Una conferenza imperdibile

    In questi ultimi anni, molti tra gli attivisti per gli animali hanno incontrato sul loro cammino una donna di grande fascino: vista di persona, nel corso di conferenze o di seminari, o rintracciata nei suoi libri Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche e  Finalmente la liberazione animale! Melanie Joy non si dimentica. Non si dimenticano  le sue analisi lucide e puntuali, il suo modo diretto ma piacevole di motivare le persone, argomentando con rara efficacia sulle tesi che ci stanno a cuore. Formatasi ad Harvard  - e della 'bostoniana' ha tutte le caratteristiche -  Joy è psicologa e docente di psicologia e sociologia presso l’Università del Massachusetts ed è è la principale ricercatrice sul carnismo, l’ideologia che giustifica il mangiare la carne degli animali.   La sua TED Conference - vale a dire una delle prestigiose lezioni divulgate perchè racchiuse e riconosciute nella formula  "ideas worth spreading" (idee che val la pena diffondere) - Beyond Carnism and toward Rational, Authentic Food Choice ha ora i sottotitoli in italiano (basta cliccare sulla seconda icona in basso a destra sotto lo schermo del filmato, e scegliere 'sottotitoli'). Vale assolutamente la pena guardare il video: è uno strumento prezioso per rendere invincibile la comunicazione delle nostre idee, e per spiegarle a chi non ne ne sa niente. Buona visione! Paola Segurini  

EXPO2015: altro che nutrire il pianeta

"Nutrire il pianeta, energia per la vita”: queste le parole scelte per illustrare il tema cui è dedicata EXPO 2015, l'Esposizione Universale di Milano che apre il 1° maggio prossimo. Una vetrina internazionale di sei mesi che anziché porre l’accento sulla necessità di garantire cibo sufficiente alla crescente popolazione mondiale, assicurando condizioni di produzione più efficienti e più giuste, si sta rivelando, invece, un’ampia rassegna del greenwashing, l’esposizione di interessi, anche contrari alla salute, all’ambiente e agli animali, un lungo e martellante spot pubblicitario per la grande industria alimentare, un’esibizione di forza della produzione zootecnica.    Lo scopo di EXPO2015 è distogliere l’attenzione dalle responsabilità di Governi e produttori alimentari rispetto all’assenza di atti concreti che affrontino concretamente il rapporto tra nutrizione e risorse planetarie, mentre poteva essere un'opportunità unica rilanciare l’impegno globale nella ricerca di condizioni per la  produzione di cibo ed energia che siano, nel contempo, più efficienti e più giuste, ma ha fallito totalmente, ignorando l’impatto causato dalle produzioni alimentari basate sui derivati animali.    A questo aggiungiamo che la popolazione mondiale passerà presto da 7 a oltre 9.3 miliardi, provocando un aumento esponenziale della richiesta di cibo, e quindi di carne, e il passaggio al modello occidentale imperante di alimentazione, spesso ipercalorico e di bassa qualità nutrizionale.   Né potrà cambiare le sorti del Pianeta la “Carta di Milano” per la cui redazione non si è ascoltata alcuna voce critica nei confronti delle produzioni animali: l’ennesima dichiarazione di buoni e generici propositi belle parole ma vuote nessun accenno alla riduzione necessaria dei consumi nel Nord del mondo, né a una formulazione di accordi internazionali come il Ttip, rovesciando sul consumatore la responsabilità di una gestione delle risorse alimentari.   L’unica alternativa valida per salvaguardare il futuro del Pianeta, è indirizzare da subito le produzioni alimentari verso la scelta vegana, ampliare e facilitare questa offerta, informare e formare i cittadini verso scelte solidali nel tempo e nello spazio, per tutelare le generazioni attuali e quelle che seguiranno e per salvare animali, ambiente e risorse.   La LAV ha riassunto la sua posizione rispetto a EXPO2015 qui e qui. 

Perché un ambientalista dovrebbe essere vegan?

  Da vegano, c’è chi l’ha calcolato, potrei sgassare con un puzzolente Suv tutto il giorno, tutti i giorni, per tutta la vita. E causare, in questa maniera, meno aiuto all’innalzamento della temperatura terrestre, rispetto all’italiano medio. Che mangia 83 chili di carne, 25 di pesce e crostacei, oltre 220 uova, 55 litri di latte animale, ogni anno.   Non ho un Suv, anzi mi sposto in bicicletta elettrica fra i sette Colli, e quando proprio non posso farne a meno, circolo con un auto a metano. Sono stato vegetariano per ventitre anni, ho fatto la scelta vegana negli ultimi dodici. Prima? Un “italiano medio”, con un impatto ambientale e sugli animali, nella media. Quella media che sta portando allo sfacelo il Pianeta. La nostra salute, quella degli ecosistemi, che continua a condannare a morte gli animali in numeri che vanno oltre ogni più fervida immaginazione. Fra vecchie crudeltà e nuove tecniche lava-coscienza come il bio.   Perché il punto rimane chi o cosa continuiamo a consumare. Così, dovrebbe essere naturale per un ambientalista, più che naturale, essere vegano. Anzi dovrebbe ormai essere una condizione per poter continuare a definirsi così. Anche perché, e non è poco, dovremmo sempre tenere a mente una frase di Gandhi. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Non contenti, noi, di fare solo testimonianza. E volendo incidere non solo sui nostri personali consumi quotidiani ma con le grandi scelte economiche.   Qualche dato? Il Rapporto FAO “Livestock’s long shadow” già nel 2006 ha indicato negli allevamenti la produzione del 18% di anidride carbonica, metano e ossido di azoto, valore revisionato successivamente dagli stessi autori fino al 50%. La deforestazione è intimamente collegata alla creazione di nuovi pascoli per l’industria degli hamburger “mordi e fuggi” in tutti i sensi. Il 26% delle terre libere dai ghiacci sulla Terra è occupato dalla produzione animale, il 33% dei terreni agricoli è occupato dalla coltivazione del foraggio per gli animali zootecnici, un terzo dei cereali raccolti sono impiegati negli allevamenti mentre già il 20% dei pascoli sono degradati e sterili per via dell’eccessivo sfruttamento, a riprova che estensivo o intensivo non cambia la sostanza, negli anni, dei risultati negativi. Di animali-macchine che consumano e fanno consumare, molto di più di quanto producano, vista anche la resa della trasformazione vegetale-animale (Il 90% della soia prodotta nel mondo viene destinata all’alimentazione animale, non ai vegani….) che porterebbe sul lastrico qualsiasi impresa davvero economica e non sovrassistita come avviene in Italia e nel resto d’Europa per l’industria dei prodotti animali. C’è poi chi ha calcolato che, se volessimo garantire carne e latte a tutti gli esseri umani sulla Terra, ai livelli dei nostri consumi nel Nord del Mondo, avremmo bisogni di altri quattro o cinque Pianeti Terra. Che al momento, non risultano disponibili….   Ma, si dirà, allora consumiamo prodotti a chilometri zero. Sì, giusto, ma se questi sono carne o latte, tutto il risparmiato in trasporti sarà ampiamente ripagato, in negativo, dall’allevamento stesso. Sostituire un chilo di carne a settimana, nulla, fa risparmiare trecento volte di più, in termini ambientali, della sostituzione di una lampadina da 60 watt. Un piatto di proteine vegetali impatta sui gas serra fino a 30 volte in meno rispetto ad uno di proteina animali.  Non basta? Lo studio australiano del 2010  “The future of animal farming” ha analizzato la carbon footprint e l’uso di energia dell’intero ciclo di produzione della carne rossa in due anni, concludendo che le attività di allevamento in quel Paese sono responsabili per circa il 70% delle emissioni di CO2 equivalenti del settore agricolo e dell’11% di tutte le emissioni di CO2 a livello nazionale.   Negli Stati Uniti d’America il 70% degli antibiotici prodotti (13.100 tonnellate l’anno) viene usato per gli animali d’allevamento per prevenire e curare, come un tossicodipendente, il sistema di produzione che causa e facilita la propagazione di continue crisi sanitarie. La produzione di un chilo di carne bovina richiede un’occupazione di suolo 15 volte superiore alla produzione di un chilo di cereali e 70 volte superiore alla produzione di un chilo di ortaggi.   Nel nostro piccolo invece, sostituendo un chilo di carne di manzo con proteine vegetali in una settimana (una!) risparmiamo 15.500 litri d’acqua, non mangiando un hamburger salviamo cinque metri quadrati di foresta. Il nostro vero e concreto “Protocollo di Kyoto” può e deve iniziare dalla nostra tavola. Amici ambientalisti, la ricetta c’è, cambiate menu anche voi! Ormai è anche facile oltre che più gustoso. Anche per le forchette più esigenti.   Gianluca Felicetti Presidente LAV     Intervento pubblicato nel dossier "Vegan is better" a cura di Lorenzo Lombardi su "La Nuova Ecologia" di marzo 2015

Lasciamoli vivere

Manca circa un mese a Pasqua, ma vogliamo cominciare la nostra sensibilizzazione in favore di una Festa coerente e piena di vita. I sacrifici animali sono cose di millenni fa e oggi dobbiamo dare un esempio costruttivo, consapevole e buono. Per tutti.  Solo per Pasqua, in Italia, si macellano circa 700.000 tra agnelli e capretti. E ogni anno 6 milioni tra ovini e caprini.  Per noi tutti gli animali sono uguali. Gli agnelli e i capretti non sono meno uguali degli altri, ma sono diventati un po' il simbolo della crudeltà legata alle tradizioni religiose o/e familiari. Perciò vogliamo suggerire l'alternativa, che c'è eccome!  Ecco alcuni dei  menu pasquali suggeriti dalla LAV negli scorsi anni. Cominciate a studiare!  Menu 1 Menu 2 Menu 3  

Genitori vegan: intervista doppia

Sulle differenze tra uomo e donna sono stati gettati fiumi d’inchiostro. Differenze biologiche e psicologiche, stando per esempio a Freud, che tracciava la sua linea di demarcazione fra mascolinità e femminilità, e differenze socio-culturali, secondo i più recenti gender studies. L’uomo è più irascibile della donna? La donna è più emotiva e intuitiva dell’uomo? A lei piace chiacchierare, mentre lui preferisce un eloquio asciutto e diretto? In che modo la “visuale periferica” femminile e la “visuale a tunnel” maschile influenzano le scelte e le relazioni con il mondo esterno? Fra molti luoghi comuni e verità scientifiche (o presunte tali), noi di “Mamme Veg” (https://www.facebook.com/LAVmammeveg) abbiamo deciso di fare un esperimento, chiedendo a una coppia di genitori vegani, Giacomo Bottinelli - Resposabile Nazionale Settore Educazione e Consigliere Direttivo della nostra Associazione - e la sua compagna Noemi,  papà e mamma di una splendida bambina di tre anni, vegana anche lei dalla nascita, di rispondere ad alcune nostre domande.    Offrire lo spunto per una riflessione più ampia, creando il campo per un confronto fra genitori, è quanto ci auguriamo di fare. E tu che genitore veg sei? Arianna Fioravanti (Settore Educazione LAV ROMA) ___________________________________ Perché sei diventata/o vegana/o? NOEMI: Non c’è un vero perché o un giorno o un’esperienza in particolare. È come se lo fossi sempre stata. Dentro di me ho sempre percepito questa scelta come la cosa più naturale di questo mondo. GIACOMO: Per motivi etici. Ritengo che si debba rispettare la vita ed evitare la sofferenza degli altri.   Prima di conoscere il/la tuo/a compagno/a eri vegana/o? NOEMI: Prima di conoscere Giacomo ero già vegetariana tendente al vegano. GIACOMO: Sì, ero già vegano da anni.   Se il tuo partner tornasse a una dieta onnivora, cosa faresti? NOEMI: La scelta vegana è talmente radicata in Giacomo, come lo è per me, che se dovesse tornare ad essere onnivoro ne sarei veramente preoccupata. L’unica cosa che farei, sarebbe quella di stargli vicino e cercare di capire cosa lo ha spinto ad un tale cambiamento. GIACOMO: Ne sarei molto turbato. La scelta vegana è qualcosa di profondo, non una moda. Tornare indietro significherebbe che non è più la persona che oggi conosco.   Chi ha deciso che la bambina sarebbe stata alimentata senza cibi animali? NOEMI: Entrambi. GIACOMO: Entrambi.   Sei stata/o osteggiata/o dal mondo esterno? Da chi in particolare? NOEMI: Da piccola ho sempre rifiutato cibi animali e l’unica persona che ha avuto da ridire è stata mia madre. Da un po’ di anni non c’è più, ma so per certo che avrebbe accettato e capito la mia scelta. GIACOMO: Fortunatamente non abbiamo trovato ostacoli. Tutti dalla famiglia al pediatra (onnivori) sono stati sereni nei confronti della nostra scelta.   Come reagisci se qualcuno critica la tua scelta? NOEMI: Mi capita raramente. Chi critica mi ha sempre fatto sorridere, quindi reagisco sorridendo e annuendo. GIACOMO: Mi fa rabbia pensare che ci sia ancora tanta ignoranza ed egoismo.   Dubbi, paure, ansie per la salute della bambina? NOEMI: Mai avute! GIACOMO: Mai niente di tutto questo. Fin dall’inizio sapevamo come bilanciare la dieta e anche i medici che abbiamo consultato ci hanno tranquillizzati.   (se ci sono) Cosa fai nei momenti di incertezza? NOEMI: Se c’è una cosa della quale sono pienamente convinta nella mia vita è la scelta vegana. GIACOMO: Nessuna incertezza.   Chi dei due si occupa della spesa? NOEMI: Fare la spesa è anche un momento di condivisione familiare, quindi spesso si va tutti insieme. GIACOMO: Entrambi.   Chi dei due si occupa della cucina? NOEMI: Sia io che lui. La cucina di Giacomo però è irresistibile. GIACOMO: In particolare io. Mi piace molto.   Chi dei due si occupa di far mangiare la bambina? NOEMI: Entrambi come su molte altre cose, ci alterniamo spesso in maniera naturale. GIACOMO: Entrambi, ma più lei.   La bambina mostra di gradire i piatti che le vengono preparati? NOEMI: Come tutti anche lei ha le sue preferenze, ma la maggior parte delle volte gradisce. GIACOMO: Decisamente.   Se la bambina rifiuta un piatto, come reagisci? NOEMI: Tranquillamente, provando a capire cosa non va. GIACOMO: È una bambina. Capita che rifiuti un piatto…   Se la bambina mostrasse interesse per la carne, come reagiresti? NOEMI: Vorrei che mia figlia fosse libera di fare le sue scelte, del resto lei è una persona completamente diversa da me. GIACOMO: Ha tre anni e le stiamo pian piano spiegando il perché della nostra scelta. Se vorrà consapevolmente mangiare carne potrà farlo. Importante è che sappia che si tratta di animali. Molti bambini purtroppo non arrivano a questa consapevolezza e si abituano a cibi dei quali in realtà non conoscono l’origine e il retroterra di sofferenza.   Un aggettivo per descrivere tuo/a marito/moglie. NOEMI: Prezioso. GIACOMO: Meravigliosa!   Dà un consiglio al tuo partner. NOEMI: È veramente difficile. GIACOMO: Rimani come sei!   Cosa prevedi per l’alimentazione del futuro? NOEMI: Sempre più persone prendono consapevolezza della scelta vegana, siamo sempre meno soli, o forse non lo siamo mai stati. Da persona positiva che sono, credo che tra non molto la scelta vegana non venga percepita più come qualcosa di alternativo, ma come la via più semplice alla soluzione di tanti problemi che affliggono l’umanità. GIACOMO: Spero sinceramente in un futuro vegan. È l’unica via di salvezza per gli animali umani e non umani. 

13 anni e un video di plastilina che parla al cuore

La plastilina che ve a comporre personaggi e animazioni e i suoi tredici anni. E una sensibilta' profonda e nello stesso tempo attiva, ingredienti combinati in un video di raro effetto. Un ragazzino ha proposto, tramite la tecnica della claymotion, il messaggio disperato degli allevamenti di maiali. Nei numeri e nei modi che conosciamo, ma che il mondo sembra ignorare con la tecnica dell arimozione, 'occhio non vede, cuore non duole'. Guardatelo, e diffondetelo. Il momento storico ci chiede di guardare a 360° cosa c'è dietro a ciò che mettiamo sulla tavola.. paola segurini  

Un maialino, cosa vuole che sia..

[di Gianluca Felicetti, Presidente LAV]   Cosa vuole che sia, Luciana Litizzetto, l’aver portato per qualche minuto su un carretto con tanto di erba finta, sotto i riflettori e per di più fra gli applausi, un maialino in trasmissione.   Cosa che vuole che sia, rispetto ai 13 milioni di suini uccisi ogni anno solo in Italia, 35.616 al giorno compresa anche la domenica di “Che tempo che fa”, 75 macellati nei tre minuti tre di esposizione dell’animale alla risatina italiota che lei e i suoi autori hanno offerto l’altra sera.   Cosa vuole che sia, tanto più che lei lo ha fatto uscire dandolo alla signora svedese “che ha la faccia da vegetariana”.   Cosa vuole che sia, la RAI avrà pagato l’affitto dell’animale a qualche fornitore con i miei soldi di abbonato per legge, avrà pagato anche la presenza di un veterinario fra le quinte che sicuramente avrà certificato l’assenza di maltrattamento “così gli animalisti non potranno rompere”. Poi l’avranno riportato al suo destino di diventare, più ancora di domenica, un prodotto. Da consumare.   Cosa vuole che sia, Luciana Litizzetto, per lei che amplifica tante battaglie umane, aver voluto deridere un essere vivente, perché ha la colpa di incarnare la colpa di un sistema elettorale bocciato dalla Corte Costituzionale, nominato così, peraltro, da un deputato noto per il suo zoo privato e per l’esaltazione della caccia.   I dati Auditel avranno mostrato a lei e a Fabio Fazio (che con il successo ha dimenticato il suo cane per il quale ha scritto delle belle pagine) se in termini quantitativi d’ascolto, la presenza del maialino ha fatto il “picco” come si dice in gergo.  Chissà che soddisfazione. Noi invece vorremmo capire se l’immobilismo del maialino era dato dalla reazione di stress e paura o a causa di qualche sostanza. A cosa fosse dovuto quel comportamento innaturale così palese a tutti, non accettabile tanto quanto la scelta di fare audience con un animale vivo in studio.   Il maialino scuro, lei ha detto in trasmissione, era “incazzato nero”. Non solo lui.    

Internazionale su il vero prezzo della carne

Raramente esce su un settimanale, o su un altro mezzo comunicativo, un'inchiesta così completa sul 'prezzo della carne'. La rivista Internazionale ha pubblicato, sul suo numenro 1025, in edicola la settimana tra l'8 e il 14 novembre, un panorama esaustivo e, ai nostri occhi, raggelante del settore produttivo della carne di maiale in Germania. L'analisi non trascura nessun aspetto,- dall'etico al sociale, dall'ambiente alla salute - dello spaventoso meccanismo fordiano che porta all'allevamento di 28 milioni di suini l'anno (in Italia nel 2012 erano 8,5 milioni), con un incremento del numero di aziende 'allevatrici' passato da 264.000 nel 1993 a 28.000 nel 2013. Alla diminuzione degli allevamenti corrisponde un aumento da horror del numero di individui imprigionati: nel 1993 erano 101 per struttura, oggi sono 985 per ogni ciclo di vita. E le loro condizioni di vita sempre peggiori e improntate alla redditività. Un maialino deve crescere, per esempio, di 850 grammi al giorno, e quadruplicare il proprio peso in 4 mesi. Liquami, nitriti, antibiotici, condizioni di lavoro improponibili se non per persone disperate.  Dati, descrizioni e opinioni di esperti: l'articolo è una fonte d'informazione preziosa su ciò che gira, e come gira, intorno all'animale del quale non si butta, ahimé, via niente, e sul dominio del denaro e della mancanza di scrupoli rispetto alla salute dei cittadini, oltre che degli altri esseri senzienti. E in Italia? Anche da noi non va bene, non abbiamo neanche completato il recepimento della normativa europea in merito di benessere 'minimissimo' dei suini. P.S.

Una mensa all'avanguardia, passo avanti in USA

Il Physicians Committee for Responsible Medicine, a cui fa capo anche Neal Barnard, di cui abbiamo di recente presentato ‘Super Cibi per la mente’, ha riconosciuto la Public School 244, a New York, come prima scuola pubblica degli Usa a servire solo pasti vegetariani. L’esperimento, iniziato a gennaio, ha dato ottimi risultati, in un Paese dove il consumo di carne comincia a colazione. Ci auguriamo sia un passo avanti, verso pasti totalmente vegetali! ‘I nostri allievi, stanno più attenti e ottengono risultati migliori da quando la mensa è diventata vegetariana:  chi vuole pasti ‘tradizionali’ se li deve portare da casa, ma il 90% dei ragazzi sceglie i pasti proposti dalla scuola’ dichiarano i responsabili dell’istituto. I ragazzini frequentano anche lezioni di nutrizione, durante i quali imparano le motivazioni delle scelte alimentari più sane.  Per saperne di più, leggi l'articolo (in inglese). paola segurini

Tofu a scuola con lo Chef Pietro Leeman

Importante novità per i bambini di Milano: allo chef Pietro Leeman è stato affidato il compito di preparare una serie di piatti senza latte, uova, pesce, carne, per i circa 80 mila bambini delle mense scolastiche della città. La prova è fissta il primo ottobre, su iniziativa di Milano Ristorazione. Se i bambini gradiranno, l'iniziativa sarà riproposta in altre date. Per l'occasione è stato scelto Pietro Leeman: il più celebre chef di cucina vegetariana, insignito già nel 1996 di una stella della Guida Michelin. Un "luminare" del gusto al quale la LAV nel 2009 ha affidato il compito di preparare un menu vegan, per la prima volta, al Ristorante della Camera dei Deputati. L'iniziativa, che ha riscosso curiorità e apprezzamento, è stata svolta nell'ambito delle attività promosse dalla LAV per garantire il diritto alla scelta vegetariana nelle mense scolastiche e in tutti i luoghi di ristoro pubblici, convenzionati e privati. Con Pietro Leemann i bambini non potranno che "leccarsi le dita" perché si può mangiare vegan e con gusto! Questa esperienza può avvicinare le nuove generazioni ad avere una maggiore consapevolezza del cibo e dei suoi benefici, per la salute nostra e dell'ambiente. L’alimentazione vegetariana è una scelta etica e salutare che incontra il favore di un numero sempre più ampio di persone: in Italia si stima che circa il 5-6% della popolazione prediliga lo stile alimentare vegetariano, a giudicare anche dalla crescente offerta di prodotti veg (alimenti a base di seitan, tofu, farro o soia, ecc.) anche nella grande distribuzione. Garantire la scelta vegetariana significa svolgere un’efficace attività di prevenzione di numerose gravi patologie, da quelle cardiovascolari a numerosi tipi di cancro, con significativi benefici per la popolazione, ma anche in termini di spesa sanitaria pubblica; inoltre è indispensabile per andare incontro alle esigenze di una società sempre più variegata e in un Paese a forte attrazione turistica come l’Italia. I tempi sono maturi perché questo diritto sia garantito per legge ad ogni cittadino, senza alcuna discriminazione; basti pensare che proprio il Comune di Roma è stato pioniere in questo campo: da più di 10 anni la scelta vegetariana è garantita nelle mense delle scuole dell’obbligo della Capitale. Assicurare la scelta vegetariana significa anche valorizzare molta parte della tradizione gastronomica italiana, da sempre ricca di sani e gustosi piatti vegetariani ad esempio a base di legumi, soddisfare una domanda crescente e sostenere un settore economico di straordinaria importanza. Significa bandire dalle nostre tavole molta violenza verso miliardi di animali e avere un’attenzione concreta verso l’ambiente. Ufficio Stampa LAV

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