L'acqua che mangiamo

La Giornata Mondiale dell’Acqua 2020 arriva in un momento di crisi totale globale, in cui capiamo meglio - purtroppo - quanto questa risorsa sia preziosissima anche a livello sanitario.  Qualcuno dice che l'acqua sia l'eroina non citata della lotta contro il Covid 19 e la sua diffusione. Probabilmente lo è. Possiamo agire individualmente per risparmiarne?   Come consiglia anche la campagna dell'ONU per la ricorrenza odierna, possiamo scegliere pasti a base di alimenti 100% vegetali.   In base al confronto tra l’impronta idrica degli alimenti, come riportati dal Water Footprint Network si vede come, su una stima a livello globale, per ottenere un chilo di carne di manzo sia  necessario un totale di circa 15400 litri, e per aver un grammo di proteine dalla stessa “fonte” ci vogliano 112 litri di acqua mentre ne servono solo 19 per un grammo di proteine da legumi.   E, se vogliamo concentrarci anche oggi sull’Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile numero 6: acqua per tutti entro il 2030, dobbiamo tener presente che acqua per tutti significa innanzitutto meno acqua per chi può farne a meno, perché ce l’ha.    Siamo noi quelli che stiamo prosciugando le risorse, siamo noi – cittadini del Nord del mondo – quelli che sono tenuti a dare l’esempio, perché possiamo farlo, perché siamo al corrente delle conseguenze di un comportamento onnivoro, che oltre agli animali, sta letteralmente mangiando tutto il Pianeta e influendo pesantemente sul clima.    Cambiando menu e orientandoci verso scelte 100% vegetali compiamo un gesto preventivo, solidale ed efficace, senza perdere in gusto e salubrità, anzi!   PS

I cibi vegan vanno sempre più forte

Il Good Food Institute (GFI) e la Plant-Based Foods Association hanno di recente diffuso dei dati che dimostrano come negli USA le vendite al dettaglio di cibi 100% vegetali siano aumentate dell'11 percento nel 2019, a fronte di un mero 2% di crescita del mercato al dettaglio in generale. Ciò significa che gli acquisti di prodotti vegan procedono con una velocità cinque volte più elevata di quelli comuni. La fetta più ampia del mercato statunitense del plant based – il 40% - è costituita dalle bevande vegetali (che valgono 2 miliardi di dollari). Il secondo segmento è occupato della ‘carne vegetale’ che ha visto nel 2019 una crescita del 18%, per un totale di circa 1 miliardo di dollari. Dati Nielsen indicano che il 98 per cento di coloro che comperano alternative alla carne acquistano regolarmente anche prodotti animali. La carne purtroppo è un alimento molto resiliente, grazie al prezzo contenuto e agli allevamenti di modello industriale. Ci vorrà tempo per scalzarla, ma il lato positivo è che l'aumento della domanda di alimenti a base vegetale da parte dei consumatori è trainato da una crescente fascia di clienti che si comporta in modo flexitariano e comincia, a suo ritmo, a salvare sempre più animali. Anche in Italia diventa sempre più ampia la reperibilità di cibi proteici 100% vegetali e più facile e diversificata la loro introduzione in tutti i pasti della giornata, sia a casa che fuori casa, per tutte le età. In sostanza, indietro non si torna, acquistare e cnnsumare alimenti vegan in risposta alle proprie scelte etiche, ambientali, salutari (o altro) è sempre più semplice e le persone si muovono come se stessero davvero comprendendolo! ps  

Oscar a Joaquin Phoenix: una voce ai senza voce

Durante il suo discorso agli Oscar, stanotte, Joaquin Phoenix - premiato come miglior attore protagonista per 'Joker'  - ha lanciato un appello a lottare a favore dei diritti, contro l’ingiustizia, le diseguaglianze di genere, il razzismo, o la discriminazione Lgbt. Contro l’idea che una razza, una nazione, un genere o una specie abbiano il diritto di dominare o di sfruttarne un’altra impunemente. “Il dono più grande che mi ha dato il cinema è quello di poter dare voce a chi voce non ce l'ha” ha detto. In ambito di diritti degli animali ha mosso un’accusa molto chiara e decisa al comunissimo consumo di latte: “Siamo diventati disconnessi dal mondo naturale" ha detto. “Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca e quando partorisce le sottraiamo il piccolo, anche se le sue grida di angoscia sono inconfondibili. E poi prendiamo il latte destinato al vitello e lo mettiamo nel nostro caffè e nei nostri cereali." Servirà a far cambiare le abitudini di milioni di americani? Speriamo di sì! Visto che negli USA chiudono molti allevamenti di bovine da latte. Quello di stanotte (qui in inglese) è solo l’ultimo dei momenti di conferimento dei numerosi premi ottenuti da Joker utilizzati da Phoenix come occasioni per citare i temi dei diritti degli animali e dei cambiamenti climatici. L'attore ha inoltre contribuito fortemente a convincere i Golden Globes, i Critics Choice Awards, gli Screen Actors Guild Awards e i BAFTA a offrire rinfreschi totalmente vegan.   ps

Eurispes 2020: i numeri sono con noi

Anche quest’anno i dati del Rapporto Eurispes confermano la tendenza che vede gli Italiani sempre più attenti e sensibili verso gli animali, con una crescente quota di persone che scelgono l’alimentazione vegetale. Vegetariani e vegani sono l’8,9% della popolazione (+1,8% rispetto all’anno precedente) e, di questi, il 22,2% motiva la propria scelta con “l’amore e il benessere nei confronti del mondo animale”. Coloro che hanno scelto esclusivamente un'alimentazione 100% vegetale sono il 2,2% del campione analizzato. Di fronte a una percentuale che sfiora un italiano su dieci, oltre 5,3 milioni di italiani, ci chiediamo come sia possibile che proprio in questi giorni la proposta delle nuove “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione” del Ministero della Salute vada di fatto a scoraggiare le scelte alimentari vegane e vegetariane, introducendo l’obbligo di certificazione medica per poter avere un pasto in una mensa scolastica, in un ospedale, in una residenza  per anziani. Abbiamo già fatto un appello al Ministro della Salute Roberto Speranza chiedendo una rettifica del documento in via di approvazione,e al Ministro dell’Ambiente, perché non assecondi il “clamoroso autogol” sugli effetti ambientali di questa controffensiva anti vegani e vegetariani Secondo Eurispes, tra le motivazioni alla base di una scelta alimentare a base vegetale rientra anche la salute (23,2%), il Rapporto tuttavia non indaga la relazione tra scelta vegetariana o vegana e le preoccupazioni legate ad ambiente e cambiamento climatico, che pure occupano un posto importante nella rilevazione. Più di un quarto degli italiani (26,6%), infatti, considera il cambiamento climatico il problema più urgente a livello ambientale ma, secondo il Rapporto Eurispes 2020, solo un terzo della popolazione è disposta a cambiare le proprie abitudini per invertire questa tendenza. Dal nostro osservatorio, basato su chi sceglie o è interessato alla scelta di un’alimentazione vegetale, per motivi etici, ma anche legati alla salute e al rispetto dell’ambiente, stupisce che solo 1 italiano su 3 sia consapevole dell’impatto delle scelte individuali sul mondo che ci ospita. Le persone che ci seguono, probabilmente, appartengono a un campione particolarmente sensibile e attento a questo tipo di dinamiche. Non si tratta di una nicchia però: dai dati Eurispes emerge che preoccupazioni di questo tipo attecchiscono rapidamente tra le nuove generazioni, sono loro la nostra speranza per un cambiamento che passa anche dal piatto e, quindi, dalle scelte alimentari che muovono consumi, domanda e mercato.

Contro l'energia fossile, ma a tavola? Bravo Joaquin Phoenix

Joaquin Phoenix ha preso parte venerdì scorso, a Washington, alla protesta dei «Fire Drill Fridays», portata avanti da Jane Fonda – che si è fatta arrestare più volte - ormai da 14 settimane, davanti al Campidoglio, per protestare contro le politiche ambientali USA e sensibilizzare sul cambiamento climatico. Incentrata sugli aspetti dell’energia fossile, la contestazione aveva bisogno di una svolta che evidenziasse il legame – che appare invisibile agli occhi anche più illuminati – tra riscaldamento globale e alimentazione. Phoenix, presentato da Fonda come "uno dei più grandi attori viventi", ha fatto una breve dichiarazione - che segue quella in occasione della vittoria ai Golden Globes - in cui ha rilevato come il movimento ambientalista e la conversazione sul clima non menzionino l'industria zootecnica, che è la terza causa principale del cambiamento climatico, e ha spiegato che la risposta alla domanda su cosa possiamo fare in questa lotta contro i cambiamenti climatici è modificare proprio il nostro comportamento alimentare. “Non posso evitare di prendere un aereo, ma posso cambiare il mio modo di mangiare, e spero che voi vogliate unirvi a questa causa», ha detto. Anche l’attore di Joker, insieme ad altri colleghi, è stato arrestato perché si è rifiutato di andarsene dal picchetto. Fa sempre effetto notare quell’enfasi abbagliante posta sull’aggettivo ‘fossile’ e la poca luce proiettata sulla parola ‘carne’ … nelle proteste in piazza, siano esse i Fridays for Future o questi Fire Drill Fridays  Magari anche con questa mossa così visibile e clamorosa di Joaquin Phoenix, anche con l’aiuto delle altre celebrità e degli sportivi che si spendono quasi quotidiamente su questi temi –  grazie Lewis Hamilton – la gente comincerà a capire come l’azione forte sia individuale, quotidiana e semplice. Dare l'addio ai cibi di origine animale è facile! Abbracciare l’alimentazione 100% vegetale è fare la cosa giusta. ps  

Golden Globe: grazie Joaquin!

Bravo, bello e vegano etico.  O, al contrario, meglio per il mondo e gli animali, vegano etico, bravo e bello.  Joaquin Phoenix ha dimostrato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, di essere coraggioso e grato. Con le parole pronunciate nel ricevere il prestigioso Golden Globe come miglior attore protagonista per Joker, ha voluto subito ringraziare gli organizzatori per aver reso vegan la cena di gala dell’evento, riconoscendo loro il merito di aver così sottolineato il legame tra zootecnia e cambiamenti climatici. Consapevole della forza del suo messaggio in un contesto di visibilità planetaria, l’attore ha reso incisive e potenti le sue dichiarazioni. Grazie Joaquin, ‘together we make the difference’.    ps

Australia: l’essenziale è ora visibile agli occhi

Già era successo con l’Amazzonia, qualche mese fa. Ora riaccade, come da programma annunciato dagli scienziati e rilanciato continuamente dalle istituzioni internazionali.  Adesso brucia l'Australia, con modalità difficilmente immaginabili, per i non addetti ai lavori, rese brutalmente reali da video e foto.   Increduli vediamo scorrere sulle nostre Time Line e bacheche, o in televisione, eventi tanto catastrofici da sembrarci inverosimili.  A noi, abituati a segnalazioni continue di maltrattamenti e abusi su animali, a noi, avvezzi a cercare di convogliare l’attenzione sulle crudeltà degli allevamenti intensivi, sulle nascoste catene di smontaggio della vita dei mattatoi, a noi sembra oggi impossibile che stiano ardendo a morte milioni di animali. Già 500 milioni. Anzi 1 miliardo (secondo dati diffusi l'8 gennaio).   Eppure è così, eppure sono quelle specie di animali che, in un certo senso e non tutte, consideravamo ‘al sicuro’, nei loro habitat, magari minacciate dalla caccia, ma mai sterminabili in questo modo assurdo e immediato. E poi altre, allevate per utilizzi umani - come la tavola o la lana - che non si estingueranno, ma sono ugualmente tragiche vittime della nostra ingordigia. E tutto intorno a loro.   Rimaniamo così - attoniti - e  ancora una volta siamo qui con il nostro urlo  di dolore, e ancora una volta esce dalle nostre labbra il grido più antico, che ci portiamo dietro da anni, ‘Meat is murder’, la carne è assassinio, è morte del pianeta e dei suoi abitanti.    La carne, con la sua greve dose di responsabilità nei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, fa bruciare vivi i canguri e gli altri. Adesso, oltre ad essere nel cuore degli 'animalisti', questo fatto essenziale è visibile agli occhi. Tapparseli non serve più.   ps --   "È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi”. ”L'essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il Piccolo Principe, per ricordarselo. 

Sentenza storica: veganismo non discriminabile

Il veganesimo non è una dieta (come molti credono) ma uno stile di vita a tutto tondo che comprende aspetti etici che si addentrano in tutti i settori dell’esistenza. Da ieri, nel Regno Unito, equivale a una religione o a un credo filosofico e come tale è protetto dalla legge. Questi, in sostanza il cuore della storica sentenza che ha risposto al caso portato in corte a Norwich, in Gran Bretagna, da Jordi Casamitjana – impiegato della League Against Cruel Sports, associazione per la difesa dei diritti degli animali – quando è stato prima discriminato e poi licenziato per avere segnalato, dopo averlo fatto presente ai datori di lavoro, come l’associazione investa parte del fondo pensionistico dei dipendenti in una società che fa ricerca con animali. Il tribunale del lavoro ha dato ragione ai difensori di Casamitjana, i quali sostengono che il veganismo etico risponda au requisiti per essere un credo filosofico o religioso e debba perciò essere protetto ai sensi dell'Equality Act  del 2010. Per qualificarsi come tale, un credo filosofico deve soddisfare una serie di criteri tra i quali: essere sinceramente sostenuto, riguardare un aspetto rilevante e sostanziale dell’esistenza e del comportamento umani,  raggiungere un certo livello di cogenza, serietà, coesione e importanza. Deve anche essere degno di rispetto in una società democratica, non essere incompatibile con la dignità umana e non essere in conflitto con i diritti fondamentali degli altri, ed essere inoltre una convinzione, non un'opinione o un punto di vista basato sullo stato attuale delle informazioni disponibili. L’Equality Act è una legge britannica antidiscriminazione, basata quindi sull’eguaglianza di trattamento, e tutela anche contro la disparità di trattamento per età, sesso, orientamento sessuale, razza, religione, maternità, disabilità, matrimonio e unioni civili. Passi avanti. Ampi e decisi. Bene. ps

Menu 100 % VEG ai Golden Globe!

La cerimonia di premiazione per i Golden Globes 2020 quest’anno sarà 100% vegetale. La cena della settantasettesima edizione dei prestigiosi riconoscimenti, assegnati annualmente ai migliori film ed ai programmi televisivi della stagione si terrà questa domenica 5 gennaio, e prevede un menu senza ingredienti di origine animale.  La scelta – attuata per dare un esempio pratico dell’importanza dell’alimentazione nella lotta ai cambiamenti climatici – è stata annunciata giovedì scorso dalla Hollywood Foreign Press Association (HFPA). È la prima volta che la premiazione di un evento del genere, tanto importante e seguito a livello mondiale, diventa ‘verde' e gli organizzatori - con questa iniziativa unica - vogliono dare un segnale forte agli spettatori  e ai partecipanti, per farli riflettere sul collegamento tra consumo di alimenti di origine animale e cambiamenti climatici. "Non pensiamo di cambiare il mondo con un solo pasto, ma abbiamo deciso di compiere dei piccoli passi per sensibilizzare. Il cibo che mangiamo, il modo in cui viene preparato, coltivato e smaltito, tutto contribuisce all’emergenza climatica", ha dichiarato Lorenzo Soria, presidente di HFPA. A piccoli passi si salva il mondo, magari con una camminata veloce, iniziando anche dal tappeto ‘verde’, il risultato sarà davvero raggiungibile! ps

COP25: manca appello a cambiare alimentazione

Le parole di Greta Thunberg, pronunciate l’11 dicembre a Madrid, risuonano potenti e realistiche. La giovane attivista svedese, personaggio dell'anno per Time, ribatte ancora una volta che " le emergenze climatiche non sono qualcosa che avranno un impatto sul futuro, che avranno effetto sui bambini nati oggi una volta adulti, hanno già effetto sulle persone che vivono oggi” e rileva ciò che anche noi percepiamo, a livello delle nostre istituzioni, affermando che per i leader dei Paesi più ricchi "non c'è panico, non c'è un senso di emergenza" nell'affrontare il problema del cambiamento climatico e quindi "non c'è urgenza" nel mettere in campo interventi per affrontare il riscaldamento globale. Oggi, vigilia della chiusura del fondamentale summit madrileno COP25, rileviamo che manca l’appello ad agire proprio ora, a tutti i livelli. La transizione energetica, pur necessaria, da sola non basta, la transizione alimentare in direzione di un fortissimo calo del consumo di alimenti di origine animale, non è stata quasi nominata. Nessun governo starà davvero facendo sul serio sin quando non si darà un serio piano di abbattimento dei consumi di carne e di latticini. La volontà politica ha il dovere di essere forte, orientata a 360° gradi, per portare il legislatore e le istituzioni ad un vero attacco al riscaldamento globale, che abbia l’obiettivo di rallentarlo da ora. E un’arma strategica e fondamentale sono le scelte alimentari che vanno riviste e orientate il più possibile verso il 100% vegetale, considerato che un recente studio della John Hopkins University,*ci informa come, rispetto ad una alimentazione onnivora, scegliendo uno stile alimentare che contempli in un anno i due terzi dei pasti vegani, una persona ridurrebbe di quasi il 60% la sua impronta di carbonio, mentre la scelta vegan costante e totale la porterebbe ad una riduzione annuale dell’85%.* A livello aziendale, scolastico, di comunità è necessario favorire e spingere verso una scelta alimentare non impattante, non ci sono scuse. A livello individuale, educare alla consapevolezza dell’effetto di ogni singolo pasto sul futuro del pianeta, è un dovere. Consumando alimenti di origine animale, consumiamo il Pianeta fino all’estremo e ipotechiamo gravemente il futuro. ps *The Economist e John Hopkins University

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Accetta