I prodotti vegani entrano nel paniere ISTAT

Non ci stupiamo quasi più, noi. Perchè lo sapevamo che la nostra è la scelta giusta. Ma la notizia di oggi è che i cibi vegani (e vegetariani) alternativi alla carne entrano nel paniere statistico dell’Istat. L'istituto ha aggiornato l'elenco dei prodotti su cui calcola l'inflazione, portandolo a 1.481 voci, includendo i nuovi elementi 'verdi'. Il significato della cosa? I Vegan saranno simpatici o meno, ma in campo alimentare hanno rilevanza economica e la loro spesa al supermercato conta. Lo dicono ancora una volta i numeri. Quindi Vegan, Vegan e ancora Vegan! paola segurini    

I numeri continuano a parlare vegano!

Secondo il Rapporto Italia 2017, presentato il 26 gennaio da Eurispes, il’3% della popolazione – in base al campione intervistato – è vegan. Risulta quindi triplicato il numero di coloro che optano per un'alimentazione tutta vegetale.  E’ un dato importante, dopo il raggiungimento della cifra decimale (1%) avvenuto nel 2016, ma non è una sorpresa, i segnali ci sono, basta guardarsi in giro e vedere l'offerta di cibo adatto i veg, sia nella ristorazione che nella grande distribuzione organizzata. Il 7,6 % del campione citato da Eurispes segue una dieta vegetariana o vegana e, in particolare, il 4,6% degli intervistati si dichiara vegetariano (-2,5% rispetto al 2016).  Il punto nuovo, oltre ai numeri in crescita decisa, è rappresentato appunto dalla diminuzione dei vegetariani (che scelgono di non consumare solo carne e pesce) a favore del gruppo dei vegani (che scelgono di non consumare alcun tipo di alimento di origine animale). Si tratta di un ben chiaro segno di come aumenti la consapevolezza dello sfruttamento degli animali a tutti i livelli di produzione dei cibi, consapevolezza favorita dal lavoro costante – attuato anche dalla nostra associazione, ormai da 40 anni -  nell’informazione sulla realtà degli allevamenti e su ciò che si cela dietro alla produzione anche di latte, uova e derivati. Il 31,7% del campione esaminato ha scelto di alimentarsi senza carne per rispetto degli animali.  Il 12% è mosso da motivazioni di tutela ambientale e il 47,6% dei vegetariani/vegani ha fatto questa scelta consapevole dei benefici delle proteine veg rispetto a quelle animali. Quest’ultima cifra rappresenta una scelta avvalorata ancora una volta dalla recente Posizione dell’ADA (Academy of Nutrition and Dietetics) -  la principale organizzazione dei professionisti dell'alimentazione e della nutrizione degli USA, con quasi 67.000 membri - che conferma come le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, siano salutari, nutrizionalmente adeguate e possano apportare benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie, oltre ad esser adatte in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusi la gravidanza, l'allattamento, la prima e la seconda infanzia, l'adolescenza, l'età adulta, per gli anziani e per gli atleti. La sempre più diffusa tendenza ad alimentarsi con maggiore responsabilità appare quindi come  l’identificazione da parte dei singoli di come questo nuovo modo di mangiare sia il passo necessario per avviarsi verso un futuro migliore per tutti, contribuendo anche ad evitare catastrofi climatiche e sociali. paola segurini

I trend che parlano

I numeri, si sa parlano. Ma non solo loro. Parlano anche le ricerche di parole sui motori di ricerca. In particolare sul più diffuso. I Google Trends rivelano che c'è stato un 90% di aumento nella ricerca del termine Vegan negli ultimi 12 mesi. Solo un esempio di quanto suscitino interesse, positivo o negativo, l'aggettivo o il sostantivo in questione. Basta che se ne parli? Nella mia posizione direi di sì, venendo da un secolo in cui i Vegani venivano solo dal pianeta Vega. Buon 2017. paola segurini

A Natale con ironia!!

  Il Natale si avvicina a passi lunghi. E con lui si aprono le Feste, giorni costellati di eventi in cui si mangia in compagnia di parenti e amici. Tra i punti focali della galassia celebrativa c’è il Cenone della Vigilia, affrontato con menù tramandati da secoli, come accade per il Pranzo di Natale.    Il momento conviviale - seppur un po' meno difficile da gestire, oggi che la scelta Vegan esce sempre più dal novero delle stranezze per entrare in quello delle abitudini alimentari diverse, ma note - diventa  palcoscenico realistico di confronto per chi deve condividere la tavola con tanti onnivori e apre la strada a domande, curiose o informative, provocatorie o solo superficiali.  Il siparietto si ripete spesso nella vita, e chi ha optato per un'alimentazione il meno crudele possibile lo conosce bene.    I Social creano oggi una camera dell'eco sempre più potente nel trasmettere e ritrasmettere il termine vegano, per odio o per amore, o solo perché stiamo spostando fette di mercato verso prodotti diversi più empaticamente sostenibili e altrettanto buoni per il palato.   Quale strumento comunicativo migliore di un video, ambientato proprio ad una tavola natalizia - già incrocio movimentato di battute e frecciatine in tutte le famiglie -  e realizzato con la vivacità sarcastica dei Vegan Chronicles, per augurare le migliori feste vegan possibili e avviare ad una ancor migliore comprensione delle nostre ragioni?   Paola Segurini  

Spot panettone Motta: paura eh?

La paura che fanno i vegani, o perlomeno tutti coloro che – per le motivazioni più varie – riflettono sull’alimentazione e così facendo minano la 'tradizione'. Eh sì perché il progresso mentale e alimentare, il vedere oltre il prosciutto con cui tentano (per pigrizia o per ‘si è sempre fatto così’) di foderarci gli occhi fin da piccoli, sta dando i suoi frutti. E così, anche lo spot di un famoso panettone, per tirare a far ciccia, è costretto a farsi beffe di chi sceglie altro e costringe (ohi ohi) a modificare linee di produzione ed ingredienti. Ingredienti astrusi per un dolce, come il seitan e il tofu, servono alla Motta da trigger per attirare l’attenzione sul classico e ormai obsoleto panettone. Sì quello – industriale - con mille uova e cento burri, quello che ormai in molti si chiedono che cosa ci sia dentro. Noi di certo non lo vorremmo col seitan (splendido e ineffabile quando si tratta di salati) o col tofu (elegante e antico, versatile e generoso con chi sa usarlo), il nostro dolce natalizio, ma sappiamo che è possibile trovarlo buono per il palato e con gli animali – perché non se ne usano ingredienti derivati dal loro sfruttamento  – e per la salute. E senza cercarlo lontano. Sappiamo anche che non è un vezzo, né una moda, ma una presa di consapevolezza, un togliersi – sempre più diffuso – il prosciutto dagli occhi, fin da giovanissimi, che sta portando, volente o nolente, l’industria del ‘tradizionale’ ad adattarsi – anche la citazione nello spot ne è la prova – perché indietro non si torna. Buone dolcezze davvero dolci, perchè impastate senza crudeltà! Paola Segurini

I migliori di Vegan Italy 2016: evviva!

Giunto alla seconda edizione, il riconoscimento di Sonda Editore individua, grazie ai voti dei lettori della rivista e del web, i migliori tra Locali, Foodblogger, Libri di cucina e Testimoni Vegan maschile e femminile, in una gamma di 50 candidati, scelti anch'essi dal pubblico. Annunciati oggi i vincitori, tra loro abbiamo trovato la nostra amica Felicia Sguazzi con il suo La Forchetta dei 5 Sapori (qui le sue ricette su questo sito) nella categoria libri e il collega Ciro Troiano, autore dell'annuale Rapporto Zoomafia, che è emerso tra le persone vegan che maggiormente si sono distinte come testimoni maschili di questo stile di vita. Il miglior locale è risultato Cambio Logico di Forlì, mentre tra le donne testimoni la più votata è stata la Dottoressa Susanna Penco, che combatte strenuamente contro la sperimentazione animale. Il Foodblog più amato è La Via Macrobiotica con la sua autrice, Dealma Franceschetti. A tutti gli insigniti i nostri complimenti, qualcuno in più a Felicia e Ciro e grazie a Vegan Italy. Paola Segurini

#FerreroRipensaci: una campagna da sostenere

La LAV, in virtù delle sua mission etica, sostiene e condivide la campagna #FerreroRipensaci  lanciata dall’Onorevole Mirko Busto per convincere la grande azienda piemontese a fare marcia indietro sull’impiego dell’olio di palma. Il grasso vegetale è uno degli ingredienti base  della diffusissima  - e quindi assai costosa in termini di distruzione dell’ambiente e di uccisione degli animali che vivono nelle foreste tropicali, abbattute per far largo alle piantagioni di olio di palma – cioccolata spalmabile. Ferrero dichiara di utilizzare solo olio di palma sostenibile, ma è condiviso da ampi studi come tale sostenibilità non possa esistere, in considerazione della difficoltà di tracciare dell'intera filiera, in paesi con alti livelli di corruzione.   L’invito all'Azienda, in sostanza, è di compiere scelte coraggiose e di modificare la ricetta della crema tanto amata, ricorrendo ad ingredienti più etici e meno impattanti sul territorio. E anche più sani. Per coerenza e completezza, Ferrero dovrebbe sostituire anche il latte, per la cui produzione si mettono al mondo e si allevano e si ingravidano ogni anno milioni di bovini, il cui sfruttamento sarebbe evitable ricorrendo ai tanti ‘latti’ vegetali ormai a disposizione, solo così facendo il gigante dolciario darebbe un esempio a livello globale di attenzione vera, e non solo pubblicitaria, ai valori fondamentali tanto declamati di vita e naturalità.   Ecco lettera aperta e la petizione da firmare. #FerreroRipensaci!    paola segurini      

Latte: finalmente la verità in prima serata

Indovina chi viene a cena? No, non è solo il titolo di un film grande e a suo modo rivoluzionario, ma è il nome di una trasmissione che si prospetta interessante. A giudicare dalla prima puntata,di ieri sera. Mucche e latte...,la realtà - pesante - dietro il liquido organico che ci vogliono far bere a tutti i costi. Eccola qui, la puntata per chi se la fosse persa ...   paola segurini   

Vegani una setta? Maddeché? Vissani ragioni

Rieccoci con il tormentone estivo: parlare (male) di chi opta per una scelta alimentare che ormai, da tanto è diffusa, fa tremare i cultori della 'tradizione'.  "I vegani? Io li ammazzerebbe tutti", l’ennesima critica, forte, ai vegani è di Gianfranco Vissani, ieri ospite in studio a "In Onda", su La7.   "Sono una setta, sono come i testimoni di Geova", ha spiegato il gastronomo-opinionista, non nuovo ad affermazioni ad effetto gaffe. Il desiderio di sterminio, anche buttato lì in una conversazione – e se ne è accorto Davide Oldani, l’altro chef in collegamento con la trasmissione, che ha ammonito il collega a non dire stupidaggini – non è un atteggiamento da sottovalutare. E’ offensivo e istigatorio alla violenza ed è figlio di una forma di cattivismo, di una strategia orientata ad alimentare i contrasti sociali. L’hate speech, comune tanto da essere quasi considerato normale, indirizzato a chi adotta comportamenti non omologati, a chi è diverso per razza o religione, a chi è in minoranza, a chi è in stato di necessità, è pericoloso, è un’emergenza, come ha spiegato in un interessante pezzo Alessandro Robecchi. Esprimere una volontà di eliminazione proprio nei confronti di chi ha operato una scelta etica, non violenta a tutto tondo risulta inoltre del tutto fuori da ogni senso critico normale e – minimamente – equilibrato. I vegani non sono una setta, non sono membri di alcun gruppo religioso o simile,  sorto attorno a personalità carismatiche. Non esiste un guru, un profeta, un leader dei vegani. Esistono tante persone, in tutto il mondo, a tutti i livelli sociali e anagrafici, che operano delle scelte orientate alla tutela degli animali, del Pianeta – e quindi in una prospettiva solidale con le nuove generazioni che lo abiteranno e con chi lo abita già in situazioni di disagio causate dall’eccessivo uso delle risorse fondamentali – e anche della propria salute. Ogni hate speech, ogni forma di cattivismo, da qualsiasi bocca volgare, superficiale e antisociale provenga, non avrà effetto su chi crede nella sua vita vegana. Quando la convinzione viene da dentro, quando non è vernice lucidante emessa da un capo, da un imbonitore o da un ‘sacerdote’, non è possibile fermarla. Con buona pace di Vissani, che riesce a diventare odioso persino ai suoi stessi colleghi.   paola segurini

Proposta di legge Savino: e il cibo spazzatura?

La Proposta di Legge presentata dalla deputata Savino (PDL) a metà luglio, nella quale si prospetta l'ipotesi di reato per i genitori che privano i figli di elementi nutritivi essenziali alla crescita, ha raggiunto le pagine dei giornali e il web, in questo agosto in cui si ricerca lo scoop. Abbiamo risposto approvando il tentativo di favorire una maggiore informazione e consapevolezza alimentare tra le famiglie italiane, per evitare che i bambini possano essere vittime di un’alimentazione squilibrata o priva di elementi nutritivi essenziali, ma senza innescare un ingiusto clima da caccia alle streghe nei confronti della scelta vegana, che rischia di creare solo disinformazione e confusione. La Proposta di Legge è stata presentata l’11 luglio scorso PDL_Savino alla Camera dei Deputati dall’onorevole Elvira Savino (PDL), con il titolo: “Introduzione degli articoli 572-bis e 572-ter del codice penale, concernenti il reato di imposizione di una dieta alimentare priva di elementi essenziali per la crescita a un minore di anni sedici”, Precisiamo che la scelta alimentare vegan dalla primissima infanzia all’adolescenza se praticata avvalendosi della consulenza (come per tutti i piccoli)  di professionisti specializzati, in quadri clinici che non prevedano controindicazioni, è sana, equilibrata e bilanciata oltre che etica: su questa scelta vengono alimentati troppi pregiudizi, che oltre a fare disinformazione, rischiano di limitare le libertà personali e il diritto costituzionale (art.32) alla salute - come è possibile che si adotti invece maggiore indulgenza verso i cosiddetti cibi spazzatura (es. quelli troppo ricchi di zuccheri, sale, grassi, fritti, con conservati o coloranti artificiali, ecc.)?” Nella premessa al testo degli articoli della PdL n.3792 dell’On. Savino, in cui è prassi spiegare le motivazioni per cui si è giunti a proporre le modifiche al Codice, si stigmatizzano in effetti l’alimentazione vegetariana e vegana  (basandosi su una manciata di casi di cronaca riportati dalla stampa e sempre smentiti  dai fatti), quindi  la scelta alimentare  di  un numero di persone che raggiunge, secondo l’ultimo Rapporto Eurispes, più dell'8% degli italiani e comprende intere famiglie e generazioni cresciute bene. Non si tengono inoltre presenti autorevoli pareri accademici internazionali, basati perciò su grandi numeri, come quello l’American of Nutrition and Dietetics  (già ADA) - una delle più autorevoli fonti in materia di nutrizione, e  sulla stessa posizione si attestano American Academy of Pediatrics  e Canadian Paediatric Society - per la quale “le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza”. La premessa, confusa e fuorviante, è solo l’introduzione al testo degli articoli della Proposta di Legge, i quali non nominano mai l’alimentazione vegan, che non è una dieta, ma parlano di punizioni di vario grado per i genitori che impongono una “dieta alimentare priva di elementi essenziali per la crescita sana ed equilibrata del minore".  La scelta vegana ben pianificata non è mai priva di elementi essenziali, possono esserlo invece molte altre. Ben venga l’affermazione, anche in sede legislativa, dei doveri di corretta alimentazione dei minori da parte dei genitori, che porterà ad una maggiore attenzione di tutti i genitori. Ci auguriamo che, supportati anche dal sempre crescente allarme degli enti preposti, ogni intervento in questa materia sia compiuto con la massima obiettività e competenza, estendendo eventuali ipotesi di reato anche alla malnutrizione per eccesso, alla disattenzione o ignoranza di base, che conducono alla somministrazione di cibi 'spazzatura', i quali portano a numeri - questa volta davvero  molto alti - di giovanissimi con alterazioni di peso e metabolismo e quindi con rischi per la salute: l'Italia infatti è ai primi posti in Europa per obesità infantie, con il 20,9% di bimbi in sovrappeso e il 9,8% obeso* *dati del sistema nazionale di sorveglianza “Okkio alla Salute”, gennaio 2015. da Comunicato Stampa LAV 8 agosto 2016

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