempre più persone prendono consapevolezza della scelta vegana, siamo sempre meno soli, o forse non lo siamo mai stati. Da persona positiva che sono, credo che tra non molto la scelta vegana non venga percepita più come qualcosa di alternativo, ma come la via più semplice alla soluzione di tanti problemi che affliggono l’umanità. GIACOMO: Spero sinceramente in un futuro vegan. È l’unica via di salvezza per gli animali umani e non umani. 

13 anni e un video di plastilina che parla al cuore

La plastilina che ve a comporre personaggi e animazioni e i suoi tredici anni. E una sensibilta' profonda e nello stesso tempo attiva, ingredienti combinati in un video di raro effetto. Un ragazzino ha proposto, tramite la tecnica della claymotion, il messaggio disperato degli allevamenti di maiali. Nei numeri e nei modi che conosciamo, ma che il mondo sembra ignorare con la tecnica dell arimozione, 'occhio non vede, cuore non duole'. Guardatelo, e diffondetelo. Il momento storico ci chiede di guardare a 360° cosa c'è dietro a ciò che mettiamo sulla tavola.. paola segurini  

Un maialino, cosa vuole che sia..

[di Gianluca Felicetti, Presidente LAV]   Cosa vuole che sia, Luciana Litizzetto, l’aver portato per qualche minuto su un carretto con tanto di erba finta, sotto i riflettori e per di più fra gli applausi, un maialino in trasmissione.   Cosa che vuole che sia, rispetto ai 13 milioni di suini uccisi ogni anno solo in Italia, 35.616 al giorno compresa anche la domenica di “Che tempo che fa”, 75 macellati nei tre minuti tre di esposizione dell’animale alla risatina italiota che lei e i suoi autori hanno offerto l’altra sera.   Cosa vuole che sia, tanto più che lei lo ha fatto uscire dandolo alla signora svedese “che ha la faccia da vegetariana”.   Cosa vuole che sia, la RAI avrà pagato l’affitto dell’animale a qualche fornitore con i miei soldi di abbonato per legge, avrà pagato anche la presenza di un veterinario fra le quinte che sicuramente avrà certificato l’assenza di maltrattamento “così gli animalisti non potranno rompere”. Poi l’avranno riportato al suo destino di diventare, più ancora di domenica, un prodotto. Da consumare.   Cosa vuole che sia, Luciana Litizzetto, per lei che amplifica tante battaglie umane, aver voluto deridere un essere vivente, perché ha la colpa di incarnare la colpa di un sistema elettorale bocciato dalla Corte Costituzionale, nominato così, peraltro, da un deputato noto per il suo zoo privato e per l’esaltazione della caccia.   I dati Auditel avranno mostrato a lei e a Fabio Fazio (che con il successo ha dimenticato il suo cane per il quale ha scritto delle belle pagine) se in termini quantitativi d’ascolto, la presenza del maialino ha fatto il “picco” come si dice in gergo.  Chissà che soddisfazione. Noi invece vorremmo capire se l’immobilismo del maialino era dato dalla reazione di stress e paura o a causa di qualche sostanza. A cosa fosse dovuto quel comportamento innaturale così palese a tutti, non accettabile tanto quanto la scelta di fare audience con un animale vivo in studio.   Il maialino scuro, lei ha detto in trasmissione, era “incazzato nero”. Non solo lui.    

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